
Il confine tra diritto di cronaca e regolamento scolastico si fa sottile in un istituto superiore di Pordenone, dove uno studente è finito nel mirino della dirigenza per aver documentato il degrado della propria aula.
Mentre dal soffitto della classe, al secondo piano dell'edificio, l'acqua continuava a filtrare bagnando banchi e pavimenti, il giovane ha deciso di scattare una fotografia per testimoniare il disagio.
L'immagine, finita sulle pagine della stampa locale, ha innescato una reazione immediata ma inaspettata: per l'alunno è scattato un provvedimento disciplinare che rischia di macchiare la sua carriera scolastica, scatenando l'ira di genitori e compagni di classe.
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La sanzione: vietato usare il cellulare per denunciare il degrado
La motivazione ufficiale addotta dalla preside dell'istituto si poggia su basi normative rigide: l'allievo avrebbe commesso una grave violazione scattando fotografie all'interno delle pertinenze scolastiche.
La dirigenza ha richiamato il divieto assoluto di utilizzare dispositivi elettronici per finalità non strettamente didattiche, trasformando un atto di civismo in un'infrazione disciplinare.
Secondo i vertici della scuola, il ragazzo “avrebbe dovuto seguire i canali tradizionali” anziché rivolgersi alla stampa.
Ma il nodo etico della vicenda resta: è più grave l'uso di uno smartphone o l'incuria che mette a rischio la sicurezza degli studenti in un edificio pubblico?
Rivolta dei genitori e minaccia di sciopero nell'istituto
La notizia della punizione ha trasformato il malcontento per le infiltrazioni d'acqua in una vera e propria protesta collettiva.
Per l'intera giornata successiva all'accaduto, racconta ‘Il Gazzettino’, all'interno dell’istituto si è respirata un'aria di sciopero, con gli studenti pronti a organizzare un sit-in davanti ai cancelli della scuola.
Parallelamente, le chat dei genitori sono diventate incandescenti: molte famiglie hanno espresso solidarietà al giovane, chiedendo chiarimenti immediati alla dirigenza.
Il timore è che la sanzione serva a coprire una situazione di umidità e abbandono che, a quanto riferito, era nota da tempo a tutti ma che nessuno aveva ancora risolto in modo definitivo.