
Non è la storia di una donna sfortunata: è la storia di un sistema che chiede alle madri di scegliere, ancora, tra essere genitori ed essere lavoratrici. Almeno è quello che sta vivendo in prima persona Caterina Giacalone, docente precaria di Alessandria di cui vi abbiamo parlato di recente.
Sabato 14 marzo, la professoressa si è messa in macchina direzione Torino. In programma: il corso di abilitazione che le serve per stabilizzarsi dopo aver vinto il concorso nel 2025.
L'appello per ottenere un rinvio è caduto nel vuoto. Così l'insegnante non ha avuto scelta: presentarsi al corso con il figlio neonato in braccio, per non perdere i punti in graduatoria. Lo ha documentato in una foto su Facebook che ha girato parecchio su tutti i social media più noti.
La promessa mancata
Caterina aveva provato ogni strada per ottenere il rinvio dei corsi e restare in congedo parentale con il bambino, nato il 21 settembre 2025.
L'8 marzo aveva scritto direttamente alle istituzioni: niente richieste di favori, solo il rispetto di diritti già esistenti. Il ministro aveva risposto pubblicamente, garantendo che il caso si sarebbe sbloccato - come già avvenuto in situazioni analoghe per i concorsi precedenti.
Ma così, a quanto pare, non è stato, e Caterina si è ritrovata esattamente dove non voleva essere: scegliere tra portarsi dietro un lattante di 5 mesi a un corso universitario, o perdere la cattedra per cui lavorava da anni. Ha messo in borsa il biberon ed è partita.
Il post della prof
Tutta la frustrazione della docente è finita su Facebook, in un post che riportiamo integralmente:
"Nonostante le richieste di chiarimento, i solleciti istituzionali e l'attenzione mediatica che questa vicenda ha suscitato, ad oggi non è arrivata una comunicazione ufficiale che mi consenta di posticipare il percorso abilitante, nonostante il mio congedo parentale in atto.
Così, oggi, sabato 14 marzo, mi sto recando nella sede individuata dall'Ateneo per frequentare le lezioni previste: 10 ore di formazione e circa tre ore di viaggio complessive tra andata e ritorno. È solo l'inizio di un percorso a pagamento, che prevede un fitto calendario di attività obbligatorie, in presenza e non.
Porto con me mio figlio lattante per assicurargli la mia presenza e il suo sostentamento, essendo allattato al seno.
Per farlo, ho dovuto svegliarlo all'alba, proprio il giorno dopo il 13 marzo, quando si è celebrata la Giornata mondiale del sonno, occasione in cui è stato ricordato quanto il riposo sia fondamentale per lo sviluppo e il benessere dei più piccoli.
È la scelta che oggi mi trovo a fare per non rischiare di compromettere un percorso professionale costruito con anni di studio, lavoro e sacrifici.
Questa storia non riguarda soltanto me. Riguarda il modo in cui il nostro sistema ci chiede di conciliare lavoro, formazione e genitorialità".