
Ogni giorno i passanti lo fermano per strada e gli chiedono una foto, complimentandosi per “il bel costume”. Ma non è un costume, è l’outfit quotidiano di Ivan Mecca, 34 anni, professore di lettere di origini lucane, che negli anni ha costruito uno stile inconfondibile e oggi, a Torino, è impossibile non notarlo.
Lo stile è quello della tarda “Belle Époque”, per cui il docente - che è anche uno scrittore di storie di fantasmi - ha un debole fin dall’infanzia: baffi a manubrio, abito a tre pezzi con giacca a quattro bottoni, lobbia o bombetta, tabarro a mezza ruota. Il tutto in perfetto stile edoardiano.
Folgorato da Holmes e dal bisnonno con il mantello
In questa insolita passione c'è una radice familiare - “da piccolo ero affascinato dal mio bisnonno Agostino, classe 1911, che indossava ancora cappello e mantello” - e ce n’è una letteraria: “Poi fui folgorato dalla Londra tardo vittoriana di Sherlock Holmes descritta da Conan Doyle”, spiega il docente ai microfoni de Il Corriere della Sera.
Nato nella frazione Sterpito del Comune di Filiano, in provincia di Potenza, tra le medie e il liceo si ritrovava a “saccheggiare la sterminata biblioteca del padre del mio migliore amico”, fino alla scoperta di Joseph Roth e del tramonto austro-ungarico ne La cripta dei cappuccini.
Ma ancora prima dei libri, c'era qualcosa di più viscerale: un'attrazione istintiva per la fine Ottocento e i primissimi anni del Novecento così forte da indurlo a “credere nella reincarnazione o la dottrina pitagorica della metempsicosi”.
A 16 anni comprò la sua prima bombetta in un negozio di cappelli a Rionero in Vulture, dove frequentava il liceo classico. All'università - prima Matera per la triennale in Beni Culturali, poi Potenza per la magistrale in Archeologia - si vestiva già di tutto punto come un giovane di fine secolo.
L'armadio senza nulla di moderno
Oggi possiede una ventina di completi, tra invernali ed estivi in lino, occhialini tondi e pince-nez originali senza stanghette. Usa eBay e Vinted per trovare i capi giusti; la cera per i baffi a manubrio arriva direttamente dall'Inghilterra.
Nell'armadio non ha più nulla di "moderno" - nemmeno una tuta da mettere in casa. “Mi rendo conto che sia un po' demodé vestire in questo modo, ma in fin dei conti i canoni dell'eleganza classica maschile sono eterni e non dovrebbero fare nemmeno troppo scalpore”, sostiene.
Se stai pensando a cosplay o fiere a tema sei fuori strada: il prof non si mette in costume per un'occasione, si veste così e basta, anche in classe.
In cattedra a Carmagnola
Da cinque anni è docente precario in diverse scuole del torinese: Gassino, Settimo, Carignano, Bricherasio, Pinerolo, e ora all'Istituto Comprensivo Carmagnola 3. Tutti incarichi annuali.
“Nei primi giorni si scatenano sempre le voci tra i colleghi che si chiedono da dove possa essere uscito uno come me. Sono sempre abbastanza interdetti, anche allievi e famiglie, poi però si affezionano perché sono un tipo socievole. Non ho mai avuto problemi”.
In cattedra è severo - “ma non certo crudele o rigido come si dice fossero gli insegnanti di quel periodo”. Cerca di trasmettere ai ragazzi la sua passione per la letteratura leggendo ad alta voce i classici dei generi che ama di più: gialli, fantasy, avventura.
Lui stesso cura una raccolta di racconti dell'orrore legati alla tradizione della Basilicata, e sta terminando un'altra antologia.
Niente tv, niente computer, a letto presto
Con la tecnologia il rapporto è, come prevedibile, complicato. “Fino all'anno scorso non avevo nemmeno il computer, scrivevo tutto a mano in corsivo su quaderni, però poi mi toccava ricopiarli”.
Niente televisione; dopo cena legge e va a dormire presto, “come si usava una volta”. Unica concessione al presente: uno smartphone con WhatsApp e un profilo Instagram aperto pochi giorni fa.