
Ci sono compiti di gruppo che finiscono con una presentazione in PowerPoint. E poi ci sono compiti di gruppo che passano alla storia.
È quello che è successo in Australia, alla The Nature School di Port Macquarie, dove un gruppo di studenti ha lavorato per mesi a un progetto speciale: realizzare una mano stampata in 3D per la loro compagna Lois Agnello, nata con una agenesia della mano sinistra, termine che indica la mancata formazione di una parte o di tutto l'arto durante lo sviluppo embrionale.
L’idea è partita proprio da lei, durante il percorso di scienze e tecnologia guidato dall’insegnante Lloyd Godson.
Indice
Tutto è iniziato con una domanda
Lois voleva creare una mano insieme ai suoi amici, anche per mostrare loro cosa significhi vivere con una protesi. Qualcosa che partiva da un bisogno vero, da una persona vera, da una compagna seduta nella stessa classe.
Una stampante 3D, da sola, è solo una macchina. Ma se viene usata per ascoltare, progettare e migliorare la vita di qualcuno, diventa uno strumento di inclusione.
La classe ha usato una stampante 3D e un modello open-source
Per realizzare la mano, gli studenti hanno usato un design open-source di Free 3D Hands, una charity australiana che progetta e stampa dispositivi assistivi in 3D.
L’organizzazione mette a disposizione gratuitamente i suoi dispositivi e condivide i progetti per permettere anche ad altri di costruire, adattare e migliorare queste soluzioni.
Il lavoro, però, non è stato immediato. Secondo ABC News, prima di arrivare al primo prototipo gli studenti hanno passato mesi a incontrarsi, testare materiali, capire come funzionava la stampa 3D e migliorare il progetto. Per molti di loro era la prima volta con una tecnologia del genere.
Il primo risultato era ancora semplice, ma funzionava: la mano riusciva ad aprirsi, chiudersi e afferrare oggetti grazie al movimento del braccio e del polso. Per Lois, provarla è stato un momento fortissimo: non solo perché la mano si muoveva davvero, ma perché l’aveva costruita insieme ai suoi compagni.
Il progetto non si è fermato alla prima mano
Dopo il primo prototipo, Lois e i suoi compagni hanno continuato a lavorare con Free 3D Hands per migliorare il design. ABC News racconta che sono state stampate altre versioni, sempre più avanzate, con l’obiettivo di renderle più comode e funzionali nella vita di tutti i giorni.
E la cosa più bella è che il progetto non è rimasto chiuso dentro la classe. Gli studenti hanno iniziato a immaginare come usare lo stesso metodo per aiutare altre persone che hanno bisogno di dispositivi assistivi.
Il progetto è stato anche selezionato per rappresentare l’Australia al Be the Change Youth Summit in Giappone, un evento dedicato ai giovani innovatori e alle idee capaci di affrontare problemi globali.