Classe in gita scolastica in Trentino, al centro della protesta dei docenti
Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale

Al liceo Galilei di Trento 70 docenti su 87 hanno detto no a gite, visite guidate e soggiorni all'estero.

La protesta nasce sulla scia della mobilitazione altoatesina e ora si allarga anche al Trentino: dopo il Galilei si è attivato l'Istituto Comprensivo Rovereto Nord, dove gli insegnanti hanno votato la sospensione delle gite scolastiche e delle attività facoltative.

Al centro della protesta ci sono gli stipendi, il carico di lavoro non riconosciuto e la richiesta di una maggiore valorizzazione della professione docente.

Indice

  1. I docenti rinunciano ad accompagnare le classi
  2. Stipendi e carichi di lavoro alimentano la protesta
  3. La mobilitazione trentina segue il modello altoatesino

I docenti rinunciano ad accompagnare le classi

I 70 docenti del Galilei che hanno firmato la lettera di protesta non si renderanno più disponibili per viaggi d'istruzione, visite guidate e soggiorni all'estero, qualunque sia la destinazione o la durata.

All'Istituto Comprensivo Rovereto Nord la decisione è arrivata con un documento approvato all'unanimità: gli insegnanti di primaria e secondaria di primo grado hanno annunciato la sospensione delle uscite didattiche e delle attività facoltative per l'anno in corso.

Gli stessi docenti tengono a precisare che la scelta non è rivolta contro gli studenti. "È un'azione di tutela verso la scuola pubblica e chi la frequenta e non è una misura punitiva nei confronti degli studenti", si legge nel documento di Rovereto Nord.

Stipendi e carichi di lavoro alimentano la protesta

Dietro la protesta ci sono stipendi tra i più bassi d'Europa, denunciano i docenti, insieme al lavoro sommerso svolto a casa e mai riconosciuto e a un carico burocratico diventato sempre più pesante.

Accompagnare gli studenti in gita, spiegano gli insegnanti, comporta rischi civili e penali gravosi e un prolungamento dell'orario di lavoro che si somma a un carico già insostenibile.

Oltre alle 18 o 24 ore di cattedra settimanali, il lavoro comprende circa 120 ore annuali per collegi docenti, corsi di formazione e incontri con studenti e famiglie.

Per queste attività aggiuntive la Provincia riconosce 310 euro lordi al mese, una cifra che secondo i sindacati non tiene conto del tempo speso a preparare le lezioni, correggere le verifiche e seguire i rapporti con le famiglie.

La mobilitazione trentina segue il modello altoatesino

Il modello a cui guarda il Trentino è quello dell'Alto Adige, dove la rinuncia alle gite ha coinvolto circa l'80% dei docenti di madrelingua tedesca e circa il 20% degli insegnanti italiani.

Lì la mobilitazione è partita dal gruppo spontaneo Bildung am Abgrund, che ha promosso lo sciopero bianco rilanciato anche per l'anno scolastico 2026-27.

In Trentino, dopo il liceo Galilei e l'Istituto Comprensivo Rovereto Nord, altre scuole starebbero valutando iniziative analoghe, in una mobilitazione descritta come a macchia d'olio.

Sul fronte sindacale, la Cisl Scuola trentina chiede il riconoscimento economico e sociale del personale e un confronto sul rinnovo del contratto provinciale. "Comprendiamo il malcontento dei docenti che si estende a tutto il personale della scuola", ha detto la segretaria generale Monica Bolognani a Il Corriere.it, aggiungendo che "il riconoscimento sociale della professione si è indebolito e non si può continuare a ignorare la diffusa sofferenza del settore".

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