Aula scolastica vuota

Fotografare una macchia d'acqua sul soffitto della propria aula è costato caro a uno studente quindicenne dell'Istituto tecnico commerciale di Pordenone

L'Ufficio scolastico regionale del Friuli-Venezia Giulia ha infatti confermato la nota disciplinare inflitta al ragazzo lo scorso maggio. Secondo l'istituto, l'allievo avrebbe violato il regolamento, saltando una complessa procedura interna che prevedeva di avvisare prima il bidello

Le autorità scolastiche hanno così punito la diffusione delle immagini, sollevando aspre polemiche sulle priorità all'interno delle scuole e scatenando la dura reazione della famiglia.

Indice

  1. La procedura contestata: il ragazzo avrebbe dovuto chiamare il bidello
  2. Le contraddizioni e la versione della famiglia dello studente
  3. Niente ricorso al Tar, ma docenti e genitori si schierano con l'alunno

La procedura contestata: il ragazzo avrebbe dovuto chiamare il bidello

Il nodo centrale della controversia riguarda le modalità di denuncia del problema e la diffusione delle fotografie, finite sulle pagine dei giornali locali. 

Secondo i docenti e i responsabili scolastici, per segnalare le infiltrazioni lo studente avrebbe dovuto seguire un iter gerarchico preciso: chiamare un bidello, il quale avrebbe informato l'insegnante rappresentante di classe, che a sua volta avrebbe interpellato il dirigente scolastico affinché ordinasse la sanificazione.

La preside dell'istituto ha deciso di sanzionare l'alunno sostenendo che non avrebbe seguito i "canali tradizionali" e accusandolo di aver utilizzato lo smartphone durante le lezioni, una pratica esplicitamente vietata dal regolamento scolastico. 

La dirigenza ha ribadito che il problema non risiede nel contenuto delle immagini scattate, ma nella mancata osservanza delle regole interne sull'uso dei dispositivi e sulle comunicazioni.

Le contraddizioni e la versione della famiglia dello studente

La famiglia del ragazzo rigetta le accuse mosse dalla dirigenza e contesta apertamente la ricostruzione dei fatti. Supportati dall'avvocato Marco Florit, i genitori affermano che lo studente non ha utilizzato un telefono cellulare, bensì un tablet di classe impiegato abitualmente per ragioni didattiche, e che lo scatto è avvenuto con l'accordo dei compagni e del professore presente in quel momento.

La difesa fa notare che non c'è stata alcuna violazione della privacy, poiché la foto ritraeva esclusivamente il soffitto macchiato d'acqua, senza immortalare i volti degli insegnanti o dei coetanei minorenni

I genitori lamentano inoltre il trattamento riservato al figlio: la loro richiesta di colloquio con la dirigenza scolastica non è mai stata accolta e il ragazzo è stato convocato da solo per discolparsi davanti ad alcuni insegnanti, senza preavviso e senza la possibilità di farsi assistere da un adulto.

Niente ricorso al Tar, ma docenti e genitori si schierano con l'alunno

Dopo il rigetto del ricorso da parte dell'Usr, la famiglia ha deciso di non rivolgersi al Tar. L'avvocato Florit ha spiegato che, essendo terminato l'anno scolastico e avendo il ragazzo ottenuto la promozione senza ripercussioni sulla pagella, un ulteriore procedimento legale avrebbe rischiato di essere dichiarato privo di interesse attuale.

Tuttavia, il caso ha lasciato il segno all'interno della comunità scolastica. Antonio Sorella, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza dell'istituto, ha preso le difese del giovane, inviando un'istanza all'Ispettorato per la Funzione pubblica in cui definisce "eccessivo" il provvedimento. 

Secondo il docente, il tema della sicurezza degli ambienti scolastici avrebbe dovuto prevalere sulle norme interne. Il malcontento si è esteso anche alle famiglie: in una chat di genitori dell'istituto, in molti hanno manifestato la ferma intenzione di chiedere chiarimenti ufficiali alla dirigenza scolastica riguardo l'accaduto.

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