studenti entrano a scuola

Provenire da un contesto sfavorevole non può rappresentare una condanna a vita: la scuola dovrebbe aiutare chi è stato più sfortunato a recuperare le occasioni che la vita non gli darebbe se non potesse istruirsi. Sappiamo che le cose non sempre vanno in questa direzione, ma un progetto di ricerca dell'Univeristà di Bologna dimostra come invertire la tendenza con un metodo scientifico. 

Novanta bambini su cento, su in campione di 6000 alunni di dieci scuole primarie di Dar es Salaam, in Tanzania, convivono con almeno una condizione di svantaggio: povertà, orfanezza, disabilità o difficoltà a frequentare le lezioni. Eppure, dopo un progetto di recupero scolastico coordinato dall'Università di Bologna, i loro risultati sono migliorati in tutte le materie analizzate.

Il progetto si chiama "Uguaglianza delle opportunità educative: Interventi di recupero educativo in Tanzania" ed è finanziato nell'ambito del bando Unibo Global South 2024. Racconta come si può intervenire su quella che i ricercatori definiscono vulnerabilità educativa: non un semplice voto basso, ma l'intreccio tra famiglia, quartiere e scuola che condiziona le possibilità di apprendimento fin dalla nascita.

A guidare la ricerca è un ateneo italiano, con un modello che intreccia dati, formazione degli insegnanti e recupero mirato: un impianto che riguarda da vicino chi, anche in Italia, si occupa di dispersione scolastica e divari educativi legati al contesto sociale.

Indice

  1. Il progetto Unibo Global South a Dar es Salaam
  2. Quasi 6.000 bambini, il 90% con almeno una vulnerabilità
  3. Le remedial classes: il recupero continuo funziona
  4. Insegnanti e dati: la chiave per anticipare i divari

Il progetto Unibo Global South a Dar es Salaam

Il progetto è coordinato dal professor Giuseppe Pignataro, del Dipartimento di Scienze Economiche dell'Università di Bologna. Fanno parte del team anche Fedele Greco, del Dipartimento di Scienze Statistiche, e Massimo Marcuccio, del Dipartimento di Scienze dell'Educazione.

La ricerca si inserisce nell'iniziativa più ampia PRT – Pamoja Tudumishe Elimu, finanziata da Education Above All e realizzata dall'ONG WeWorld. Il team ha combinato competenze quantitative e pedagogiche, unendo formazione degli insegnanti, materiali didattici adattati al contesto locale e lezioni di recupero per gli alunni con maggiori difficoltà.

"La vulnerabilità non è destino: è il punto in cui povertà, fragilità e disuguaglianza rischiano di diventare ritardo scolastico, ma è anche il punto in cui un intervento ben orientato può riaprire possibilità", spiega Pignataro. "A Dar es Salaam il progetto ha mostrato che il recupero scolastico non dovrebbe essere considerato una risposta eccezionale o residuale".

Quasi 6.000 bambini, il 90% con almeno una vulnerabilità

I ricercatori hanno analizzato i risultati scolastici e le condizioni sociali e familiari di quasi 6.000 bambine e bambini in dieci scuole primarie. Circa il 90% presentava almeno una condizione di vulnerabilità, tra povertà, orfanezza, disabilità o difficoltà di frequenza.

Le rilevazioni sono state semestrali e hanno riguardato quattro discipline: inglese, kiswahili, matematica e scienze. I miglioramenti sono arrivati in tutte le materie, ma il dato più significativo riguarda la matematica, la disciplina in cui gli studenti coinvolti partivano dalle difficoltà maggiori.

I questionari raccolti tra gli studenti restituiscono un quadro lontano dagli stereotipi: molti bambini esprimono il desiderio di studiare e costruire un futuro professionale in ambienti più inclusivi. L'insuccesso scolastico, spiegano i ricercatori, non nasce da una mancanza di motivazione, ma dalla difficoltà di trasformare quel desiderio in apprendimento quando mancano tempo, supporto e continuità.

Le remedial classes: il recupero continuo funziona

Il cuore operativo del progetto sono le remedial classes, lezioni di recupero rivolte a chi è più esposto al rischio educativo. Hanno coinvolto 2.233 alunni nel 2024 e 2.165 nel 2025.

Di questi, 1.531 studenti hanno partecipato in entrambi gli anni. Il dato dimostra che il supporto continuativo non è solo auspicabile, ma concretamente praticabile anche in un contesto segnato da difficoltà economiche e sociali diffuse.

Raccogliere questi dati, però, non è stato semplice. "Operare nelle scuole primarie di Dar es Salaam ha significato entrare in un contesto educativo segnato da forti vulnerabilità, ma anche da una straordinaria densità di relazioni", racconta Pignataro. "In questi contesti, anche raccogliere un dato richiede fiducia. Richiede tempo, mediazione, attenzione al linguaggio, rispetto delle routine scolastiche e capacità di non trasformare la ricerca in un peso ulteriore per chi lavora ogni giorno nella scuola".

Insegnanti e dati: la chiave per anticipare i divari

La ricerca assegna un ruolo centrale agli insegnanti. Gli interventi di recupero risultano più efficaci quando sono accompagnati da percorsi di formazione e da metodologie che permettono di individuare precocemente le difficoltà di apprendimento.

"I divari possono ridursi quando vengono riconosciuti tempestivamente, quando il supporto è mirato, quando gli insegnanti sono accompagnati e quando la scuola dispone di dati utili per capire dove intervenire", conferma Pignataro. "Il recupero scolastico dovrebbe diventare una componente ordinaria di una scuola capace di vedere prima chi rischia di restare indietro".

L'obiettivo finale, secondo il coordinatore, non è solo garantire l'accesso all'aula. È restituire condizioni reali per imparare a chi parte da uno svantaggio, prima che quel ritardo diventi definitivo.

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