
Il XXIV Rapporto sulla sicurezza a scuola, elaborato da Cittadinanzattiva misura quante scuole italiane si trovino in aree a rischio di alluvioni e frane - un problema reso ancora più urgente dalla crisi climatica - incrociando i dati dell'Anagrafe dell'edilizia scolastica con le mappe ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
E' ormai acclarato che il cambiamento climatico in atto aumenti la frequenza e l'intensità di eventi meteo estremi, come piogge improvvise e abbondanti, che possono provocare allagamenti o smottamenti nei territori più vulnerabili. Per questo conoscere quali strutture sono a rischio è il primo passo per passare dall'emergenza a una reale politica di prevenzione e adattamento climatico, garantendo la sicurezza di studenti e personale scolastico.
È fondamentale precisare, tuttavia, che la pericolosità idrogeologica o idraulica descrive una condizione del territorio e non equivale automaticamente alla vulnerabilità strutturale del singolo edificio: identificare queste aree serve a orientare la pianificazione, la manutenzione preventiva e le procedure d'emergenza.
Rischio idrico
Il nuovo rapporto di Cittadinanzattiva analizza il rischio di alluvioni e inondazioni nelle scuole italiane. La pericolosità è classificata in tre livelli ufficiali: P3 per il rischio alto con alluvioni frequenti, P2 per il rischio medio e P1 per il rischio basso con eventi rari.
Su 39.351 edifici monitorati, 7.543 (il 19,2%, ovvero quasi uno su cinque) si trovano in aree a rischio idraulico. Nel dettaglio, 3.850 edifici (il 9,8%) sono in fascia P1, 2.440 (il 6,2%) in fascia P2 e 1.253 (il 3,2%) nella fascia P3 a maggior pericolo. A pesare su questo quadro è anche l'anzianità delle strutture: oltre la metà degli edifici esposti (il 56,4%) è stata infatti costruita tra il 1950 e il 1992, con la fascia 1971-1992 che risulta la più numerosa.
Complessivamente la questione coinvolge 1.340.093 studenti delle scuole primarie e secondarie. L'Emilia-Romagna e la Toscana sono le regioni più esposte in assoluto, mentre Liguria, Emilia-Romagna e Calabria registrano il maggior numero di scuole nella zona a rischio più alto.
Rischio idrogeologico
La pericolosità idrogeologica è divisa in cinque livelli: P4 (molto elevata), P3 (elevata), P2 (media), P1 (moderata) e le Aree di attenzione, cioè zone dove esistono segnalazioni di possibili rischi non ancora classificati ufficialmente. Secondo i dati di Cittadinanzattiva, 5.113 edifici scolastici rientrano in queste categorie, ovvero il 13% dei 39.351 monitorati (poco più di uno ogni otto).
La maggior parte delle scuole coinvolte si trova nelle fasce a rischio moderato e medio (P1 e P2), che sommano 3.627 edifici. Le strutture nei livelli a pericolo elevato e molto elevato (P3 e P4) sono invece 842, per un totale di circa 60.743 alunni.
A livello regionale, i numeri più alti si registrano in Toscana (1.056 edifici) e Campania (1.046), seguite da Liguria (536), Lombardia (424) e Sardegna (411). Limitando l'analisi alle sole classi a maggior rischio (P4 e P3), ben il 44,1% delle scuole (371 su 842) si concentra in tre sole regioni: Campania (161), Toscana (119) e Piemonte (91). In Lombardia il rischio è prevalentemente medio (402 edifici su 424 sono in P2), mentre in Sardegna predomina la fascia moderata P1 (318 su 411).
In totale, la questione riguarda 464.451 studenti sui 6.172.717 considerati (il 7,5%). Escludendo le Aree di attenzione non ancora classificate, gli alunni nelle fasce da P1 a P4 sono 394.995. La fascia d'età più colpita è quella delle scuole secondarie di II grado, con 190.287 studenti coinvolti.
Come sono organizzate le scuole
Accanto alla prevenzione dei rischi ambientali, un altro aspetto fondamentale riguarda la capacità delle scuole di gestire le emergenze su un piano organizzativo. Su questo fronte si registrano leggeri miglioramenti rispetto agli anni passati: il 79,2% degli istituti è in possesso del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e l’81,2% dispone di un Piano di Evacuazione.
Nonostante questi dati generali positivi, le differenze regionali restano molto marcate. Le regioni con i tassi più alti di adozione del DVR sono le Marche (97,48%), la Valle d’Aosta (96,28%), il Piemonte (91,17%), il Veneto (91,59%) e la Lombardia (90,48%). All'estremo opposto si trova l'Abruzzo, con la percentuale più bassa in assoluto (35,95%), seguito a distanza da Campania (60,35%) e Calabria (63,80%).
La situazione è quasi identica per quanto riguarda la stesura del Piano di Evacuazione: guidano la classifica Marche (99,09%), Valle d’Aosta (97,80%), Lombardia (94,29%), Veneto (93,90%) e Piemonte (93,18%). Anche in questo caso l'Abruzzo chiude la lista con la percentuale peggiore (35,89%), preceduto da Campania (61,37%) e Calabria (65,89%).
Permane tuttavia una lacuna significativa: non esistono dati ufficiali a livello nazionale che attestino lo svolgimento effettivo delle prove di emergenza per l'anno scolastico 2024-2025 né per quelli precedenti. Si tratta di un'informazione che sarebbe invece essenziale conoscere per capire se la teoria si traduca in reale preparazione sul campo.