Andrea Savino ha 21 anni e insegna violoncello al liceo Bragaglia di Frosinone, la stessa scuola in cui era studente fino a tre anni fa. Violoncellista professionista, ai microfoni di Skuola.net ha raccontato com'è passare dall'altra parte della cattedra quasi senza pausa.
Nella sua nuova vita da prof ci sono ex compagni di scuola diventati suoi allievi ed ex insegnanti diventati colleghi. E c'è anche qualche abitudine dei docenti che da studente non sopportava e che ora si ritrova a ripetere.
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Il percorso: diploma, due lauree e abilitazione in tre anni
Come si arriva in cattedra a 21 anni? Savino lo riassume così: "tramite un percorso molto rapido, molto intenso e senza staccarmi mai dal mio strumento, ovvero il violoncello".
Il primo passaggio è anche il più incredibile. Nel luglio 2023, nel giro di appena 10 giorni, ha preso prima il diploma di maturità e poi la laurea triennale in conservatorio. Due traguardi che di solito stanno a qualche anno di distanza, lui li ha messi in fila nello stesso mese.
Poi è arrivata la laurea magistrale, sempre in conservatorio, nell'ottobre 2025. L'ultimo tassello è stato l'abilitazione all'insegnamento, ottenuta a giugno di quest'anno.
Il risultato? Savino oggi insegna al liceo Bragaglia di Frosinone, lo stesso istituto in cui si è diplomato. Ha praticamente lasciato i banchi e ci è rientrato da prof, con in mezzo due lauree e un'abilitazione.
Accanto agli studi, gli anni della formazione accademica sono stati pieni anche sul palco. Savino racconta di aver svolto "un'intensa attività concertistica" e di aver fatto "tanta esperienza", prima di scegliere di salire in cattedra.
Ma perché proprio l'insegnamento, dopo anni passati tra concerti ed esperienza sul palco? Savino spiega che sentiva che la musica poteva ancora dargli qualcosa di nuovo: "Quel qualcosa di nuovo era l'insegnamento, era quello di cui avevo bisogno ed era quello che mi mancava". Avendo l'occasione di farlo da giovane, ha "colto la palla al balzo".
Il primo giorno in classe: scambiato per uno studente di quinta
Entrare in classe da prof nella scuola dove fino a poco prima eri studente... diciamocelo, non è una situazione da tutti i giorni. Savino racconta di aver notato reazioni diverse da classe a classe.
La più bella, dice, è stata quella della quinta. Il motivo è semplice: quando lui frequentava l'ultimo anno, quei ragazzi erano in prima, quindi erano compagni di scuola. "Proprio nelle loro facce potevi vedere la gioia e la felicità nel rivedermi", ricorda.
Con i più piccoli è andata diversamente. Qualcuno lo conosceva e aveva capito cosa stava succedendo, altri invece pensavano che fosse uno studente di quinta "di non si sa quale sezione che si era perso e vagava per la scuola". Un classico, vero?
Le materie che insegna sono due. La prima è violoncello, con lezioni individuali che si tengono il pomeriggio e che gli permettono, spiega, "di avere un rapporto uno a uno con lo studente".
La seconda è musica d'insieme, che si svolge la mattina e coinvolge l'intera classe. In questo caso Savino si trova a lavorare con venti, trenta persone nello stesso momento.
Prof e studenti quasi coetanei: come cambia il rapporto
Per Savino, a un prof così giovane non serve inventarsi chissà quali trucchi per rendere la lezione interessante. "Alla fine si condivide lo stesso linguaggio, si condividono gli stessi pensieri e anche la stessa visione sulla scuola", spiega.
E c'è di più: secondo lui si condividono "probabilmente anche le stesse ansie". Da qui nasce un rapporto molto speciale: "Siamo coetanei alla fine", taglia corto.
Gli studenti se ne approfittano? Per il docente succede esattamente il contrario. I ragazzi, racconta, lavorano di più e si impegnano "tantissimo rispetto al normale". Lui si vede come "una sorta di fonte di ispirazione" e aggiunge: "Vedere un ex loro pari diventare docente deve essere qualcosa di stupendo".
Il passaggio dall'altra parte della cattedra ha però anche un lato ironico. Da studente lo turbavano i prof che si arrabbiavano con la classe. Oggi, durante le ore di musica d'insieme, gli capita di alzare la voce nei momenti di confusione per richiamare l'attenzione. Il suo commento: "Sono diventato quello che tanto criticavo".
C'è invece un'abitudine dei prof che si è ripromesso di evitare: i monologhi da 20-30 minuti, a volte giusti, altre non necessari e capaci di far crollare l'attenzione della classe. Ai suoi allievi fa una richiesta precisa: "Se mai dovesse succedere, fatemelo notare dopo un minuto, così mi fermo".
Tornare a scuola da collega dei propri ex prof
Se c'è una parte del lavoro che Savino ama più di tutte, è il rapporto con i colleghi più esperti. Il motivo è curioso: la maggior parte di loro sono i suoi ex docenti.
Sono gli stessi insegnanti che, racconta, lo hanno accompagnato per cinque anni in un percorso in cui è cresciuto "prima didatticamente e poi anche umanamente". Ritrovarli come colleghi, stavolta da pari, è per lui "la parte più speciale" del mestiere.
E l'accoglienza è stata calorosa fin dall'inizio. "Da quando ho rimesso piede a scuola loro sono stati superfelici e mi hanno accolto subito come un professionista", dice.
E tra dieci anni? Savino scherza: "Alla mia età 10 anni son praticamente una vita intera", poi ammette di non sapere se sarà ancora prof a scuola. Su una cosa però non ha dubbi: si vede "al 100% violoncellista e al 1000% docente di violoncello".