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Il 93,4% delle classi è in presenza, il 6,6% è alle prese con la Dad. Questi sono i numeri principali resi noti dal ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, durante l'audizione in commissione Cultura alla Camera.

I numeri aggiornati alle 12 del 19 gennaio: il 93,4% delle classi è in presenza

Il ministro, nel corso del suo discorso in Commissione, ha snocciolato tutte le cifre in merito all'attuale situazione pandemica con attenzione ai casi riconducibili all'ambito scolastico.

Ecco i numeri: "Ad oggi, alle 12, con un grado di copertura dell'82% su 374.740 classi, il 93,4% delle classi sono in presenza. Di questi il 13,1% con attività integrata per singoli studenti a distanza. Le classi totalmente a distanza sono il 6,6%. In termini di studenti sono in grado di copertura della rivelazione dell'81,8% su un totale di 7.362.181, gli alunni in presenza sono l'88,4%. Per l'infanzia il numero degli alunni positivi o in quarantena è il 9%, e quindi quelli in presenza sono il 91%, per la primaria gli alunni positivi o in Dad sono il 10,9%, per la Secondaria di prima e secondo grado gli alunni in dad o in didattica integrata sono il 12,5%"

In termini di vaccinazione "abbiamo situazioni molto differenziate" a seconda delle fasce d'età "con un livello molto alto per i ragazzi 12-19 anni, con la copertura tra prima dose e guariti prossimo all'85% e seconda dose al 76,5%; mentre per i ragazzi più piccoli, considerando che l'autorizzazione è arrivata il 25 novembre, il numero è più basso. Però se la settimana scorsa eravamo al 12%, abbiamo chiuso venerdì al 25% quindi con un tasso molto alto di vaccinazione".

La Dad non è il male, ma la scuola è in presenza

Bianchi commenta così i dati: "La Dad non è opposizione alla presenza ma la capacità di integrazione attraverso le tecnologie che permettono di sviluppare una didattica partecipativa. Abbiamo sempre dato priorità ad una scuola in presenza, perché era un punto di riferimento per i ragazzi, per le famiglie e per la comunità nel suo insieme. La scuola è comunità. E vi può essere anche attività con strumenti digitali ma all'interno di un progetto didattico".

Poi attacca: "Lungi da me l'idea di fare polemiche, però ho sentito in questi giorni proporre come stime che non avevano base numerica. Non vi è dubbio che ci siano problemi differenziati, ma se avessimo
ceduto all'idea di una chiusura della scuola avrebbe portato a casa sostanzialmente 6,5 milioni di bambini e ragazzi. La situazione è difficile, e deve essere ancora vinta e possiamo farcela, però avendo la chiarezza dei dati".

Infine sottolinea: "Per quanto riguarda l'andamento pandemico, devo rivelare un dato che dal punto di vista intuitivo era evidente, il grosso dei contagi vi è stato nel periodo di chiusura della scuole".

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