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Fonte foto: VanityFair

C’è qualcosa di curioso, quasi paradossale, nella visita di Kate Middleton a Reggio Emilia. La principessa del Galles è arrivata in Italia per conoscere da vicino il Reggio Emilia Approach, un modello educativo nato nel nostro Paese e considerato un punto di riferimento internazionale per l’infanzia.

Attraverso i canali di Kesington Palace, Kate Middleton aveva spiegato il desiderio di “vedere dal vivo e toccare con mano il Reggio Approach per poi riportare il know-how in Gran Bretagna”. 

Eppure, mentre dall’estero si vola in Emilia-Romagna per studiarlo, in Italia questo approccio resta spesso più conosciuto dagli addetti ai lavori che dal grande pubblico. 

La domanda, quindi, nasce spontanea: com’è possibile che un metodo educativo italiano sia così ammirato fuori dai nostri confini - al punto da scomodare un reale d'Inghilterra -, ma non sia diventato un patrimonio condiviso della scuola italiana? 

Indice

  1. Kate Middleton a Reggio Emilia per studiare il Reggio Approach
  2. Che cos’è il Reggio Emilia Approach
  3. Il paradosso: nato in Italia, più celebrato all’estero?
  4. Perché interessa così tanto a Kate Middleton?

Kate Middleton a Reggio Emilia per studiare il Reggio Approach

La visita della principessa del Galles è stata accolta a Reggio Emilia come un riconoscimento importante.

Secondo quanto riportato da Il Resto del Carlino, Kate è arrivata in città il 13 maggio, ha incontrato bambini delle scuole Robinson e Diana, ha visitato il Centro Malaguzzi e ha ricevuto il Primo Tricolore, il massimo riconoscimento della città.

Il giorno successivo ha proseguito il percorso alla scuola dell’infanzia Salvador Allende, parte del sistema educativo reggiano.

Non si è trattato quindi di una visita mondana con qualche foto di rito. Kate è arrivata per osservare un modello educativo che mette al centro creatività, ascolto, relazione e autonomia.

Il Reggio Emilia Approach, infatti, non è una teoria astratta da manuale: è un modo di pensare la scuola che vive negli spazi, nei materiali, nel rapporto tra bambini e adulti, nella progettazione quotidiana.

Che cos’è il Reggio Emilia Approach

Il Reggio Emilia Approach nasce nel secondo dopoguerra, anche grazie al lavoro del pedagogista Loris Malaguzzi, figura centrale nella storia dei nidi e delle scuole dell’infanzia comunali di Reggio Emilia.

Reggio Children ricorda che Malaguzzi, nato nel 1920, si laureò in Pedagogia nel 1946 e intrecciò il proprio percorso professionale con la costruzione del sistema educativo reggiano.

Alla base del metodo c’è un’idea molto chiara: il bambino non è un contenitore da riempire, ma una persona competente, curiosa, capace di costruire conoscenza.

Reggio Children definisce infatti il Reggio Emilia Approach come una filosofia educativa fondata sull’immagine di un bambino “con forti potenzialità di sviluppo” e “soggetto di diritti”, che apprende attraverso i “cento linguaggi” e cresce nella relazione con gli altri.

Tradotto: non si impara solo ascoltando una spiegazione. Si impara toccando, costruendo, osservando, disegnando, parlando, sbagliando, facendo domande.

Per questo nel Reggio Approach sono fondamentali gli atelier, la documentazione dei processi creativi, il lavoro collegiale degli educatori, la partecipazione delle famiglie e perfino l’ambiente, considerato esso stesso un educatore.

Il paradosso: nato in Italia, più celebrato all’estero?

Secondo Reggio Children, il Reggio Emilia Approach è entrato in contatto con oltre 145 Paesi e territori nel mondo. Non stiamo parlando, quindi, di un’esperienza locale rimasta chiusa dentro i confini di una città.

Parliamo di un modello educativo italiano che ispira, viene studiato e osservato in tutto il mondo. Eppure, se si esce dagli ambienti pedagogici, il suo nome non è così familiare. Molti studenti italiani conoscono Montessori, magari per sentito dire.

Qualcuno ha incontrato Don Milani sui libri. Ma il Reggio Emilia Approach, pur essendo una delle esperienze educative italiane più riconosciute a livello internazionale, raramente entra nel dibattito sulla scuola.

Perché interessa così tanto a Kate Middleton?

L’interesse di Kate non arriva dal nulla. Da anni la principessa del Galles lavora sui temi della prima infanzia e dello sviluppo dei bambini nei primi anni di vita.

La motivazione con cui Reggio Emilia le ha conferito il Primo Tricolore parla proprio del suo “profondo impegno a favore dell’infanzia” e del lavoro svolto attraverso il Royal Foundation Centre for Early Childhood per promuovere azioni concrete sull’importanza dei primi anni nello sviluppo della persona.

Il Reggio Approach, da questo punto di vista, è perfettamente in linea con la sua missione: non considera l’infanzia come una fase “minore” o secondaria, ma come un momento decisivo per costruire identità, relazioni, creatività e fiducia.

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