
Niente giacca d’ordinanza, tono distaccato e distanza siderale tra cattedra e banchi. Lui, Roberto Di Muro, meglio conosciuto sui social come il "Math Unconventional Prof", sa davvero come relazionarsi con i suoi studenti. E lo fa grazie a qualcosa di semplice quanto straordinario (e rivoluzionario): il sorriso.
Insomma, un nome, un programma: Roberto non è il tipico docente di matematica e il suo approccio sta scardinando i vecchi dogmi dell'insegnamento tradizionale.
Un prof (di matematica) fuori dagli schemi
La prima cosa che colpisce di Roberto è il suo stile. Niente noiosi completi formali, ma tanto streetwear. Appassionato di bodybuilding e di musica (è stato anche DJ!), il prof Di Muro rompe l'estetica del docente classico per avvicinarsi al linguaggio dei suoi studenti.
“Tutto questo, aggiunto ad una buona dose di empatia, che non dovrebbe mai mancare, farebbe di me, secondo loro, un docente non convenzionale, quindi Math Unconventional Prof, un appellativo a cui sono molto affezionato e l'ho inserito addirittura nella bio perché me lo porto dietro dall'inizio della mia carriera.”
E’ una precisa scelta comunicativa: eliminare le barriere per costruire un ponte basato sulla verità e sulla trasparenza.
Il "Gesso-Scettro" vs. l'Empatia
Secondo il docente, esiste una netta distinzione tra il suo metodo e quello del docente "convenzionale”.
“Il docente classico è quel docente che prima di entrare in classe, tenendo in mano il suo gesso come scettro del suo sapere e la lavagna naturalmente come trasmissione della sua immane conoscenza sincronizza il suo catarro [colpo di tosse] e ti dà un bel "Buongiorno" in modo formale, deciso, autoritario” dice Roberto. “È convinto che il silenzio sia sinonimo di apprendimento e d'attenzione. È un docente che non esagera con l'empatia, te la dà a cucchiaini, quindi a mini-dosi e se la meriti, in più non esagera con i dialoghi. Ecco, non va al di là del dialogo didattico,non va oltre gli argomenti della lezione”.
Invece, la figura del docente in cui lui si riconosce usa l’empatia e vede l’aula come un ecosistema di persone. Roberto chiama gli studenti per nome, si interessa ai loro problemi e crede fermamente che "una lezione senza sorriso non sia una lezione giusta".
“Bisogna cercare di immedesimarsi nelle loro teste, capire il loro linguaggio che non è quello nostro, quindi noi adulti dobbiamo avvicinarci a loro, porgere una mano, ma con la dovuta dolcezza e nello stesso tempo fermezza, perché devono capire qual è la differenza fra i nostri ruoli”.
La politica del "Premium": dolcetti e rispetto
Essendo laureato in economia, Di Muro applica in classe un concetto fondamentale: il "do ut des" (io do affinché tu dia). È qui che entrano in gioco le sue "armi" segrete. Marshmallow, caramelle gommose, panettoni a Natale e colombe a Pasqua non sono semplici regali, ma parte di quella che lui definisce la "Politica del Premium".
“Offro dei premi una tantum, perché mi aspetto da loro altrettanto. Io ti do affinché tu mi dia la tua attenzione, la tua comprensione, la tua collaborazione, la tua formazione perché è su di quella che io sto lavorando.
Loro gradiscono tutto ciò, ma non deve essere preso come normalità, appunto perché si chiama premio. Come pure non bisogna eccedere, perché il troppo zucchero porta al diabete, ma il troppo sale porta all'ipertensione. Bisogna creare un equilibrio in tutto”
Il rapporto con i colleghi e il valore della diversità
Non tutti nel corpo docente guardano con favore a questo metodo. Roberto divide i suoi colleghi in tre categorie: i sintonizzati (che condividono il suo mood), i diffidenti (che lo guardano con sospetto) e i neutrali.
Ma è proprio in questa varietà che risiede il valore educativo. Secondo il "Math Unconventional Prof", è bene che gli studenti incontrino docenti diversi: da quelli più empatici a quelli più "tosti". Perché? Perché la scuola deve preparare alla vita vera. Imparare ad adattarsi a diversi stili di leadership è la chiave del problem solving nel mondo del lavoro.
Il messaggio finale di Roberto ai suoi ragazzi è chiaro: “Viva la diversità fra i docenti e viva l'adattamento da parte degli studenti. Ragazzi, vi dovete adattare a tutto, il segreto è tutto lì.”