
Stiamo per entrare in una settimana molto “calda” (a proposito di clima) che vedrà i leader mondiali riunirsi prima in un vertice per il G20 a Roma, mentre il 31 ottobre inizierà la Cop26 di Glasgow, ovvero la 26esima edizione della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite. Ecco perché oggi i ragazzi di Fridays For Future tornano a riempire le piazze in uno nuovo sciopero globale per il clima, come lo scorso 24 settembre, quando oltre 800mila persone erano scese in piazza, in più di 1500 località, al grido di “giustizia climatica”. Tra cortei e flashmob l’autunno di manifestazioni entrerà nel vivo con un solo obiettivo: ottenere risposte concrete riguardo il riscaldamento globale.
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Fridays For Future: “Governi hanno dovere morale di agire”
Al riguardo, un recente rapporto dell'UN Climate Change ha evidenziato l’inefficienza di quanto fatto finora dai governi mondiali.Nel rapporto, dove sono stati analizzati i piani nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra (i famosi Ndc, Nationally Determined Contributions), si mette in evidenza che, se non si prendono azioni immediate, le emissioni globali aumenteranno del 16% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2010. Ciò va chiaramente contro l'obiettivo fissato dall'Accordo di Parigi di contenere il riscaldamento globale sotto 1,5°C rispetto all'era preindustriale. Dati che non sono sfuggiti agli attivisti, come si legge in una nota diffusa dai ragazzi di Fridays For Future Italia: “Per questo – sottolineano gli attivisti - vogliamo azioni immediate, e alla Cop26 i governi del mondo devono rispettare le loro promesse per difendere le condizioni di vita attuali e future e i nostri sistemi di supporto vitale. Facciamo particolare pressione perché non sia lasciato indietro nessuno, in particolare i più emarginati. Gli stati ricchi e più responsabili storicamente delle emissioni hanno il dovere morale di agire subito".
“Crescita del Pil incompatibile con la lotta alla crisi climatica”: l’avvertimento del Premio Nobel italiano per la fisica
Anche il professore Giorgio Parisi, fresco vincitore del Nobel per la fisica,in un’audizione in Parlamento tenuta l’8 ottobre, sottolinea l’inefficacia di un sistema, il nostro, volto a spremere ogni risorsa del pianeta e che ci farà inevitabilmente “sbattere contro un muro”. “Il nostro attuale modello di sviluppo economico – fa notare il professore – è incompatibile con la lotta contro la crisi climatica”.