
Per molti studenti sono uno dei momenti più attesi dell’anno. Per tanti docenti, invece, le gite scolastiche sono diventate una fonte di stress, responsabilità e rischi difficili da sostenere.
Il tema torna al centro del dibattito dopo un sondaggio online della Tecnica della Scuola, secondo cui 7 insegnanti su 10 sarebbero favorevoli ad abolire i viaggi d’istruzione organizzati dagli istituti.
Un dato che racconta una crisi molto attuale nelle scuole: sempre più classi rinunciano alle uscite, sia per i costi troppo alti per le famiglie, sia perché mancano docenti disponibili ad accompagnare gli studenti.
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Gite scolastiche, perché molti docenti non vogliono più partire
Quando una classe esce da scuola per una visita didattica o per un viaggio di più giorni, i docenti accompagnatori si assumono una responsabilità molto pesante.
Durante la gita, infatti, gli insegnanti rispondono della sicurezza degli studenti. E se succede qualcosa, anche in caso di imprevisti o incidenti non sempre prevedibili, possono ritrovarsi coinvolti in procedimenti, segnalazioni o denunce da parte delle famiglie.
È proprio questo uno dei motivi principali per cui molti professori preferiscono non partire. Non perché non riconoscano il valore educativo dei viaggi d’istruzione, ma perché il rischio personale viene percepito come troppo alto rispetto alle tutele disponibili.
Il sondaggio: il 75% dei docenti favorevole all’abolizione
Lo confermano anche gli esiti della rilevazione online, alla quale hanno partecipato oltre mille persone, in larga parte insegnanti. Tra i docenti coinvolti, 816 su 1.088, pari al 75%, si sono detti favorevoli all’abolizione dei viaggi d’istruzione. I contrari sono stati 268.
Tradotto: quasi tre docenti su quattro pensano che le gite, almeno così come sono organizzate oggi, non siano più sostenibili.

Non è una questione di compensi
I docenti che accompagnano gli studenti in gita lo fanno su base volontaria e, nella pratica, senza un vero compenso specifico.
Il contratto di lavoro non prevede una voce dedicata ai viaggi d’istruzione o alle uscite didattiche. Queste attività rientrano nelle ore aggiuntive non di insegnamento e, nella migliore delle ipotesi, possono portare a fine anno a un piccolo rimborso o a una somma limitata.
Eppure, secondo il sondaggio, il tema dei soldi non è l'ostacolo principale. Alla domanda: “Se ci fosse un giusto compenso per i docenti accompagnatori saresti favorevole a partire in viaggio d’istruzione con i tuoi studenti?”, la maggioranza degli insegnanti ha risposto di no.
Il 55,5% dei docenti ha dichiarato che non partirebbe comunque, neanche in presenza di una retribuzione adeguata. Tra le risposte aperte del sondaggio, a pesare più di tutto, quindi, sono le ernomi responsabilità di cui farsi carico per accompagnare le classi.
