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21 dicembre 2012

Fine del mondo o nuovo inizio?

Giammarco Ghiretti

Liceo Scientifico E. Amaldi (Roma)

Classe V sez. O

Anno scolastico 2009/2010

Se avessi avuto la possibilità di scrivere un romanzo fantascientifico, probabilmente avrei iniziato così:

Venerdì 21 dicembre 2012… Ore 08:00

Sembra apparentemente una mattina come tutte le altre, tutta la famiglia, prima di iniziare la giornata, è presa dal rito della colazione con la televisione accesa … d’improvviso il gelo: il giornalista dal suo studio televisivo, ricorda ai telespettatori tra una notizia di cronaca, una di politica e una di finanza che oggi è il 21 dicembre 2012...

L’ultimo giorno del mondo.

Però, non si tratta di un romanzo, ma soltanto della mia tesina per gli esami di maturità!!!

Ultimamente abbiamo sentito intensamente parlare del 2012 e, quasi sempre in termini molto catastrofici.

Con la mia tesina vorrei tentare di sfatare il mito sulla fine del mondo, mi sono appassionato all’argomento dal punto di vista sia scientifico, sia mitologico sia letterario, ed ho cercato un filo conduttore tra le materie d’esame.

Teorie sulla fine del mondo

(Maya; Malachia; Nostradamus)

Probabilità

Aldous Huxley

(Matematica) Brave New World

Equinozi e solstizi terrestri

Hegel e il giustificazionismo storico

Magnetismo terrestre

(Filosofia)

Genocidi dell’900 e l’Olocausto

Magnetismo

Campo magnetico

Il culto di Iside in Apuleio

Primo Levi

Se questo è un uomo

(Lett. Latina)

(Lett. Italiana)

1. Introduzione

Se analizziamo a fondo la storia, ci rendiamo conto che nel corso dei secoli più volte sono state espresse date fantomatiche in cui sarebbe potuta avvenire la fine del mondo: al nascere dell’anno 1000, la Chiesa immaginava cataclismi e inondazioni … allo scoccare del “nuovo millennio” si temeva, nella notte tra il 31 dicembre 1999 e il primo gennaio 2000, l’impazzimento dei componenti elettronici e di tutti i computer del mondo con conseguenti e continui black-out che avrebbero potuto comportare una regressione della società di oltre cento anni.

In realtà non è successo nulla di tutto questo, tutte le previsioni si sono dimostrate fasulle o solo fantasie letterarie.

Avvicinandoci però alla data fatidica del 21 dicembre 2012, ritengo sia necessario tranquillizzare le comunità mondiali diffondendo non solo profezie o voci ingiustificate, ma divulgando seriamente anche tutte le nozioni e le conoscenze scientifiche che riguardano la materia … indubbiamente, secondo me, il 21 dicembre 2012 segnerà una tappa importantissima per la storia degli uomini, definirei questo come il giorno in cui la società umana ha compiuto una virata verso un “mondo migliore”.

1. Teorie sulla fine del mondo

Maya; Malachia; Nostradamus

Sul tema della fine del mondo fin dall’antichità si sono pronunciati molti popoli, che, nonostante lontani gli uni dagli altri, sia geograficamente sia temporalmente, sono riusciti a giungere a profezie e a conclusioni molto simili tra loro.

Di queste le più conosciute sono quelle della tradizione e della mitologia Maya, quelle delle centurie di Nostradamus e infine del libro dell’apocalisse (ultimo libro della Bibbia).

Negli ultimi anni, forse sollecitati dall’avvicinarsi della data fatidica, gli studiosi stanno approfondendo l’argomento e, da tali studi sono emerse nuove profezie, come ad esempio quelle di antiche tribù di pellirossa, abitanti nella parte occidentale dell’America settentrionale, le predizioni, fino a poco fa sconosciute, di Malachia, un monaco irlandese vissuto durante il medio evo.

Bisogna però chiarire che la profezia del 2012 non è l’unica in circolazione, infatti, recentemente è stato rintracciato un libro scritto da Isaac Newton, il quale, dopo aver dedicato gli ultimi anni della sua vita alla lettura e alla decodificazione dei messaggi presenti nella Bibbia, è riuscito a fare dei calcoli, ponendo la fine del mondo non nel 2012 ma nel 2060.

A chi dare credito?

Vediamo in modo più approfondito le varie teorie:

1. Maya

Questo popolo vissuto nell’America centrale tra il 1800 a.C. e il 1560 d.C., può essere considerato uno dei maggiori conoscitori dell’universo, nonostante sia vissuto in epoca remota.

I Maya, come altre culture mesoamericane, misuravano il tempo utilizzando un sistema di tre calendari. I giorni erano organizzati attraverso un calendario religioso rituale della durata di 260 giorni (chiamato Tzolk'in), suddiviso in trecene (periodi temporali di 13 giorni) e un calendario solare di 365 giorni (Haab'), suddiviso in 18 periodi di 20 giorni ciascuno.

Non misuravano gli anni, tuttavia le date di questi due calendari erano combinate tra loro per dare luogo a cicli di 18.980 giorni (~52 anni) per un totale di 52 cicli diversi ricorrenti. Un ulteriore calendario, il cosiddetto Lungo computo, calcolava, invece, il tempo trascorso dalla data della creazione del mondo secondo la mitologia maya. Questo calendario, a differenza dei precedenti, era progressivo e suddivideva il tempo in cicli non ricorrenti (b'ak'tun) della durata di 144.000 giorni, suddivisi a loro volta, su base vintigesimale, in 4 ulteriori sottocicli.

Il 20 dicembre 2012 terminerà il 13° b'ak'tun (12.19.19.17.19 nella notazione originale del calendario).

2. Malachia

In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civica septis collis diruetur et Iudex tremendous iudicabit populum suum. Amen.

Questo testo latino si traduce: ”Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro il Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dei sette colli crollerà e il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Amen”.

Tali parole, che sembrano richiamare l’Apocalisse di Giovanni e che, proprio come le profezie e i segni incontrati finora, ci annunciano un crollo, ci indicano la fine di qualcosa, sono state attribuite a un santo: Malachia O’Morgan. Sarebbero le parole conclusive della sua Prophetia de Summis Pontificibus e le avrebbe scritte quasi 1000 anni fa.

Prima di addentrarci nella comprensione del senso di questa frase, conosciamo chi, molto probabilmente, ne è stato l’autore.

Malachia è un monaco nato in Irlanda nel 1094. Vescovo e poi arcivescovo di Armagh, sua città natale, ha riformato e organizzato la Chiesa irlandese, smantellando i riti pagani della liturgia celtica che ancora le appartenevano. A seguito di una crisi mistica ha rinunciato a ogni carica ecclesiastica per ritornare a essere un semplice monaco e come tale è vissuto fino alla fine dei suoi giorni.

Nel 1139 Malachia ha fatto il primo dei due viaggi della sua vita verso Roma; ha attraversato la Scozia, l’Inghilterra, la Francia, e prima di giungere nella città del pontefice, si è fermato a Chiaravalle dove ha conosciuto Bernardo, l’abate ispiratore della Regola dei Cavalieri Templari. Arrivato infine a Roma, Malachia ha incontrato papa Innocenzo II e da lui è stato nominato legato pontificio per l’Irlanda.

Nel 1148 il monaco ha lasciato nuovamente la sua patria per recarsi ancora una volta a Roma: anche in quest’occasione si ferma a Chiaravalle ma lì si è ammalato e, come la storia narra, è morto il 2 novembre tra le braccia di Bernardo che ne ha fatto l’elogio funebre e ne ha poi scritto la biografia.

Nel 1190 è stato canonizzato da papa Clemente III: da allora è uno dei santi dalla Chiesa cattolica e il suo nome è, ancora oggi, ricordato molte volte.

Ma la fama di Malachia non è legata alla sua santità.

Nel 1590, secoli dopo la sua morte, nella biblioteca di Chiaravalle è stato trovato un manoscritto: si tratta di un testo profetico, della raccolta di 111 motti in latino attraverso i quali, da 2 o 3 parole riferite al luogo di provenienza, allo stemma della famiglia o a eventi storici, si possono decifrare altrettanti pontefici a partire da Celestino II, salito al soglio pontificio nell’anno 1143, fino alla fine dei tempi, fino all’ultimo papa dopo il quale la Chiesa cadrà e Pietro tornerà sulla Terra per riprendere le chiavi.

Il manoscritto ritrovato nella biblioteca di Chiaravalle è stato attribuito a Malachia: la leggenda racconta che il monaco lo avrebbe scritto a seguito di una visione mistica.

Nel 1595 i motti, la Prophetia de Summis Pontificibus, vengono per la prima volta raccolti e pubblicati a Venezia dal monaco benedettino belga Arnold Wion nel libro LIgnum Vitae.

“Prophetia de Summis Pontificibus”

Centoundici sono i papi elencati in questa profezia attraverso centoundici motti, vediamone alcuni:

Ex castro Tiberis

Il primo papa della lista è Celestino II (1143-1144), annunciato dalla frase (dal castello del Tevere): il pontefice era originario di Città di Castello.

Inimicus expulsus

Il secondo è Lucio II (1144-1145): la profezia dice (il nemico espulso); il cognome del papa era Caccianemici.

Ex magnitudine montis

Il motto per il terzo papa, Eugenio III (1145-1153), è il pontefice era signore di Monte Magno.

Comes signatus

Il quindicesimo papa della lista è descritto dall’espressione (il conte segnato): sarebbe da individuare in Innocenzo III (1198-1216), al secolo Lotario dei Conti di Segni.

Ex eremo celsus

Il trentunesimo, Celestino V (1294-1294), è profetizzato dalla frase (elevato dall’eremo): Pietro Anglerio da Morrone, prima di diventare papa, è stato un eremita.

Columna veli aurei

Il cinquantunesimo motto dice (la colonna del velo d’oro): vi corrisponderebbe la figura di Martino V (1417-1431), al secolo Ottone Colonna, cardinale di San Giorgio al Velanzio.

Passiamo ora ai papi successivi al 1595:

Iucunditas crusis

L’ottantaduesimo motto recita (la gioia della croce): sarebbe da associare a Giovanni Battista Pamphili, eletto papa con il nome di Innocenzo X (1644-1655) il 15 settembre 1644, il giorno successivo alla festa dell’esaltazione della Croce.

Dopo di lui è salito al soglio pontificio Fabio Chigi, col nome di Alessandro VII (1655-1667).

Montium custos

Il motto che gli corrisponde è (custode dei monti) perché sul suo stemma c’erano tre monti.

Peregrinus apostolicus

Al novantaseiesimo posto è (pellegrino apostolico). Giovanni Angelico Braschi, ovvero Pio VI (1775-1766), si è reso famoso per i suoi viaggi.

Crux de Cruce

Il centunesimo, (croce della croce): Pio IX (1846-1878) è stato il papa, che durante i moti risorgimentali, ha dovuto sopportare la “croce” dell’annessione degli Stati della Chiesa al Regno d’Italia.

Pastor angelicus

Il centoseiesimo è (pastore angelico): il motto è associato a Pio XII (1939-1958), al secolo Eugenio Maria Pacelli. Lo stesso pontefice amava ricordare che il suo cognome in latino vuol dire “Pace del Cielo”.

Il centosettesimo papa, identificato con Papa Giovanni XXIII (1958-1963), è indicato

Pastor et nauta

come (pastore e marinaio). Angelo Roncalli, prima di diventare papa, è stato Patriarca della sede episcopale di Venezia, una delle ex Repubbliche marinare.

Flos florum

Per il centottesimo, identificato in Paolo VI (1963-1978) si legge (fiore dei fiori): nello stemma papale di Paolo VI, Giovanni Battista Montini, c’erano tre gigli.

De medietate lunae

A lui succede Giovanni Paolo I (1978) e il motto che gli corrisponde è (il periodo medio della luna): il pontificato di Giovanni Paolo I, Albino Luciani, è durato circa un mese, il tempo di una luna.

Dopo la prematura scomparsa di Luciani viene eletto Karol Wojtyla, con il nome di

De Labore Solis

Giovanni Paolo II (1978-2005): per lui il motto è (dalla fatica del sole).

Le interpretazioni date sono quattro: la prima riferisce il motto alle eclissi di Sole che si sono verificate nel giorno della nascita di Karol Wojtyla, 18 maggio 1920, e nel giorno del suo funerale e della sua tumulazione, 8 aprile 2005; la seconda riferisce il motto alle origini di Wojtyla che, proprio come il Sole, veniva dall’est, dalla Polonia; la terza alla grande sofferenza fisica degli ultimi anni del pontefice; la quarta al fatto che Giovanni Paolo II è stato il papa che ha viaggiato più in assoluto nella storia, portando la Chiesa ad avere il dominio su un territorio talmente vasto che non vi tramontava mai il sole.

Abbiamo detto 111 papi, con Giovanni Paolo II siamo arrivati a 110: l’attuale, Joseph Ratzinger, eletto papa dal conclave il 19 aprile 2005 col nome di Benedetto XVI, sarebbe il centoundicesimo e ultimo?

Se così fosse, la profezia di Malachia sarebbe straordinariamente in sintonia con il periodo storico della profezia maya del 2012: la fine del mondo comprenderà anche la fine del papato?

3. Nostradamus

Michel de Nostredame, Nostradamus, è uno dei personaggi più famosi della storia: di lui molto si è scritto e moltissimo si è frainteso. Nato in una ricca famiglia borghese a Saint-Remy-de-Provence il 14 dicembre 1503, è stato un tipico rappresentante della cultura del suo tempo ma la sua grandezza è stata riuscire ad andare oltre:

Nostradamus è stato, infatti, in grado di superare la cultura del suo tempo perché ha saputo guardare indietro, ha saputo attingere con intelligenza e senza preconcetti al grande sapere accumulato nei secoli passati dai sapienti e dai popoli che lo avevano preceduto.

Dopo aver ricevuto l’istruzione di base nella sua città natale, quando non aveva ancora compiuto 15 anni, Nostradamus l’ha lasciata per stabilirsi ad Avignone, dove ha proseguito gli studi e ha perfezionato la sua conoscenza del latino. Ad Avignone è rimasto 3 anni ma poi è stato costretto ad andarsene per il sopraggiungere della peste e la conseguente chiusura della scuola che frequentava.

Nel 1529 si è iscritto alla facoltà di medicina di Montpellier.

Avverso alla medicina del tempo, accademica, basata solo sui libri, Nostradamus si è dedicato con passione allo studio delle piante e delle loro virtù terapeutiche perché i metodi naturali, raccomandati e descritti nelle opere dei grandi dell’antichità, rappresentavano per lui il riferimento più sicuro. Questa propensione per una medicina pratica ha attirato su Michel la forte diffidenza dell’ambiente universitario.

Dopo essersi laureato, Nostradamus ha lasciato comunque Montpellier e ha ricominciato i suoi viaggi. Questa grande avidità di sapere l’ha portato nella sua vita a essere non solo un medico, ma anche insegnante di francese, astronomo, botanico e matematico. Ha acquistato in breve un’enorme popolarità e molte corti richiedevano i suoi servizi: è stato un uomo di successo e, a differenza di molti altri uomini di successo, ha avuto ampi riconoscimenti anche mentre era in vita.

Terminato il periodo dei viaggi, carico delle conoscenze accumulate nelle principali biblioteche europee e nell’incontro con scienziati e a lui contemporanei, si è stabilito in Provenza dove ha trascorso la maggior parte della sua vita e dove ha scritto le sue maggiori opere.

Dal 1550 ha pubblicato le Pronosticationes, almanacchi con previsioni meteorologiche e con annunci di avvenimenti che si sarebbero verificati nell’anno successivo.

Nel 1555 ha pubblicato le celebri Centurie, una serie di quartine enigmatiche suddivise in 10 gruppi da 100, scritte con un linguaggio volutamente criptico per evitare guai con l’inquisizione.

Alle Centurie si lega l’immortalità di questo personaggio e alle Centurie si legano tutti i fraintendimenti che di lui sono stati fatti nel corso dei secoli. Ciò che è importante comprendere per evitare di vedere in Nostradamus un mago che, chissà come, ha avuto visioni più o meno apocalittiche del futuro, è che lui è stato un grande scienziato, un grande astronomo, e che ha saputo riconoscere negli eventi che si susseguono delle ripetizioni cicliche: mosso da questa intuizione, che è anche alla base di tutte le premonizioni maya, egli ha scritto le sue Centurie. La tradizione è stata quindi il suo misterioso codice segreto: non è stato un uomo che faceva profezie, quanto un uomo che traduceva in maniera criptica cose che non potevano essere dette al suo tempo. Pertanto si può dire che le sue, più che predizioni, siano state deduzioni.

Il 2 luglio 1566 è morto in Provenza.

Recenti ricerche suggeriscono che gran parte del lavoro profetico di Nostradamus non è altro che la parafrasi di elementi escatologici principalmente derivati dalla bibbia integrati da eventi storici e da antologie riportanti presagi, il tutto mixato dall'oroscopo comparativo. Per questo le molte predizioni coinvolgono antiche figure come Lucio Cornelio Silla, Nerone, Gaio Mario e altri così come descrizioni di battaglie tra le nuvole e rane che cadono dal cielo.

L'astrologia in se è menzionata solo due volte nella prefazione e 41 volte nelle centurie. Nell'ultima quartina della sesta centuria egli esplicitamente attacca gli astrologi.

Le fonti storiche da cui ha attinto sono facilmente identificabili in Tito Livio, Svetonio, Plutarco ed altri autori classici così come ha attinto da cronisti medievali come Goffredo di Villehardouin e Jean Froissart. Gran parte delle citazioni astrologiche sono prese parola per parola da Livre de l'estat et mutations des temps di Richard Roussat.

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Sintesi

Tesina esame di maturità: fine del mondo

tesina esame di maturità fine del mondo

Matematica: la probabilità.

Inglese: Aldous Huxley, Brave New World.

Geografia astronomica: equinozi e solstizi terrestri, magnetismo terrestre.

Filosofia: Hegel (giustificazionismo storico).

Storia: genocidi del '900, olocausto.

Fisica: magnetismo, campo magnetico.

Latino: Apuleio (culto di Iside).

Italiano: Primo Levi (Se questo è un uomo).

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