carriera alias istituto piemonte

Nell’Istituto Alberghiero 'Donadio' di Dronero, nel cuneese, è stato introdotto un regolamento per la gestione della ‘carriera alias’ degli studenti, redatto dall’associazione Genderlens e Agedo nazionale, di fatto rendendo la scuola la prima della provincia di Cuneo ad aver approvato questa pratica.

Sarà quindi possibile creare un profilo burocratico, alternativo e temporaneo, riservato agli studenti e alle studentesse transgender, e sarà data loro la possibilità di sostituire il nome anagrafico, quindi non il cognome, dei documenti ufficiali, dato alla nascita in base al sesso biologico, con quello che la persona ha scelto di adottare.

Il motivo che ha spinto la scuola ad introdurre la 'carriera alias'

Ovviamente la 'carriera alias' non ha valore burocratico al di fuori della scuola e quindi non costituisce un documento di identità valido, ma per gli studenti e le studentesse è un passo importante verso un ambiente privo di pregiudizi ed esclusioni: "L’obiettivo è garantire un ambiente sereno, da vivere senza discriminazioni e bullismo transfobico - riporta in premessa l’associazione Genderlens -. Uno di questi è il misgendering, ovvero l’uso accidentale e intenzionale di termini, parole che fanno riferimento al sesso biologico di una persona anziché all’identità di genere in cui si riconosce l’individuo".

Ogni studente in transizione di genere avrà quindi il nome scelto nei quadri dei voti, nel libretto e nel registro elettronico. La decisione a Dronero è arrivata dopo una riunione del Collegio docenti, durante il quale il Consiglio d’istituto ha approvato il nuovo regolamento all’unanimità a metà febbraio, per la precisione il giorno di San Valentino: "Una coincidenza, che assume tuttavia un significato molto importante, quale atto di amore più grande e rispetto verso il prossimo - spiega Monica Monchiero, insegnante di Accoglienza turistica, una delle referenti per l’attivazione di carriera alias, raggiunta da 'La Stampa'.

La 'carriera alias' è possibile sotto richiesta dei genitori nel caso in cui la persona sia minorenne, ma può essere anche richiesta dal diretto interessato nel caso in cui sia maggiorenne, in entrambi i casi però, lo studente o la studentessa transgender deve dimostrare di avere iniziato un percorso psicologico e medico.

Una volta avviata la pratica, il sesso biologico sarà noto solo al personale dell’amministrazione scolastica, con l’obbligo della riservatezza, e starà soltanto al diretto interessato la scelta di parlarne agli altri. La decisione è avvenuta senza litigi, in quanto al primo posto è stato messo il benessere degli studenti: "Il confronto in Consiglio è stato sereno, ci siamo resi conto che non si toglieva niente a nessuno, ma era importante per qualcuno - conclude Monica Monchiero -. Un atto di grande sensibilità, che impegna docenti e compagni all’utilizzo del nome alias, quindi una forma di rispetto e attenzione verso il prossimo. Un segnale forte, controcorrente forse: oggi si parla tanto di educazione civica, in un mondo in cui accadono ancora troppe cose che non mi piacciono. E questa, per noi, è la base. Un esempio che mi auguro altre scuole vogliano seguire".

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