
Il dibattito sulle nuove Indicazioni nazionali per i licei entra nel vivo. Al centro dello scontro c’è una proposta che ha già fatto discutere parecchio: spostare lo studio dei Promessi Sposi dal secondo al quarto anno.
Una modifica che, sulla carta, può sembrare solo una questione di calendario. Ma per molti docenti e studiosi rischia di cambiare radicalmente il modo in cui il romanzo di Manzoni viene letto in classe.
Tra i più critici c’è Alessandro Barbero, storico e docente all’Università del Piemonte Orientale, primo firmatario della petizione “Un libro per tutti: teniamo I Promessi Sposi al secondo anno del liceo”.
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La petizione: “Lasciamo Manzoni al biennio”
L’appello, firmato anche da accademici come Roberto Bizzocchi, Pierantonio Frare e Giuseppe Polimeni, contesta la bozza delle nuove Indicazioni nazionali pubblicata dal Ministero dell’Istruzione.
Il punto è chiaro: secondo i firmatari, mantenere una lettura ampia dei Promessi Sposi al secondo anno resta la scelta più sensata, anche considerando le ore a disposizione degli insegnanti di Lettere.
Non si tratta, quindi, solo di difendere un classico “perché si è sempre fatto così”. Il nodo è molto più concreto: quando si legge Manzoni, quanto tempo gli si dedica e che tipo di esperienza ne fanno gli studenti.
Il problema del quarto anno: programma pieno, tempo poco
Secondo chi ha promosso la petizione, spostare il romanzo al quarto anno rischierebbe di renderne impossibile una lettura davvero approfondita.
Il motivo? In quarta il programma è già molto fitto: ci sono la Commedia, Goldoni, Parini, Foscolo, Leopardi e molti altri autori fondamentali.
Inserire anche Manzoni in quel momento significherebbe mettere gli insegnanti davanti a una scelta complicata: togliere spazio ad altri autori oppure ridurre I Promessi Sposi a pochi brani antologici.
In altre parole, il rischio è che un romanzo pensato per essere attraversato con calma diventi solo un altro capitolo da “fare” prima della verifica.
E per i firmatari sarebbe un problema, perché i temi del libro - la giustizia, la violenza, la libertà, l’amore, il potere - non appartengono solo all’Ottocento: continuano a parlare anche al presente.
Valditara: “Serve un grande dibattito culturale”
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, come riportato dal Corriere, ha risposto alla petizione con toni aperti, ringraziando Barbero e gli altri firmatari per il contributo al confronto.
Valditara ha riconosciuto il valore di Manzoni, definendolo rappresentativo di una visione ancora attuale. Allo stesso tempo, però, ha invitato a guardare al quadro più ampio della riforma: non solo letteratura, ma anche matematica, geografia, filosofia ed educazione all’empatia.
L’obiettivo, secondo il ministro, è aprire un vero dibattito culturale sulle nuove Indicazioni nazionali, che dovrebbero entrare in vigore probabilmente dal 2027.
La partita, quindi, è tutt’altro che chiusa. E questa volta il tema non riguarda solo gli addetti ai lavori: perché decidere quando e come studiare un classico significa anche scegliere che idea di scuola, di tempo e di cultura vogliamo portare in classe.