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Quanto caldo deve fare in aula prima che qualcuno possa dire basta? A sollevare il problema è uno studente di Brindisi, che ci ha raccontato di aver trascorso il primo giorno di scuola in una classe che definisce "insopportabile" per il caldo.

Nell’edificio, scrive, non ci sarebbero né condizionatori né ventilatori e durante le lezioni sia gli studenti sia i professori avrebbero cercato un po’ di sollievo sventolandosi con quello che avevano a disposizione.

Alla temperatura si aggiunge poi una seconda questione. Lo studente lamenta che ai ragazzi sarebbero vietati canotte e pantaloncini, mentre alcuni docenti avrebbero maggiore libertà nell’abbigliamento.

Ma soprattutto pone una domanda molto concreta: se in aula fa troppo caldo, gli studenti possono rifiutarsi di entrare o di fare lezione?

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Indice

  1. Quanti gradi possono esserci in classe? Il limite massimo non esiste
  2. Se fa troppo caldo gli studenti possono rifiutarsi di entrare in classe?
  3. Cosa possono fare concretamente gli studenti?
  4. E se uno studente si sente male per il caldo?
  5. La scuola è obbligata ad avere aria condizionata?
  6. Canotte e pantaloncini: la scuola può vietarli agli studenti?

Quanti gradi possono esserci in classe? Il limite massimo non esiste

Partiamo dal punto più importante: in Italia non esiste una temperatura massima fissata per legge oltre la quale una normale aula scolastica debba automaticamente essere chiusa.

Il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro stabilisce per esempio che nei locali la temperatura debba essere "adeguata all'organismo umano" e che nella valutazione si debbano considerare anche umidità e movimento dell'aria.

La normativa richiede inoltre di limitare il soleggiamento eccessivo attraverso finestre e superfici vetrate e, quando necessario, di adottare misure contro temperature troppo alte o troppo basse. Non indica, però, una cifra oltre la quale scatta automaticamente lo stop.

È la stessa INAIL a precisare che il D.Lgs. 81/2008 non prescrive specifici valori limite per i parametri microclimatici.

La temperatura, da sola, non racconta infatti tutta la situazione: 30 gradi con aria in movimento e una determinata umidità possono essere percepiti diversamente dagli stessi 30 gradi in un'aula affollata, esposta al sole e con aria completamente ferma.

Occhio anche a un dato che spesso circola online: i famosi 18-22°C. Il riferimento nasce dal decreto sull'edilizia scolastica del 1975, che indica una temperatura di 20°C ±2°C, ma lo fa espressamente per le condizioni invernali e in relazione agli impianti di riscaldamento.

Non è quindi una norma che stabilisce che d'estate, superati i 22°C, la scuola debba chiudere.

Insomma: non esiste il “numero magico”, anche se Cittadinanzattiva ha specificato che la temperatura ideale per il lavoro intellettuale è compresa tra i 20 e i 24 °C.  

Se fa troppo caldo gli studenti possono rifiutarsi di entrare in classe?

Non automaticamente. Superare 30, 32 o anche 35 gradi non dà agli studenti, da solo, un diritto generalizzato a decidere autonomamente di non entrare o di interrompere le lezioni.

Il D.Lgs. 81/2008 riconosce ai lavoratori la possibilità di allontanarsi quando esiste un pericolo "grave, immediato" e inevitabile. Ma non è una regola del tipo “superati X gradi tutti a casa”.

Inoltre gli studenti sono equiparati ai lavoratori ai fini della normativa sulla sicurezza solo in determinate attività, per esempio quando utilizzano laboratori, macchinari o specifiche attrezzature.

Quindi una classe non dovrebbe semplicemente decidere di non presentarsi a lezione. Può però segnalare formalmente una situazione di forte disagio e chiedere alla scuola di intervenire.

Cosa possono fare concretamente gli studenti?

La strada più efficace è quella di inviare una segnalazione precisa. I rappresentanti di classe possono rivolgersi al dirigente scolastico spiegando quali aule sono coinvolte, in quali ore il problema è maggiore e quali sono le condizioni riscontrate.

Se possibile, può essere utile annotare per più giorni temperatura e umidità per rendere la segnalazione molto più concreta.

La scuola può valutare diverse soluzioni anche senza installare immediatamente un condizionatore: spostare temporaneamente la classe in un'aula più fresca, migliorare la ventilazione, schermare le finestre esposte al sole, utilizzare ventilatori quando possibile o organizzare diversamente le attività e le pause.

L'INAIL indica proprio ventilazione e protezione dall'irraggiamento tra gli elementi che incidono sul comfort termico. Se il problema dipende dall'edificio e richiede interventi strutturali, entra in gioco anche l'ente proprietario.

Per le scuole superiori la legge attribuisce alle Province la realizzazione e la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici; per scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado la competenza è invece dei Comuni.

E se uno studente si sente male per il caldo?

Se compaiono malessere, debolezza, vertigini, nausea o altri sintomi, non bisogna aspettare che venga raggiunta una determinata temperatura.

Lo studente deve avvisare subito il docente o il personale scolastico, che può attivare le procedure di primo soccorso previste dalla scuola e, quando necessario, contattare famiglia o servizi di emergenza. Non serve - e non sarebbe prudente - uscire dall'istituto autonomamente senza avvisare nessuno.

La scuola è obbligata ad avere aria condizionata?

No. Non esiste un obbligo generale che imponga a ogni aula scolastica italiana di avere un condizionatore.

Esiste però l'obbligo di valutare e gestire le condizioni microclimatiche negli ambienti di lavoro. Per docenti e personale scolastico il dirigente, in qualità di datore di lavoro ai fini della sicurezza, deve quindi considerare anche questo rischio. 

Il XXIV Rapporto sulla sicurezza a scuola, elaborato da Cittadinanzattiva definisce "irrisoria" la percentuale nazionale di edifici dotati di sistemi di condizionamento o ventilazione: ne sono provvisti appena 4.457 istituti, pari al 7,42%, pur con un leggero incremento (+490) rispetto alla rilevazione precedente.

Una criticità strutturale destinata a pesare nel tempo, dato che il caldo di quest'anno, con ogni probabilità, non rimarrà un fenomeno isolato. 

Canotte e pantaloncini: la scuola può vietarli agli studenti?

Non esiste una legge nazionale che stabilisca, centimetro per centimetro, quanto debbano essere lunghi i pantaloncini di uno studente o che vieti in tutte le scuole le canotte. Le indicazioni sull'abbigliamento possono essere previste dal regolamento del singolo istituto.

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