
Un presunto caso di discriminazione scuote un liceo classico di Roma.
Al centro della vicenda c’è uno studente transgender del primo anno che, secondo quanto denunciato dalla famiglia e rilanciato da diverse testate – tra cui Fanpage e RomaToday -, sarebbe stato più volte chiamato con il nome anagrafico e con pronomi non corrispondenti alla sua identità di genere da una docente.
La storia, raccontata inizialmente dalla madre del ragazzo, ha acceso il dibattito su rispetto dell’identità di genere, carriera alias e ruolo della scuola come spazio sicuro per tutti gli studenti.
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Studente transgender umiliato da una prof: il caso
Secondo la ricostruzione riportata, tutto sarebbe iniziato lo scorso ottobre, dopo il coming out del ragazzo e la richiesta di essere chiamato con un nome maschile a scuola.
La madre sostiene che, da quel momento, il figlio avrebbe iniziato a vivere una situazione di forte disagio, con episodi ripetuti di misgendering e umiliazioni in classe.
Tra le frasi che gli sarebbero state rivolte, una in particolare è diventata il simbolo del caso: “Sarai sempre una ragazza, come dice il nome sul registro elettronico”.
Nel racconto della famiglia, la situazione si sarebbe aggravata nei mesi successivi fino a sfociare, a febbraio, in una sospensione di cinque giorni arrivata dopo l’ennesimo scontro con la stessa insegnante.
Sempre secondo la madre, il ragazzo sarebbe stato zittito più volte in classe con espressioni al femminile, avrebbe reagito uscendo dall’aula e insultando la docente, finendo però per essere descritto soltanto come lo studente che aveva mancato di rispetto a un’insegnante, senza che venisse considerato il contesto denunciato dalla famiglia.
La carriera alias torna a far discutere
La vicenda ha riportato sotto i riflettori anche la questione della carriera alias, cioè il protocollo che in molte scuole permette agli studenti transgender di usare un nome di elezione nella vita scolastica quotidiana, pur senza modificare i dati anagrafici ufficiali.
Secondo la madre del ragazzo, al liceo questo strumento non sarebbe stato ancora approvato, e proprio questa mancanza avrebbe lasciato spazio a tensioni e comportamenti contestati.
Nelle ultime ore, però, è arrivata anche la posizione della dirigente scolastica. Parlando con Ansa, la preside ha spiegato che dentro il Consiglio d’istituto è già stato avviato il percorso per approvare il regolamento della carriera alias: la delibera, inizialmente prevista per il 17 aprile, sarebbe stata rinviata al 24 aprile per l’indisponibilità della componente studentesca a partecipare.
In altre parole, secondo la scuola, l’approvazione dello strumento sarebbe ormai vicina.
Le reazioni
Sul caso sono intervenuti anche sindacati, rappresentanze studentesche ed esponenti politici.
La Flc Cgil ha parlato della necessità di garantire un ambiente scolastico rispettoso e libero da discriminazioni; la Rete degli Studenti del Lazio ha definito l’episodio “gravissimo” e ha chiesto carriere alias in tutti gli istituti, formazione per il personale docente ed educazione sessuoaffettiva nelle scuole.
Irene Manzi, responsabile scuola del Partito Democratico, ha parlato di una “grave violazione della dignità dello studente”.
Marilena Grassadonia, coordinatrice delle Politiche Diritti Lgbt+ di Roma Capitale, ha invece sottolineato che approvare la carriera alias non è “un mero esercizio burocratico”, ma “una presa di responsabilità da parte della comunità educante”.
Sul caso è intervenuta anche la forzista Rachele Mussolini, vicepresidente della Commissione Scuola di Roma Capitale, che ha chiesto di fare chiarezza.
La sua presa di posizione resta prudente, ma netta: “Se quanto denunciato da uno studente transgender del liceo Aristofane avesse fondamento ci troveremmo dinanzi a una grave e palese discriminazione da condannare in maniera assoluta e categorica”.
Ha poi aggiunto di voler andare fino in fondo su una vicenda che, se confermata, non potrebbe essere tollerata perché violerebbe il diritto dello studente a vedersi riconosciuta la propria identità.
Nel frattempo, il collettivo studentesco ha avviato una raccolta firme contro la docente che ha finora raggiunto le 216 voci in elenco: l’obiettivo è presentarla nel corso del prossimo Consiglio d’Istituto, in programma il 24 aprile.