Illustrazione di un'aula scolastica vuota con banchi, cattedra e lavagna
Immagine realizzata con AI

Al liceo classico De Castro di Oristano due universitari, ex studenti dell'istituto, sono entrati in cattedra per coprire le supplenze di greco e latino. Si chiamano Carlotta Annis e Pietro Dessì, hanno poco più di vent'anni e la loro storia l'ha raccontata 'La Nuova Sardegna'.

Indice

  1. Chi sono i due universitari tornati al De Castro
  2. Cosa hanno spiegato in classe
  3. Carenza di docenti, quando la cattedra passa agli universitari

Chi sono i due universitari tornati al De Castro

Carlotta e Pietro si sono diplomati al De Castro e oggi studiano a Cagliari. Sono entrambi all'inizio del secondo anno del corso di laurea e il titolo non ce l'hanno ancora.

Poco più di dodici mesi fa erano tra i banchi, alle prese con versioni e interrogazioni. Ora si sono ritrovati a spiegare le stesse materie ai ragazzi che stavano nella classe accanto alla loro. Ad accoglierli c'erano i docenti che fino a poco più di un anno fa li interrogavano.

"Quando li abbiamo contattati hanno accettato subito ed erano molto emozionati", ha raccontato la dirigente scolastica Patrizia Atzori. "Mi ha colpito la voglia di mettersi in gioco e di assumersi una responsabilità importante".

Per Pietro la chiamata è arrivata all'improvviso: "Appena mi ha contattato la segreteria sono partito da Cagliari per Oristano". L'esperienza è durata una decina di giorni per entrambi, poi sono tornati ai libri. I loro, stavolta.

Cosa hanno spiegato in classe

Carlotta ha fatto lezione su Lisia nelle seconde e Seneca nelle terze, cioè al quarto e al quinto anno del classico. Con le classi che preparano l'esame ha lasciato anche spazio allo studio individuale. "Conoscevo già i ragazzi perché eravamo nello stesso corso di studi alle superiori anche se non in classe assieme", ha spiegato.

Pietro ha insegnato in una prima liceo. In programma il primo libro delle Storie di Erodoto, il racconto di Arione, il proemio dell'Iliade e alcuni brani del De bello gallico di Giulio Cesare. "Gli alunni sono stati molto bravi e composti", ha detto.

E il "lei"? Carlotta ha scelto di farsi chiamare per nome, mentre Pietro non ha chiesto agli alunni di dargli del lei. "Professoressa sarebbe stato imbarazzante. Ho scelto modestia e umiltà", ha detto Carlotta, che temeva di sembrare presuntuosa agli occhi degli studenti. Invece è andato tutto bene, e il suo ex docente di greco e latino, Gianluca Arca, l'ha pure incoraggiata.

La preside ha dato loro un'indicazione chiara sul rapporto con la classe. "L'empatia è fondamentale e deve andare di pari passo con la qualità della didattica", ha detto Atzori. Per Carlotta il bilancio è netto: "Questa esperienza mi ha fatto capire che ho scelto la facoltà giusta e che vorrei insegnare anche in futuro".

Carenza di docenti, quando la cattedra passa agli universitari

La scuola ha chiamato Carlotta e Pietro per far fronte alla carenza di insegnanti di lettere antiche. Per le supplenze c'è un ordine preciso: prima si scorrono le graduatorie dei supplenti, poi si passa ai laureati disponibili.

Solo quando anche queste strade si esauriscono la norma consente, in determinate circostanze, di arrivare agli studenti universitari. È una soluzione eccezionale, pensata per garantire la continuità didattica.

Un numero aiuta a capire il quadro: nell'anno accademico 2025-2026 le immatricolazioni in lettere antiche sono state appena 20. Sulle cause, però, la dirigente resta cauta: "Non conosco le cause precise di questo fenomeno. Posso dire che non riguarda soltanto il latino e il greco, ma interessa anche altre discipline, come matematica e fisica".

E se arrivasse un'altra chiamata? "Dovrei dare priorità all'università, quindi dipenderebbe dal periodo dell'anno", ha detto Pietro. Intanto la difficoltà va oltre Oristano: a Bosa è aperta la ricerca di un docente di lettere per una supplenza annuale alle scuole medie, fino a giugno.

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