
Garantire un posto all'asilo nido a ogni bambino e bambina non deve più essere considerato un servizio a domanda individuale, magari riservato a chi può permetterselo, bensì un diritto universale esigibile su tutto il territorio nazionale.
È questa l’ambiziosa proposta lanciata dall'assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro di Roma Capitale, Claudia Pratelli, nel corso di un'intervista rilasciata a noi di Skuola.net.
Una sfida civica e politica che, nel progetto che ha in mente l’assessora, comporta uno sforzo istituzionale coordinato e un investimento economico strutturale da parte dello Stato.
La proposta: dal servizio a domanda individuale al diritto gratuito per tutti
Perché, come accade ogni anno, la ripartenza dei servizi educativi 0-3 anni pone l'Italia di fronte al nodo dell'accessibilità economica e delle strutture, ad oggi ancora insufficienti.
Sebbene gli interventi legati al PNRR abbiano rappresentato un passo in avanti importante, non risultano, infatti, ancora del tutto all'altezza delle esigenze e delle richieste della società.
Da qui la necessità di un cambio di paradigma radicale: “Noi abbiamo bisogno che il nido diventi gratuito per tutte e per tutti - sostiene Pratelli - che diventi un diritto universale, non più un servizio a domanda individuale”.
Per raggiungere questo traguardo, aggiunge l'amministratrice capitolina, serve ovviamente una precisa scelta politica coordinata, che parta dal livello centrale: “C'è bisogno - sottolinea Pratelli - di una scelta di tutto il Paese, una scelta dello Stato, una scelta ovviamente del Governo in carica, ovvero quello di fare un investimento significativo sui nidi per consentire a tutti e tutte di accedervi”.
Perché il nido è fondamentale: crescita, equità e pari opportunità
Rendere il nido accessibile a tutti, peraltro, non è solo una misura economico-assistenziale, ma un vero e proprio tassello di sviluppo personale e sociale per le nuove generazioni. Come racconta l’assessora, le evidenze raccolte negli ultimi anni dimostrano come l'esperienza nella primissima infanzia sia in grado di tracciare il successo futuro dei ragazzi.
“Quello che noi abbiamo imparato in questi ultimi anni - spiega Pratelli - è che i bambini e le bambine che frequentano il nido hanno delle traiettorie scolastiche e professionali molto migliori; questo vale soprattutto per i bimbi che hanno un background socioeconomico e culturale di svantaggio”.
La scuola dell’infanzia si configura, così, come uno strumento straordinario per livellare i divari sociali ai blocchi di partenza e dare più opportunità a tutti.
Al tempo stesso, sempre secondo la visione di Pratelli, la presenza capillare e gratuita dei servizi 0-3 anni costituisce una leva indispensabile di giustizia sociale e parità di genere. In un contesto in cui il carico di cura familiare grava tuttora prevalentemente sulle donne, la mancanza di nidi penalizza direttamente l'occupazione femminile.
Come sottolinea l'assessora, “il nido è anche uno strumento di contrasto alle diseguaglianze di genere, perché quando c'è un nido i genitori e in particolare le madri, su cui purtroppo nel nostro Paese ancora gravano di più i carichi di cura dei figli, hanno il tempo e la possibilità di costruire più facilmente il proprio percorso di vita, compreso quello professionale”.
Il bilancio di Roma Capitale: la maggior parte dei posti è pubblica
Intanto, mentre si sollecita una riforma su scala nazionale, la Capitale si propone come modello virtuoso di gestione e programmazione. Tra abbattimento delle rette e ampliamento delle strutture, l’anno scolastico 2026/27 porterà l'attivazione di 275 nuovi posti nido. E, più in generale, si parla per Roma di 715 nuovi accessi complessivi creati dal 2022 ad oggi.
Il dato più significativo, però, riguarda la netta prevalenza dell'offerta pubblica e il livello di copertura raggiunto: “Oggi nella nostra Capitale - fa notare con orgoglio Pratelli - l'offerta pubblica copre il 41,7% dei bambini da 0 a 3 anni”. Se a questa quota si aggiunge, poi, il contributo dei privati autorizzati, la copertura totale della città “supera abbondantemente la soglia del 50%”.
Un risultato che permette a Roma di oltrepassare in anticipo gli obiettivi europei del 2030, dimostrando come investire nella prima infanzia sia una strada praticabile ed efficace per l'intero Paese.