colpi di canna singapore

Bastonate contro i bulli a scuola. È questa la nuova misura decisa da Singapore per contrastare gli episodi più gravi di bullismo, compreso quello online.

Una scelta che, vista dall’Europa, sembra arrivare da un’altra epoca, ma che nel Paese asiatico si inserisce in un sistema disciplinare dove le punizioni corporali sono ancora previste.

Secondo le nuove linee guida discusse in Parlamento, gli studenti maschi coinvolti in episodi gravi potranno ricevere fino a tre colpi di canna. La misura riguarderà gli alunni dalla scuola primaria superiore in su, quindi dai 9 anni circa, e sarà applicata solo nei casi considerati più seri.

La pratica, in realtà, è già in vigore e rappresenta la pena principale a cui vanno incontro i truffatori a Singapore.

Lo scorso 4 novembre 2025 la Sottosegretaria di Stato agli Affari Interni Sim Ann ha annunciato la misura in Parlamento: i condannati saranno puniti con almeno 6 frustate. E adesso la misura entra anche nelle aule scolastiche. 

Indice

  1. Che cos'è il metodo del caning e perché non è nuovo
  2. Come funzionerà la punizione
  3. Perché Singapore ha scelto questa linea
  4. Le critiche: cosa dicono OMS e UNICEF

Che cos'è il metodo del caning e perché non è nuovo

La bastonatura - in inglese caning, letteralmente “prendere a colpi di canna” -, è una forma di punizione corporale diffusa soprattutto in alcuni contesti educativi anglosassoni e asiatici.

Consiste nel colpire una persona con una canna o un bastone sottile, secondo regole stabilite dall’autorità scolastica o giudiziaria. A Singapore non si tratta di una pratica nuova: esiste già nel sistema disciplinare del Paese, ma la sua applicazione nei casi di bullismo ha riacceso il dibattito internazionale.

Perché, soprattutto se parliamo di minori, la domanda è inevitabile: una punizione fisica può davvero educare, o rischia solo di rispondere alla violenza con altra violenza? 

Come funzionerà la punizione

Come riportato dal The Guardian, la misura non potrà essere decisa liberamente da qualunque insegnante. Il ministro Lee ha precisato che i colpi di canna dovranno essere approvati dal preside e somministrati solo da personale autorizzato.

Le scuole dovranno valutare anche la maturità dello studente, la gravità dell’episodio e la possibilità che la punizione lo aiuti a comprendere il peso delle proprie azioni.

Dopo la punizione, la scuola dovrà monitorare il benessere e i progressi dello studente, anche attraverso attività di supporto e counselling.

È questo uno dei punti su cui insiste il governo: la fustigazione, secondo Singapore, non sarebbe pensata come gesto isolato, ma come parte di un percorso disciplinare e "riabilitativo".

Resta però un dato che ha fatto molto discutere: la misura si applicherà solo ai ragazzi.

Le studentesse non potranno essere punite con i colpi di canna e, in caso di bullismo, potranno ricevere altre sanzioni, come detenzione scolastica (oltre l'orario curricolare), sospensione o modifiche al voto di condotta.

La distinzione è legata al quadro normativo di Singapore, che vieta la fustigazione per le donne.

Perché Singapore ha scelto questa linea

La stretta arriva dopo una revisione durata circa un anno e dopo diversi casi di bullismo che hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica nel Paese.

Le nuove misure puntano a rendere più chiari e uniformi i protocolli delle scuole, anche per quanto riguarda la gestione delle segnalazioni e il supporto agli studenti coinvolti.

Il governo sostiene che la scuola debba fissare confini chiari e far capire agli studenti che certi comportamenti hanno conseguenze. In questa logica, la fustigazione viene presentata come una misura estrema, riservata ai casi in cui gli altri strumenti non bastano.

Le critiche: cosa dicono OMS e UNICEF

A livello internazionale, le punizioni corporali sui minori sono fortemente criticate. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la punizione corporale come qualsiasi forma di punizione in cui viene usata la forza fisica con l’intenzione di provocare dolore o disagio, anche lieve.

Secondo l’OMS, le prove disponibili mostrano che queste pratiche sono associate a danni fisici e psicologici, aumento dei problemi comportamentali nel tempo e nessun beneficio dimostrato sullo sviluppo dei bambini e degli adolescenti.

In un report pubblicato nel 2025, l’OMS ha parlato delle punizioni corporali come di un problema globale di salute pubblica.

Secondo i dati citati dall’organizzazione, circa 1,2 miliardi di bambini e ragazzi tra 0 e 18 anni subiscono punizioni corporali in casa ogni anno; inoltre, l’esposizione a queste pratiche è collegata a maggiori rischi di ansia, depressione, bassa autostima e difficoltà nello sviluppo.

Anche UNICEF si oppone alla misura. L’organizzazione ricorda che, nel mondo, circa 1,6 miliardi di bambini subiscono regolarmente punizioni violente da parte dei caregiver e che la violenza educativa può includere sia punizioni fisiche sia aggressioni psicologiche, come minacce, umiliazioni e abusi verbali.

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