
Il voto non può mai essere utilizzato per punire il comportamento degli studenti, nemmeno di fronte a sospette "assenze strategiche". È questo il principio ribadito da una recente sentenza del Tribunale di Modena, raccontata da Il Corriere Bologna, che ha chiuso una lunga battaglia legale tra una docente di matematica di una scuola superiore e il suo dirigente scolastico.
La vicenda: il "3" come sanzione disciplinare
I fatti risalgono allo scorso anno scolastico. Durante una verifica di matematica, tre studenti risultano assenti. La docente, convinta che si tratti di una mossa premeditata per evitare il compito e guadagnare tempo per studiare, decide di intervenire drasticamente: inserisce sul registro elettronico un voto pari a 3, motivandolo proprio come una risposta all'assenza tattica.
Tuttavia, la decisione non è passata inosservata. Il preside dell'istituto è intervenuto a tutela degli studenti, comminando alla professoressa una sanzione disciplinare (un avvertimento scritto). Secondo il dirigente, la docente sarebbe venuta meno ai doveri di correttezza e alle responsabilità inerenti alla funzione docente. La professoressa, non accettando il provvedimento, ha deciso di ricorrere al giudice del lavoro.
La sentenza: il voto ha finalità formative, non punitive
Dopo un anno di contenzioso, il giudice del lavoro ha respinto il ricorso della docente, confermando la legittimità della sanzione inflitta dal preside. La motivazione della sentenza è chiara: esiste una netta separazione tra la valutazione del profitto e la gestione del comportamento.
Secondo il magistrato, la docente ha assegnato una valutazione numerica riferita a contenuti curriculari senza che la prova fosse effettivamente avvenuta. In altre parole, non si può valutare ciò che non è stato verificato. Il giudice ha sottolineato che il voto non deve mai trasformarsi in un provvedimento ritorsivo o afflittivo e che nessuna mancanza disciplinare legata alla condotta può influenzare direttamente il voto di una singola materia.
La valutazione, quindi, deve basarsi su una reale verifica delle competenze e dei saperi.
Condotta e profitto: due binari separati
La sentenza del Tribunale di Modena traccia un confine invalicabile per il corpo docente. Se un insegnante ritiene che un'assenza sia ingiustificata o "strategica", deve agire sul piano disciplinare (note, richiami, impatto sul voto di condotta), ma non può manomettere la media scolastica di una materia con voti "fantasma".
In conclusione, il tribunale ha ribadito che il compito della scuola è educare e valutare l'apprendimento: assegnare un 3 per un'assenza non ha alcuna valenza didattica, ma rappresenta solo un uso improprio dello strumento valutativo. I tre ragazzi, che quel compito non lo hanno mai svolto, non potevano essere giudicati nel merito del loro profitto.