Ore 14:49 di una giornata di fine maggio. All'interno di una scuola media di Montecchio Emilia, il termometro elettronico segna 32 gradi centigradi. Non siamo su una spiaggia ad agosto, ma in un'aula scolastica dove una studentessa di terza media accusa un improvviso colpo di calore e sviene, richiedendo l'intervento urgente del 118 e il trasporto in ambulanza al pronto soccorso.

L'episodio, riportato da Il Resto del Carlino, non è isolato: in altri istituti, nei giorni più caldi di maggio, altri alunni o docenti hanno manifestato malesseri dovuti alle temperature eccessive.

È il sintomo lampante di un'emergenza molto più vasta: i nostri edifici scolastici, strutturalmente pensati per un clima che non esiste più, si trovano oggi a dover fare i conti con ondate di calore sempre più improvvise e intense (in anticipo).

Indice

  1. I dati di Cittadinanzattiva: solo il 7,4% delle scuole ha impianti di climatizzazione o ventilazione
  2. Il quadro globale: l'allarme dell'OCSE 
  3. Quanto costa il caldo sul registro di classe?
  4. Strategie a confronto: i Comuni non possono farcela da soli

I dati di Cittadinanzattiva: solo il 7,4% delle scuole ha impianti di climatizzazione o ventilazione

Secondo il XXIII Rapporto del Civico Osservatorio sulla Sicurezza a Scuola di Cittadinanzattiva (2025), la percentuale nazionale di sistemi di condizionamento e ventilazione nelle scuole è definibile “irrisoria”.

Su un totale di 60.030 sedi scolastiche sul territorio italiano, solo 4.457 sono dotate di impianti di climatizzazione o ventilazione. Parliamo del 7,42%.

Esiste tuttavia una forte disparità regionale. Le Marche (30,23%) sono la regione più virtuosa d'Italia. Il primato si deve a una precisa e lungimirante strategia che, subito dopo l'emergenza Covid, ha deciso di investire in modo massiccio in questa tipologia di impianti.

La Sardegna (16,52%) è al secondo posto, ma già a notevole distanza dalle Marche.Poi c’è il Veneto (11,03%) e l’Emilia-Romagna (9,5%), sotto la soglia del 10%. Ed è proprio qui, a Montecchio, che si è registrato il collasso termico in classe.

Il quadro globale: l'allarme dell'OCSE 

La situazione italiana si inserisce perfettamente nella cornice delineata dall'ultimo rapporto dell'OCSE (marzo 2026), intitolato "What are the likely impacts of rising temperatures on students and how are countries adapting?". I modelli climatici dimostrano che, entro il 2050, gli studenti dei paesi OCSE passeranno un numero decisamente superiore di giornate scolastiche esposte a temperature estreme (superiori ai 30°C).

Nello scenario climatico intermedio, paesi come la Bulgaria e il Cile si uniranno a Colombia, Costa Rica e Stati Uniti nella lista dei territori in cui oltre un quarto degli alunni della scuola primaria frequenterà istituti soggetti a più di 60 giorni caldi all'anno

In Ungheria, la quota di studenti esposti a più di 30 giorni caldi all'anno passerà dal 19% attuale a un soffocante 96% nel 2050. Anche la storicamente fresca Inghilterra vedrà quasi un quarto dei suoi studenti primari affrontare oltre 30 giorni di canicola all'anno durante i mesi scolastici.

Le ondate di calore hanno già iniziato a scardinare la continuità didattica: nel corso del 2025, temperature eccezionali hanno costretto alla chiusura temporanea migliaia di scuole dalla Francia fino al Brasile, evidenziando la fragilità delle infrastrutture educative globali.

Quanto costa il caldo sul registro di classe?

Il calore eccessivo non mina soltanto la salute e il benessere fisico immediato dei ragazzi, ma - secondo l’OCSE -  penalizza i risultati scolastici e allarga le disuguaglianze sociali. 

Uno studio internazionale ha dimostrato che ogni giorno aggiuntivo con temperature superiori a 26,7°C, registrato nei tre anni precedenti a un esame, riduce il punteggio dei test PISA dello 0,18% di una deviazione standard. I dati suggeriscono inoltre che le giornate calde possono ridurre la frequenza e l'impegno scolastico complessivi, aggravando le perdite di apprendimento a lungo termine.

Negli Stati Uniti, un anno scolastico mediamente più caldo di appena 1°F (0,55°C) riduce l'apprendimento annuale dell'1% (misurato tramite i punteggi PSAT) se l'istituto è privo di impianti di climatizzazione. 

Una ricerca condotta in Giappone ha rilevato che, in assenza di aria condizionata, i punteggi dei test crollano dello 0,56% (in termini di deviazione standard) per ogni giorno scolastico extra sopra i 34°C. Questo impatto negativo è tre volte più severo per gli studenti economicamente e socialmente svantaggiati. Al contempo, l'installazione dei climatizzatori è in grado di neutralizzare circa i tre quarti di questa perdita di apprendimento.

Le alte temperature influenzano quindi l'apprendimento dei bambini sia direttamente, incidendo sul loro benessere e sul rendimento scolastico, sia indirettamente, interrompendo la normale attività scolastica a causa delle chiusure eccezionali.

Strategie a confronto: i Comuni non possono farcela da soli

L'adattamento dei sistemi scolastici al riscaldamento globale comporta una serie di compromessi politici ed economici complessi. Come sottolineato dall'assessora alla scuola di Montecchio, Elena Terenziani, gli enti locali intervengono dove possono, ma i bilanci comunali non dispongono delle risorse necessarie per interventi strutturali massicci su scala globale. "Servono finanziamenti importanti", conclude l'assessora. "Non si può più negare il cambiamento climatico".

Per rispondere a questa emergenza, i governi dell'area OCSE avrebbero già iniziato a implementare politiche specifiche, tra cui l'individuazione delle scuole più vulnerabili, il miglioramento delle infrastrutture e l'adattamento dei calendari e degli orari scolastici.

Sebbene i miglioramenti infrastrutturali (come l'installazione dell'aria condizionata) siano efficaci, sottolinea il rapporto, comportano costi elevati. Al contrario, le modifiche al calendario scolastico sono più economiche da attuare, ma richiedono un'attenta pianificazione per evitare la perdita di tempo didattico. Un approccio equilibrato, che combini entrambe le strategie - suggerisce l'OCSE - rappresenterebbe quindi la via più efficace per salvaguardare sia la salute che l'istruzione degli studenti.

 

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