In un istituto di Genova il preside è entrato nella chat dei ragazzi per capire chi stesse organizzando l’occupazione della scuola. Poi ha fatto un passo in più: una circolare sul registro elettronico con un elenco di numeri di telefono, riconoscibili solo dalle ultime tre cifre, inviato a tutte le famiglie. Il messaggio di sottofondo: parlatene in casa. A raccontare tutto sono stati gli stessi studenti, che lo hanno segnalato al Secolo XIX. Ora la vicenda ha acceso la protesta di genitori e sindacati.
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Un’occupazione nata tra guerra, carovita e muri di cartongesso
L’occupazione è partita mercoledì 21 ottobre, con la solita miscela di proteste che in questi giorni attraversa le scuole: la guerra, il carovita, ma anche una scuola che, secondo i ragazzi, cade letteralmente a pezzi. Nel loro elenco ci sono impianti di illuminazione fissati con lo scotch, porte rotte, pareti in cartongesso dove è vietato appoggiarsi e cavi elettrici scoperti. Prima ancora c’era stato un tentativo di presidio in palestra, e il clima era già teso.
Il preside nella chat: la mossa che fa discutere
Il dirigente ha scelto di intervenire. Per anticipare le mosse dei ragazzi è entrato nei loro gruppi, con l’obiettivo di individuare chi organizzava le occupazioni. Secondo le ricostruzioni, avrebbe registrato i numeri di chi voleva partecipare. Le ricostruzioni parlano anche di sospensioni prospettate a chi fosse coinvolto.
La parte che ha fatto esplodere il caso è la circolare successiva. Il dirigente ha comunicato alle famiglie un elenco di numeri che sarebbero riconducibili ai presunti organizzatori, non per intero ma con le ultime tre cifre, invitando i genitori a parlarne con i figli. Il preside rivendica la scelta: la considera parte della collaborazione scuola-famiglia e "nel rispetto della privacy", e dice che gli sembrava corretto dare quelle informazioni. Sul fronte materiale, sostiene che uno dei danni contestati, a una porta del bagno, sia stato causato da un vandalo già denunciato, e che i tecnici della Città metropolitana sarebbero passati giovedì per valutare eventuali interventi urgenti.
Genitori e sindacati: il nodo del dialogo
Le famiglie non hanno digerito il gesto e hanno portato il caso alla Flc Cgil. La segreteria provinciale del sindacato parla di un atteggiamento altamente diseducativo, che rischia di far perdere agli studenti la fiducia nella scuola, e accusa il dirigente di essere "più attento a reprimere che ad avviare un dialogo costruttivo".
Va detto che il preside ha un motivo per essere in allerta: l’anno scorso un presidio era degenerato in atti di vandalismo dopo che nell’istituto erano entrate persone estranee. Ma tra timore dell’escalation e rapporto con gli alunni, la linea scelta sembra essere stata quella di controllare più che di ascoltare.
Nel frattempo i sopralluoghi della Città metropolitana dovranno dire quanto di quello che gli studenti raccontano sia vero. La vicenda, insomma, è tutt’altro che chiusa.