
Siamo a fine maggio: tra verifiche dell'ultimo minuto, interrogazioni di recupero e la pressione dei voti finali, il carico di studio può diventare insostenibile. Qualche volta, in assenza di tempo (e di voti), alcuni prof propongono vere e proprie maratone, obiettivamente pesanti per chi a fine anno è già stanco e pieno di compiti.
Ecco quindi che la tentazione di ricorrere alla classica "paccata" – l'assenza strategica di massa – diventa fortissima.
Questo è esattamente ciò che è accaduto in una terza classe di un liceo, dove gli studenti hanno tentato il tutto per tutto pur di difendersi da un carico di studio giudicato umanamente impossibile. Le cose, tuttavia, non sono andate come previsto.
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La miccia: 150 slide e patti non rispettati
La vicenda, segnalata direttamente di uno studente alla redazione di Skuola.net, nasce all'inizio della settimana. Secondo quanto riferito dal ragazzo, la docente di chimica avrebbe improvvisamente comunicato la volontà di interrogare la classe, nella giornata di venerdì, su un programma mastodontico di ben 150 slide.
Il problema principale, stando al racconto dello studente, risiedeva nel fatto che una larghissima parte di quel materiale non era mai stata spiegata o affrontata in aula.
Inoltre, l'annuncio ha unilateralmente scompaginato i precedenti accordi presi sulla piattaforma Classroom, che prevedevano l'inizio delle interrogazioni regolari a partire dal giorno 23 (focalizzate solo sulle slide condivise) e i recuperi per chi aveva insufficienze fissati addirittura per il 5 giugno. A complicare ulteriormente il quadro, la presenza, nella giornata di sabato (il giorno immediatamente successivo alla maxi-interrogazione), di un impegnativo tema di scienze umane.
"Magari in 4 giorni ce l'avremmo fatta a studiare tutto, ma esistono anche altre materie da studiare, in più il giorno dopo quell'interrogazione abbiamo un tema di scienze umane..."

In classe si presentano solo in otto
Messi alle strette e schiacciati dall'ansia, gli studenti hanno optato per l'azione collettiva: un'assenza strategica coordinata per rimanere a casa a studiare scienze umane e scampare al "pericolo" chimica. Venerdì mattina il piano è scattato, ma con una defezione parziale: la "paccata" non è stata totale, poiché otto studenti hanno deciso comunque di varcare la soglia della scuola e presentarsi regolarmente in aula.
Qui si consuma il primo colpo di scena della giornata. Chi è andato a scuola ha infatti riferito ai compagni rimasti a casa che l'interrogazione si è rivelata tutt'altro che proibitiva.
La docente di chimica, contrariamente alle aspettative dei ragazzi, non ha mostrato segni di stizza o di rabbia per lo svuotamento dell'aula, conducendo le verifiche orali in un clima di relativa serenità.
La furia del coordinatore e le sanzioni in arrivo
Se la prof di chimica ha taciuto, lo stesso non si può dire del coordinatore di classe, che ricopre anche il ruolo di docente di italiano. Quest'ultimo ha interpretato il comportamento della maggioranza degli alunni come un gravissimo atto di immaturità. La reazione del docente è stata immediata e durissima: ha inviato una mail ufficiale di fuoco alla classe, stigmatizzando apertamente la condotta degli assenti.
I provvedimenti promessi non si sono fatti attendere. Il coordinatore ha già stabilito che tutti gli studenti rimasti a casa venerdì dovranno sottoporsi a una verifica scritta nella giornata di martedì. Non soddisfatto, si è recato personalmente in portineria per esporre formale lamentela e segnalare l'accaduto direttamente al Preside e al Vicepreside dell'istituto.
Tra gli studenti ora regna il panico e l'incertezza su come si concluderà l'anno scolastico.