
Per l'UNESCO, una lezione sul clima o una giornata di riciclo non bastano: la sostenibilità deve coinvolgere l'intera scuola.
Non è la didattica in sé il problema, ma il fatto che resti isolata da come funziona davvero un istituto: gestione dell'edificio, decisioni della dirigenza, rapporto con il territorio, modo di valutare gli studenti.
L'organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura ha pubblicato tre nuovi strumenti pensati per superare proprio questo limite.
Il modello riguarda l'educazione allo sviluppo sostenibile nel suo complesso, non solo i temi ambientali, e tocca insegnamento, governance e vita quotidiana della scuola.
Indice
Tre strumenti UNESCO, non una nuova materia
Le tre pubblicazioni sono uscite il 17 settembre e si rivolgono a scuole, università, docenti e responsabili delle politiche educative. Non introducono un nuovo programma obbligatorio né aggiungono una materia al piano di studi.
L'obiettivo è diverso: rendere coerenti tra loro la didattica, la gestione dell'edificio, le decisioni dell'istituto, il rapporto con il territorio e la valutazione degli studenti. Sono cinque ambiti che, secondo l'UNESCO, oggi troppo spesso procedono separati.
Lo sviluppo delle guide è avvenuto tra il 2024 e il 2026, nell'ambito del progetto UNESCO "Transforming Futures". Non sostituiscono i programmi nazionali: offrono indicazioni adattabili a sistemi scolastici diversi, incluso quello italiano.
Alla sperimentazione hanno partecipato 41 istituzioni educative di Brasile, Costa Rica, Costa d’Avorio, Cuba, Germania, Giappone, Kenya, Malaysia, Romania e Slovenia. Sono state coinvolte scuole della rete UNESCO, università e cattedre UNESCO.
Docenti e dirigenti hanno applicato gli strumenti nei rispettivi contesti, documentando le attività, le difficoltà incontrate e i risultati osservati. Le esperienze raccolte sono state poi utilizzate per perfezionare le indicazioni.
La sostenibilità entra in didattica, spazi e decisioni
Il primo strumento propone quello che l'UNESCO chiama approccio dell'intera istituzione, costruito su 14 elementi collegati tra loro: insegnamento, ricerca, governance, funzionamento quotidiano, coinvolgimento della comunità e cultura organizzativa.
Una scuola non dovrebbe spiegare la sostenibilità senza interrogarsi sui propri consumi o sulla mobilità di chi la frequenta.
Il secondo strumento indica le competenze da allenare in classe: pensiero critico, collaborazione, creatività, comprensione dei problemi complessi e capacità di immaginare scenari futuri.
Le attività concrete possono partire dai consumi energetici della scuola, dagli spostamenti quotidiani degli studenti, dagli spazi verdi o dalla produzione di rifiuti.
In Italia, inoltre, la sicurezza degli edifici scolastici rimane una questione aperta: ogni cambiamento dovrà conciliare sostenibilità, manutenzione, accessibilità e capacità di affrontare i rischi climatici.
Sul fronte dell'apprendimento, secondo un sondaggio di Skuola.net di novembre 2025, il 38,4% dei 588 studenti che hanno risposto a questa domanda ha indicato la scuola o l'università come il luogo in cui ha imparato di più sui temi ambientali, contro il 21,9% che cita i media digitali specializzati.
Le competenze si valutano anche con il modello DARE
Il terzo strumento affronta il nodo della valutazione, spesso il più difficile: una verifica tradizionale misura se uno studente ricorda una definizione, non se sa collaborare o trasformare una conoscenza in azione.
Per questo l'UNESCO presenta il modello DARE, un percorso in quattro passaggi che invita i docenti a descrivere, esaminare, riprogettare e valutare le proprie modalità di verifica.
Non si tratta di eliminare voti e prove scritte, ma di affiancarli con strumenti che osservino il lavoro svolto durante un progetto, la capacità di motivare una decisione, il confronto con i compagni, l'analisi dei risultati e la riflessione sugli errori.