
Una madre di tre figli ha scritto al Ministro Valditara per denunciare episodi che, a suo dire, raccontano un disagio profondo vissuto da studenti e studentesse a scuola: commenti umilianti, paura di denunciare, classi roventi e assenza di canali protetti di ascolto.
“Serve che la scuola torni a essere un luogo sicuro, non un campo di sopravvivenza emotiva”, scrive infatti la donna, Miriam Arosio, al Ministro dell’Istruzione e del Merito.
Nel testo, la donna racconta una serie di episodi che riguarderebbero i suoi figli e alcuni loro compagni: dal presunto bullismo da parte di docenti alle frasi umilianti rivolte agli studenti, fino alla gestione del caldo in classe.
Si tratta di testimonianze personali, che riportiamo come tali. Ma il punto sollevato dalla lettera va oltre i singoli episodi: chi ascolta davvero gli studenti quando qualcosa a scuola non funziona?
Indice
La lettera integrale al Ministro
Di seguito il testo della lettera, riportato integralmente.
Gentilissimo Ministro,
sono madre di tre figli e Le scrivo con un peso
che, da anni, cresce insieme alle
testimonianze che raccolgo dentro e fuori
casa.Il pensiero di ciò che molti, troppi studenti
subiscono nelle scuole italiane mi provoca un
dolore profondo. Durante le lezioni frontali,
bambini, adolescenti e giovani maggiorenni
vengono spesso lasciati in balia di adulti che,
anziché educare, scaricano frustrazioni e
giudizi capaci di demolire psicologicamente
anche un adulto.Le riporto solo alcuni episodi, tra i tanti.
Mia figlia, oggi 22enne, dopo aver compilato
a scuola il modulo sul bullismo, mi disse:
«Mamma, ho risposto “no” a tutto. Mancava
l’unica domanda a cui avrei risposto “sì”: hai
mai subito bullismo da parte di un docente?».
Ministro, mi si è stretto lo stomaco.Mia figlia, oggi 15enne, è tornata a casa in
lacrime perché la docente di educazione
fisica ha umiliato una compagna davanti a
tutti dicendole che “ha il sedere grosso” e che
“dovrebbe impegnarsi di più nella resistenza”,
nonostante la ragazza si fosse sforzata fino
ad avere dolore alla milza.Mio figlio, oggi 17enne, vive in una classe
dove la docente di italiano ha messo in atto
comportamenti ritorsivi verso la
rappresentante e altri studenti, colpevoli di
aver chiesto — in modo educato — una
gestione più equilibrata del carico di studio.
Interrogazioni mirate, voti punitivi, commenti
denigratori come «ecco quella che scrive i
temi da prima elementare», fino a portare una
studentessa a chiedere alla madre di essere
ritirata immediatamente da scuola.Il clima è diventato insostenibile: mal di
pancia, nausea, ansia, assenze strategiche,
rinuncia allo studio, paura.Mio figlio mi ha detto: «Mamma, è una scuola
di m... e voi la state pure pagando».Un compagno di mio figlio, al quinto anno di
Agraria, mi ha raccontato che in classe si
moriva di caldo. Hanno chiesto un ventilatore,
ma la Dirigente ha risposto di no “perché
consuma troppo”. Una ragazza con problemi
di anoressia stava per svenire.Potrei continuare, ma mi fermo qui.
Lo faccio con amarezza e con un timore
crescente: che i casi drammatici di cui
sentiamo parlare al telegiornale non siano
eccezioni, ma il risultato di un sistema che
non interviene in tempo.Ministro, serve un’azione concreta e
immediata.Serve un canale di ascolto protetto, anonimo,
realmente accessibile agli studenti.Serve che chi denuncia non venga esposto,
punito o isolato.Serve che la scuola torni a essere un luogo
sicuro, non un campo di sopravvivenza
emotiva.Confido nella Sua sensibilità e nel Suo
impegno.Le auguro buon lavoro.
A disposizione, saluto cordialmente
Miriam Arosio
Il nodo del bullismo quando arriva dagli adulti
Uno dei passaggi più duri riguarda il modulo sul bullismo compilato dalla figlia maggiore. La ragazza, racconta la madre, avrebbe risposto “no” a tutte le domande, ma solo perché mancava quella che per lei sarebbe stata decisiva: “hai mai subito bullismo da parte di un docente?”
È una frase che sposta il tema dal bullismo tra pari a un terreno più delicato: quello dei rapporti di potere dentro la scuola. Perché quando il disagio non nasce solo dai compagni, ma viene attribuito a chi dovrebbe educare, contenere e guidare, denunciare può diventare molto più difficile.
La lettera insiste proprio su questo punto: la paura di esporsi, di essere puniti, isolati o non creduti.
Umiliazioni, voti punitivi e paura di andare a scuola
Nel testo vengono raccontati anche episodi legati a presunti commenti umilianti sul corpo di una studentessa e a comportamenti ritorsivi verso alcuni ragazzi che avrebbero chiesto una gestione più equilibrata del carico di studio.
La madre parla di “mal di pancia, nausea, ansia, assenze strategiche, rinuncia allo studio, paura”. Non solo brutti voti o tensioni momentanee, quindi, ma un clima che, secondo la testimonianza, avrebbe iniziato a pesare sulla salute emotiva degli studenti.
Il caldo in classe e la richiesta di un ventilatore
Nella lettera compare anche un altro tema molto attuale: il caldo nelle aule. Un compagno del figlio, al quinto anno di Agraria, avrebbe raccontato che in classe “si moriva di caldo” e che la richiesta di un ventilatore sarebbe stata respinta perché “consuma troppo”.
Anche qui, al di là del singolo episodio, torna una questione più ampia: le condizioni materiali in cui studenti e docenti vivono la scuola, soprattutto nelle settimane più calde dell’anno, quando lezioni, verifiche e interrogazioni continuano in edifici spesso poco attrezzati.
La richiesta: un canale anonimo e protetto per gli studenti
Nella parte finale, la madre chiede un’azione “concreta e immediata” e indica una proposta precisa: un canale di ascolto protetto, anonimo e realmente accessibile agli studenti.
Non solo uno sportello formale o un indirizzo email difficile da usare, ma uno strumento che permetta a ragazze e ragazzi di parlare senza sentirsi esposti. Perché, scrive, serve che “chi denuncia non venga esposto, punito o isolato”.