Studente in classe con ventilatore

Le lezioni stanno per ripartire, ma il caldo non accenna a mollare la presa. Con l'inizio scuola ormai alle porte in gran parte delle regioni, torna sul tavolo la stessa domanda dell'anno scorso: ha senso far entrare gli studenti in aule che superano i 30 gradi?

Come raccontato da 'Il Sole 24 ore' 'Ansa', a riaccendere il confronto è la Flc Cgil, che chiede di rinviare la ripresa delle lezioni dove mancano le condizioni minime di sicurezza. Il Ministero dell'Istruzione risponde con uno stanziamento per il raffrescamento delle aule e annuncia un piano più ampio sull'efficientamento energetico degli edifici scolastici.

Indice

  1. La richiesta della Cgil e il rischio di classi roventi
  2. I 20 milioni di Valditara per raffrescare le aule
  3. Il piano energetico e le altre posizioni sindacali

La richiesta della Cgil e il rischio di classi roventi

Secondo un'indagine della rivista Tuttoscuola, nove edifici scolastici su dieci sarebbero privi di condizionatori. Un dato che, con le temperature ancora alte a settembre, rende il rientro in classe tutt'altro che semplice per studenti e insegnanti.

Il rientro, va ricordato, non è un unico giorno per tutta Italia: il calendario scolastico scagliona le date regione per regione, con le prime campanelle già dalla prossima settimana e l'ultimo avvio fissato al 17 settembre. Proprio per questo il tema del caldo rischia di trascinarsi per settimane, non per un solo weekend di ondata di calore.

Da qui l'appello della Flc Cgil, che chiede di rinviare l'inizio delle lezioni "se non ci sono le condizioni per rispettare il decreto 81 su salute e sicurezza". La segretaria generale Gianna Fracassi è netta: "Ci sono stati tre mesi per fare dei lavori ma non è stato fatto nulla, e in alcuni territori è invivibile stare 5-6 ore in classe in 20-30 persone".

Per Fracassi il tema riguarda tutte le scuole, non solo i casi limite: "Ci sono delle ragioni che valgono per tutti, non solo per i cantieri in mezzo alla strada". L'invito alle istituzioni è diretto: scegliere una soluzione, qualunque essa sia, ma farlo subito.

I 20 milioni di Valditara per raffrescare le aule

La risposta del Ministero non si è fatta attendere. Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato uno stanziamento da 20 milioni di euro destinato alle scuole per l'acquisto di apparecchi e dispositivi di raffrescamento.

L'obiettivo, spiega il Ministero, è "migliorare le condizioni e il comfort per gli studenti e il personale scolastico". Una misura pensata per intervenire subito, mentre le temperature restano alte proprio nei giorni della ripartenza.

Valditara ha chiamato in causa anche gli enti locali: "Ci aspettiamo che Comuni, Province e Città metropolitane, nell'ambito delle rispettive competenze, facciano la loro parte contribuendo agli interventi necessari nelle scuole". Un modo per dire che il problema non si risolve con un fondo soltanto ministeriale. Gli enti locali, però, rispondono lamentando di avere a disposizione pochi, pochissimi fondi per intervenire davvero sugli edifici.

Non manca chi guarda al passato per spiegare il presente: diversi sindacati fanno notare che le risorse del Pnrr avrebbero potuto essere impiegate anche per installare condizionatori in tutte le scuole, un'occasione che secondo loro non è stata sfruttata a pieno.

Il piano energetico e le altre posizioni sindacali

Oltre al contributo immediato, il ministro ha anticipato qualcosa di più strutturale. "Stiamo lavorando anche a un piano più ampio per l'efficientamento energetico nelle scuole", ha dichiarato Valditara, aprendo a interventi che vadano oltre la semplice climatizzazione d'emergenza.

Le altre sigle sindacali guardano nella stessa direzione, pur con accenti diversi. La segretaria della Cisl Scuola Ivana Barbacci ricorda che i calendari sono già regionali proprio per adattarsi alle temperature locali, mentre il segretario della Uil Scuola Giuseppe D'Aprile parla di un rinvio dell'inizio come "soluzione tampone", utile ma non risolutiva davanti a un problema ormai strutturale.

Sulla stessa linea Attilio Fratta, presidente di DirigentiScuola, che invita a diffidare dei "rimedi-tampone a carattere occasionale": se si vuole cambiare il calendario, va fatto "seriamente, in modo strutturale", guardando all'edilizia scolastica prima ancora che alla data di apertura.

Sul fronte dei presidi, il presidente dell'Anp di Roma Mario Rusconi chiede un impegno economico ben più corposo: "Con la nuova legge finanziaria servono investimenti statali consistenti per dotare le scuole di condizionatori e termosifoni adeguati".

Non tutti, però, sono d'accordo sul rinvio come soluzione. Per la Gilda, tramite il coordinatore Carlo Vito Castellana, spostare l'inizio delle lezioni "sarebbe l'ennesima beffa", perché significherebbe non riuscire a garantire il diritto allo studio in modo adeguato.

Di segno opposto la posizione dell'Anef, il cui presidente Marcello Pacifico rilancia una battaglia più radicale: "Da anni chiediamo la riapertura delle scuole ad ottobre, altro che l'anticipo al 31 agosto: chi si batte per mandare in classe alunni e personale scolastico a 40 gradi non fa il bene della scuola".

La polemica arriva anche in Parlamento: la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti attacca direttamente il ministro, parlando di un governo che si disinteressa tanto degli investimenti in rinnovabili quanto della vivibilità delle aule, e invita Valditara a occuparsi "delle questioni serie" invece che di annunci identitari.

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