
Oltre ottomila alunne e alunni delle scuole primarie sono rientrati negli edifici scolastici con due settimane di anticipo rispetto all’inizio ufficiale delle lezioni in Emilia-Romagna.
Dal 31 agosto, infatti, circa 150 plessi in 42 Comuni hanno aperto le porte non per fare lezione, ma per ospitare attività sportive, educative e laboratoriali gratuite e facoltative.
È la sperimentazione voluta dalla Regione e conosciuta come “Settembre insieme”: un progetto nato soprattutto per aiutare le famiglie a gestire le settimane che separano la fine di molti centri estivi dal ritorno sui banchi.
L’obiettivo dichiarato è utilizzare il 2026 come anno di prova e rendere la misura strutturale dal 2027, estendendola progressivamente sul territorio regionale.
L’iniziativa arriva dopo mesi di discussioni sul calendario scolastico e non è stata accolta da tutti allo stesso modo. Accanto alle migliaia di adesioni sono emerse infatti critiche sui tempi con cui il progetto è stato organizzato, sugli orari offerti e sul coinvolgimento delle scuole.
Il problema a cui cerca di rispondere, però, è concreto: la pausa estiva italiana è tra le più lunghe d’Europa. Secondo Eurydice, nei sistemi scolastici europei le vacanze estive possono durare tra 6 e 14 settimane, con una media di circa 10, mentre l’Italia rientra tra i Paesi caratterizzati da un’unica lunga interruzione estiva.
Ecco quindi come funziona l’apertura anticipata delle primarie, perché l’Emilia-Romagna ha scelto questa strada e quali sono i primi nodi emersi.
Indice
Il progetto “Settembre insieme”: cosa succede nei 42 Comuni
La sperimentazione è partita il 31 agosto nei 42 Comuni coinvolti nelle Atuss, le Agende trasformative urbane per lo sviluppo sostenibile.
La finestra indicata dalla Regione arriva fino al 14 settembre, ma le date effettive cambiano da territorio a territorio: a Bologna e nelle scuole statali di Modena, per esempio, le attività terminano l’11 settembre, mentre a Reggio Emilia proseguono fino al 14.
Non si tratta di lezioni anticipate. Non ci sono programmi scolastici da portare avanti né docenti chiamati a iniziare prima l’anno, ma attività extrascolastiche gestite principalmente da educatori, associazioni e realtà del territorio.
L’offerta cambia molto da città a città. Si passa da laboratori di robotica e discipline Stem a teatro, fotografia, scrittura creativa e attività sportive come scherma, basket, flag football, boxe educativa e circo. A Miramare, nel Riminese, alcune attività portano i bambini anche fino alla spiaggia.
La Regione ha finanziato la sperimentazione con 3 milioni di euro e, nella versione effettivamente partita a fine agosto, la partecipazione è gratuita per le famiglie. Sono stati i singoli Comuni a organizzare le attività, coinvolgendo scuole, enti, associazioni ed educatori in base agli spazi e alle esigenze disponibili sul territorio.
A Bologna, per esempio, il progetto coinvolge 22 plessi e circa 1.700 bambini, con attività dalle 8 alle 13. A Reggio Emilia sono coinvolti 15 plessi e 731 alunni, mentre a Modena le richieste hanno addirittura superato i posti disponibili.
Il 2026 servirà quindi anche per capire quanto costa realmente un servizio di questo tipo, quali attività funzionano meglio e quali problemi organizzativi devono essere risolti. La Regione punta poi a inserire la misura in modo stabile nelle proprie politiche a partire dal settembre 2027.
Perché la Regione ha scelto questa strada
In Emilia-Romagna l’anno scolastico segue un calendario regolato dalla delibera regionale n. 353 del 2012: normalmente le lezioni iniziano il 15 settembre e terminano il 6 giugno, con alcuni aggiustamenti quando queste date coincidono con giorni festivi.
Per il 2026/2027, la prima campanella è fissata a martedì 15 settembre 2026, mentre l’ultimo giorno sarà sabato 5 giugno 2027. “Settembre insieme” non modifica quindi il calendario scolastico: anticipa soltanto la possibilità di utilizzare alcuni edifici per attività facoltative.
La Regione discute da tempo di come distribuire diversamente le pause durante l’anno. Tra le ipotesi circolate nel 2025 c’erano un rientro anticipato dopo l’estate, un prolungamento delle attività a giugno e l’introduzione di una pausa durante l’anno, sul modello di altri sistemi scolastici europei.
Il calendario scolastico è una competenza regionale, ma deve comunque rispettare il limite nazionale di almeno 200 giorni di attività didattica. L’Emilia-Romagna ne prevede attualmente 205.
L’assessora regionale alla Scuola Isabella Conti aveva spiegato che intervenire direttamente sui giorni di lezione avrebbe prodotto molte resistenze sia tra le famiglie sia nel mondo scolastico.
Da qui il compromesso: non cambiare le date delle lezioni, almeno per ora, ma utilizzare le scuole anche nel periodo precedente alla prima campanella, offrendo alle famiglie un servizio aggiuntivo e completamente volontario.
Una scelta che non ha evitato le polemiche. Anief ha criticato l’apertura degli edifici scolastici durante un periodo ancora molto caldo, sostenendo che molte strutture non sarebbero adeguate ad attività estive.
Anche una parte degli operatori turistici della Riviera ha protestato, temendo che l’apertura delle scuole a fine agosto possa spingere alcune famiglie ad anticipare il ritorno dalle vacanze.
Le prime criticità: numeri diversi da città a città e polemiche
Parlare di un flop delle adesioni sarebbe però fuorviante. A livello regionale sono oltre 8mila i bambini coinvolti, e già a fine luglio la Regione parlava di una forte risposta delle famiglie.
I numeri cambiano parecchio a seconda delle città. A Bologna partecipano circa 1.700 bambini. A Reggio Emilia sono state accolte tutte le 731 domande presentate, a fronte di una capacità massima inizialmente prevista fino a 945 posti.
A Modena, al contrario, la richiesta ha superato nettamente l’offerta: sono arrivate 1.545 domande a fronte di 920 posti disponibili nelle scuole coinvolte.
Più che una mancanza generale di interesse, quindi, la prima sperimentazione mostra una situazione molto diversa da territorio a territorio.
Uno dei nodi riguarda invece gli orari. In diverse città il servizio copre soltanto la mattina: a Bologna, per esempio, le attività vanno dalle 8 alle 13; anche a Reggio Emilia terminano alle 13 e non prevedono il pasto.
Una soluzione che aiuta alcune famiglie, ma che non copre necessariamente l’intera giornata lavorativa dei genitori. Come riportato da Il Post, poi, a creare tensioni è stato anche il modo in cui il progetto è arrivato nelle scuole.
Trentotto dirigenti scolastici di Bologna hanno scritto a Regione e Comune, mettendo per conoscenza anche l’Ufficio scolastico regionale, per lamentare soprattutto il mancato coinvolgimento nelle prime fasi dell’iniziativa.
Secondo i presidi, parlare genericamente di “scuole aperte dal 31 agosto” aveva inoltre creato confusione tra le famiglie, perché poteva far pensare a un vero anticipo dell’anno scolastico.
“Le famiglie ci hanno riempito di telefonate per chiedere se fosse vero”, aveva raccontato la dirigente dell’Istituto comprensivo 12 di Bologna Filomena Massaro.
Anche i Comuni avevano inizialmente chiesto maggiori certezze sui finanziamenti e soprattutto più tempo per organizzare il servizio.
Anci Emilia-Romagna, pur condividendo gli obiettivi dell’iniziativa, aveva segnalato che ricevere indicazioni e risorse a ridosso dell’estate avrebbe reso più complicata la macchina organizzativa.
Ed è proprio per questo che il 2026 viene considerato un test. L’idea della Regione è capire cosa ha funzionato e cosa no, correggere i problemi emersi e arrivare al 2027 con un modello più stabile.
Per ora una cosa è certa: in Emilia-Romagna la scuola non è iniziata prima. Sono iniziati prima, invece, i servizi per chi aveva bisogno di riempire quelle ultime settimane d’estate tra la fine delle vacanze e il ritorno vero e proprio sui banchi.