studenti wifi bagni censis

Prova a pensare all'ultima volta che hai cercato di collegarti al wifi della tua scuola per scaricare un file in classe. Probabilmente hai aspettato, hai sbuffato e alla fine hai usato i giga del tuo telefono. Sei in ottima compagnia: la maggioranza degli studenti italiani vive la stessa scena, quasi ogni giorno.

Una magra consolazione che arriva dall'indagine Censis realizzata nell'ambito del progetto Iride "La scuola vista dai giovani" che fotografa un certo malumore tra chi le aule le vive tutti i giorni: il 56,3% degli studenti boccia il wifi della propria scuola e il 49,4% critica lo stato dei bagni.

Numeri che raccontano una scuola dove l'innovazione si scontra, ogni giorno, con problemi decisamente più basic. Il dato che riassume tutto, però, è un altro: soltanto il 5,9% degli studenti considera la propria scuola "moderna"

Indice

  1. I numeri dell'indagine Censis: wifi e bagni bocciati
  2. Il paradosso della scuola che vuole innovare
  3. Il peso di un'edilizia scolastica ancora vecchia
  4. Non solo bagni e wifi: l'allarme sicurezza
  5. Laboratori promossi, aule tradizionali rimandate
  6. Una scuola "normale", ma non moderna
  7. Il giudizio cambia dopo il diploma
  8. Raccontaci come sta la tua scuola

I numeri dell'indagine Censis: wifi e bagni bocciati

Facciamo chiarezza sui numeri, perché vale la pena guardarli tutti insieme. L'indagine ha coinvolto oltre 8.000 studenti delle scuole secondarie di secondo grado e 1.000 diplomati tra i 18 e i 24 anni, un campione ampio che rende il quadro piuttosto affidabile. Ecco cosa è emerso, voce per voce:

  • 56,3% degli studenti giudica insufficiente o gravemente insufficiente il wifi dell'istituto
  • 49,4% boccia lo stato dei bagni, quasi uno studente su due
  • 38,7% ritiene inadeguato l'impianto di riscaldamento, un problema che si allarga al più ampio tema del comfort ambientale, aggravato nei mesi caldi dall'assenza di climatizzazione in gran parte degli edifici
  • 5,9% soltanto considera la propria scuola "moderna"

Per farla breve: la scuola italiana investe in metodologie innovative, competenze digitali e nuovi laboratori, ma continua a fare i conti con criticità che incidono sulla vita quotidiana di chi ci passa dentro sei ore al giorno, cinque giorni su sette.

Il paradosso della scuola che vuole innovare

Il famigerato paradosso è tutto qui: l'innovazione didattica corre, gli edifici scolastici arrancano.

Da un lato la scuola prova a stare al passo con competenze digitali e ambienti di apprendimento nuovi, dall'altro deve fare i conti con connessioni internet inaffidabili, servizi igienici inadeguati ed edifici che portano il peso di decenni sulle spalle.

Wifi e bagni finiscono per diventare molto più di semplici servizi: sono il simbolo della distanza tra le aspettative di una scuola chiamata a formare cittadini digitali e la realtà materiale in cui quella formazione si svolge ogni giorno.

Quando la connessione non regge durante una verifica online o i bagni sono da evitare fino all'uscita, il rischio concreto è che gli elementi più basilari dell'esperienza scolastica finiscano per indebolire la credibilità di tutta l'innovazione messa in campo.

Il peso di un'edilizia scolastica ancora vecchia

Le difficoltà segnalate si allacciano a doppio nodo anche all'edilizia scolastica. Una parte consistente delle scuole italiane è ospitata in edifici datati, spesso progettati in origine per funzioni completamente diverse da quella scolastica e poi adattati nel tempo.

Il Censis lo sottolinea chiaramente: l'edilizia scolastica resta uno dei nodi strutturali del sistema educativo italiano.

A confermarlo arrivano anche i dati dell'Anagrafe dell'edilizia scolastica: il 63,2% delle scuole secondarie di secondo grado è ancora privo del certificato di agibilità, con differenze territoriali piuttosto marcate. 

Non solo bagni e wifi: l'allarme sicurezza

Il quadro si fa ancora più pesante se si guarda alla sicurezza degli edifici. L'Osservatorio sulla sicurezza di Cittadinanzattiva ha segnalato che in 12 mesi si sono registrati 71 crolli nelle scuole italiane, con 19 feriti, di cui nove studenti: il dato più alto da quando l'associazione monitora gli istituti italiani.

Gli incidenti più comuni riguardano:

  • cedimenti di controsoffitti, solai o porzioni di tetto
  • distacchi di intonaco
  • infissi caduti
  • muri di recinzione crollati
  • alberi schiantati nei cortili scolastici

Le regioni più colpite sono Campania (14 episodi), Lazio (9), Lombardia (9), Sardegna (6), Sicilia (5), Toscana (5), Liguria (4) e Veneto (4), anche se episodi più contenuti si sono registrati un po' ovunque.

A questo si aggiungono gli infortuni certificati dall'Inail, saliti a 78.365 nel 2024, con un incremento di oltre 7.400 casi rispetto all'anno precedente (anche per effetto di nuove tutele introdotte a scuola).

Restano invece stabili le denunce di incidenti da parte del personale docente, passate da 16.732 nel 2023 a 16.729 nel 2024.

Laboratori promossi, aule rimandate

Non tutto è da bocciare, per fortuna. L'indagine restituisce anche segnali incoraggianti, soprattutto quando si parla di spazi di apprendimento alternativi alla classica aula con banchi in fila. Le valutazioni positive si concentrano qui:

  • 44,9% di giudizi ottimi o buoni per laboratori, aule di informatica, biblioteca e aule attrezzate
  • 44,6% per gli altri spazi interni dell'edificio scolastico
  • 40,7% per gli ambienti dedicati alle attività culturali, come aula magna e teatro
  • 39,7% per le aree esterne

Le aule tradizionali, che restano comunque il cuore pulsante della vita scolastica quotidiana, raccolgono un giudizio decisamente più tiepido: solo il 30,2% le valuta positivamente, il 40,3% si ferma a un generico "sufficiente" e quasi tre studenti su dieci (29,5%) esprimono un giudizio negativo.

Una dinamica simile riguarda gli edifici nel loro complesso e gli impianti sportivi, dove alle valutazioni positive continua ad affiancarsi una quota consistente di studenti che ne segnala l'inadeguatezza.

Una scuola "normale", ma non moderna

Qui arriva il dato più interessante, quello che va letto con attenzione. Alla domanda su come definirebbero la propria scuola, gli studenti rispondono così:

  • 41% la definisce "normale"
  • 34,4% la considera "vecchia"
  • appena 5,9% la descrive come "moderna"

Più di uno studente su sei la ritiene poco attrezzata o sporca, mentre una minoranza non trascurabile parla addirittura di edifici inadeguati, pericolosi o fatiscenti.

In generale, quindi, strutture che funzionano, certo, ma senza garantire quegli standard qualitativi che una scuola contemporanea dovrebbe assicurare a chi la frequenta ogni giorno.

Il giudizio cambia dopo il diploma

Sliding door interessante: il confronto tra chi è ancora tra i banchi e chi il diploma l'ha già in tasca. Tra i diplomati cresce la quota di chi ricorda il proprio istituto come funzionale, pulito, accogliente e persino moderno, come se il tempo ammorbidisse i ricordi più scomodi.

Anche tra gli ex studenti, però, continuano a prevalere le definizioni di scuole "normali" e "vecchie", a conferma che il problema resta strutturale e non semplicemente legato alla percezione del momento. La nostalgia aiuta a ricordare meglio, ma non basta a cambiare lo stato degli edifici.

Raccontaci come sta la tua scuola

Wifi che sparisce durante l'interrogazione, bagni da evitare fino a casa, aule che d'estate diventano una sauna: i dati Censis raccontano una scuola diffusa in tutta Italia, ma ogni istituto ha la sua versione della storia. E tu, come valuteresti la tua scuola tra "normale", "vecchia" e "moderna"?

Raccontaci nei commenti e sui social di Skuola.net com'è messa la tua scuola: wifi che funziona (o no), bagni decenti (o da incubo), aule che definiresti moderne o d'altri tempi. La community serve anche a questo: a far emergere, dati alla mano, quello che vivete ogni giorno tra i banchi.

Clicca qui per mandarci una segnalazione in DM!

GenZ o Millennials? Mamma e figlia si sfidano a colpi di ASFALTATE

In questa puntata del vodcast Skill Factor Daniele Grassucci dialoga con l'attrice e creator Angelica Massera e sua figlia Martina. Un confronto schietto e divertente che smonta alcuni cliché

Guarda il video