
Una vicenda che unisce inefficienza burocratica e dramma personale ha colpito una docente di 62 anni di Pordenone.
Dopo essere stata licenziata nel febbraio 2025 a seguito di lunghi periodi di malattia e aspettativa, la donna ha ricevuto dal Ministero dell'Economia una richiesta di recupero crediti per un totale di 13.920,23 euro netti.
Il debito è scaturito dalla mancata decurtazione degli assegni durante i mesi di assenza: nonostante le pratiche fossero state compilate correttamente, lo Stato ha continuato a erogare lo stipendio pieno, accorgendosi dell'errore solo a distanza di oltre un anno.
La docente, disabile e con una madre anziana da accudire, si trova ora in una condizione di estrema indigenza.
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La dinamica del debito: tra malattia e aspettativa
Secondo la normativa vigente, la retribuzione degli insegnanti subisce variazioni progressive in base alla durata della malattia: intera per i primi nove mesi, ridotta al 90% fino al primo anno e al 50% per il semestre successivo.
Nel caso della docente friulana, i problemi sono iniziati nel febbraio 2023. In totale sono stati calcolati 330 giorni di malattia a stipendio decurtato e ben 223 giorni di aspettativa che avrebbero dovuto essere privi di retribuzione.
Tuttavia, fa sapere ‘Il Messaggero’, per un errore delle amministrazioni di Trieste e Gorizia i compensi sono stati versati regolarmente.
La richiesta di restituzione in un'unica soluzione rappresenta oggi un "colpo di grazia" per una lavoratrice non proprio giovanissima e già provata da gravi problemi di salute.
Le pesanti conseguenze del ritardo burocratico
Il sindacato Flc Cgil di Pordenone, attraverso il segretario Giuseppe Mancaniello, ha sollevato forti critiche sulla gestione della vicenda.
“Una persona con difficoltà di salute”, spiega il segretario, “può non avere contezza ogni mese dello stipendio che le viene accreditato. La decurtazione dovrebbe avvenire subito, con il protrarsi dei giorni di malattia e non richiedere soldi a distanza di anni”.
La decurtazione immediata avrebbe infatti evitato l'accumulo di una cifra così ingente, che oggi risulta quasi impossibile da saldare per chi è senza lavoro dal 2025.
La docente, nonostante due lauree e una lunga carriera, si ritrova a dover gestire contemporaneamente il debito erariale, le spese per la propria disabilità e l'assistenza alla madre novantenne.
Appello alla solidarietà e possibilità di reintegro
Mentre si valuta la richiesta di rateizzazione del debito, il sindacato ha aperto uno spiraglio per il futuro professionale della donna, ipotizzando una richiesta di reintegro da presentare entro il 15 gennaio.
Nel frattempo, è stato lanciato un accorato appello: la docente, vicina alla pensione ma ancora bisognosa di un reddito per sostenere le spese e la badante, cerca un nuovo impiego nel settore umanistico.
La comunità locale, che già in passato aveva risposto con gare di solidarietà, è chiamata nuovamente a sostenere una cittadina vittima di un sistema che, invece di tutelare il lavoratore fragile, ha generato un paradosso economico insostenibile.