
Uno schiaffo, durante una lite scoppiata fuori dall'aula. È bastato quello per fratturare lo zigomo a un 16enne di una scuola superiore di Atri, in provincia di Teramo, finito in ospedale e poi sottoposto a un intervento chirurgico.
L'episodio riaccende il tema della violenza a scuola, con i carabinieri che indagano per ricostruire la dinamica esatta della lite.
Coinvolto l'Istituto di istruzione superiore Adone Zoli di Atri, dove la dirigente scolastica ha già disposto un provvedimento disciplinare nei confronti dello studente che avrebbe sferrato il colpo.
A raccontare l'accaduto e a prendere posizione pubblicamente è stata la dirigente Paola Angeloni, che ha parlato di un episodio che non dovrebbe mai verificarsi tra i banchi di scuola.
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Il 16enne ha riportato una frattura allo zigomo
Il fatto sarebbe avvenuto nella giornata del 7 ottobre durante le lezioni. Il ragazzo, che ha circa 16 anni e frequenta l'istituto di Atri, ha riportato la frattura dello zigomo dopo aver ricevuto uno schiaffo da un coetaneo durante una discussione avvenuta fuori dall'aula. Il colpo, secondo le ricostruzioni, sarebbe stato particolarmente violento.
Lo studente è stato soccorso dal 118 e trasportato in ospedale per le prime cure. La gravità della lesione ha reso necessario un intervento chirurgico, a cui il 16enne dovrà essere sottoposto.
L'aggressore è stato sospeso per 15 giorni
La dirigente dell'istituto, Paola Angeloni, ha disposto una sospensione di 15 giorni per lo studente che avrebbe colpito il compagno. Il provvedimento è arrivato subito dopo l'episodio, nato da una discussione tra coetanei degenerata nel giro di pochi istanti.
Sul caso indagano i carabinieri, intervenuti per chiarire la dinamica dei fatti. Le forze dell'ordine hanno ascoltato le testimonianze di studenti, docenti e altri presenti, per ricostruire con precisione quanto accaduto prima dello schiaffo.
La scuola segnala il rischio di conflitti risolti con la violenza
La dirigente Angeloni ha espresso forte preoccupazione per l'accaduto, invitando a leggerlo come un campanello d'allarme più ampio. "Sono episodi che sicuramente a scuola non dovrebbero succedere", ha dichiarato a Chieti Today. "È sicuramente sintomo di un malessere che vivono i ragazzi di oggi. È anche il pensare di poter risolvere problemi con la violenza".
Angeloni ha aggiunto che tra i giovani cresce la difficoltà di gestire i conflitti attraverso il dialogo: "I ragazzi hanno questa violenza insita e purtroppo lo vediamo un pochino quotidianamente". Gli studenti coinvolti frequenterebbero classi seconde e avrebbero quindi tutti circa 16 anni, la stessa età della vittima.