maturità difficiile

In oltre un secolo di storia – l'esame ha ormai spento ben 103 candeline – la Maturità ha cambiato pelle continuamente. È passata dall'essere un filtro d'élite estremamente rigido a formule eccezionali nate durante i periodi di emergenza, fino ad arrivare alla struttura dei giorni nostri.

Compiendo un viaggio nel tempo, sorge spontanea una domanda: quale generazione ha dovuto affrontare la Maturità più complicata di sempre?

Indice

  1. Maturità di oggi: cosa cambia davvero nel 2026?
  2. I primi decenni: l'era della selezione spietata (1923 - 1951)
  3. Dall'esame più longevo all'arrivo del "Quizzone" (1969 - 2000)
  4. Il nuovo Millennio: riforme continue e tutele per le emergenze (2002 - 2019)
  5. L'era della pandemia e il "Maxi-Orale" (2020 - 2022)
  6. Il ritorno alla normalità (2023 - 2025)
  7. In conclusione: qual è il verdetto?

Maturità di oggi: cosa cambia davvero nel 2026?

Guardando alle regole attuali, la Maturità 2026 si presenta come un esame volto a valutare il percorso "a tutto tondo" dello studente.Le due prove scritte nazionali mantengono la struttura classica (italiano con 7 tracce e la seconda prova sulla materia d'indirizzo), ma le vere novità riguardano l'orale.

La novità principale del colloquio è la focalizzazione su quattro discipline precise individuate dal Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM): due sono quelle oggetto degli scritti, mentre le altre due variano in base all'indirizzo di studio. Questo serve a dare binari più definiti al colloquio, che include sempre l'educazione civica e l'esperienza di formazione scuola-lavoro (ex PCTO). 

Dal colloquio, inoltre, spariscono gli spunti iniziali forniti dalla commissione: si inizierà da una riflessione che potrà utilizzare quanto contenuto nel Curriculum dello Studente (che avrà quindi un'importanza maggiore), anche per ciò che riguarda le attività extrascolastiche.

Inoltre, la riforma introduce nuove regole: 

  • Stop alla "scena muta" strategica: Per considerare valido l'esame, il candidato deve svolgere regolarmente tutte le prove, orale compreso. Non è più possibile fare calcoli matematici e "rifiutarsi" di parlare contando solo sui crediti accumulati, una scelta che ora può costare la bocciatura.
  • La rimodulazione del bonus: Il punteggio integrativo massimo che la commissione può assegnare passa da 5 a 3 punti. Per ottenerlo è necessario partire da una base minima di 90 punti complessivi.
  • Commissione ridotta: La struttura delle commissioni viene inoltre snellita, passando a 5 membri totali (un presidente esterno, due commissari esterni e due interni).

Inoltre, la denominazione si aggiorna a "esame di Maturità" da "esame di Stato", a sottolineare il valore formativo e di crescita personale del traguardo. Ma come si è arrivati a questa "formula"? 

I primi decenni: l'era della selezione spietata (1923 - 1951)

L'atto di nascita dell'esame risale al 1923, anno della storica riforma firmata dal filosofo Giovanni Gentile. Quella prima versione fu, con ottime ragioni, la più temuta in assoluto: per ottenere il diploma bisognava superare ben quattro prove scritte e un colloquio orale che non si limitava all'ultimo anno, ma copriva l'intero programma del triennio precedente. Come se non bastasse, l'intera commissione era composta esclusivamente da docenti esterni, molti dei quali professori universitari. Non a caso, le percentuali di bocciati erano altissime rispetto a oggi.

La prima parziale riduzione del carico arrivò nel 1937, quando i programmi d'esame vennero ridotti alle sole materie dell'ultimo anno scolastico. Durante la Seconda guerra mondiale, la drammaticità del contesto impose una totale destrutturazione della prova: la Maturità venne temporaneamente abolita e sostituita da un semplice scrutinio finale. Passata la guerra, nel 1951, venne rispolverato l'esame targato Gentile, rimettendo in crisi gli studenti dell'epoca con lo spettro dei quattro scritti e dell'orale totale.

Dall'esame più longevo all'arrivo del "Quizzone" (1969 - 2000)

Nel 1969, sulla scia delle proteste studentesche e dei mutamenti sociali del Sessantotto, il ministro Fiorentino Sullo introdusse una formula che si sarebbe rivelata la più longeva della storia italiana, rimanendo in vigore per quasi trent'anni. Questo modello prevedeva una commissione prevalentemente esterna, due prove scritte, due orali e un voto finale espresso in sessantesimi. Anche se sulla carta sembrava più accessibile, l'alto numero di professori esterni manteneva un livello di severità notevole.

Questo sistema è stato poi rivoluzionato dal ministro Luigi Berlinguer a fine anni Novanta, dando vita alla cosiddetta "Maturità del quizzone". L'esame di Berlinguer ha introdotto elementi chiave ancora familiari, come il credito scolastico che incideva sul voto finale e la diversificazione delle tracce per la prima prova di italiano. La caratteristica più distintiva e temuta era la terza prova, un "quizzone" multidisciplinare scritto, a cui si aggiungeva l'introduzione della tesina all'orale. Anche la commissione divenne mista (tre membri interni, tre esterni e un presidente esterno) e il punteggio passò dai sessantesimi ai centesimi.

Il nuovo Millennio: riforme continue e tutele per le emergenze (2002 - 2019)

A partire dal 2002, sotto il Ministero di Letizia Moratti, la Maturità ha subito diverse modifiche, riducendo inizialmente i membri esterni della commissione a uno solo. Successivamente si è assistito all'aumento del punteggio massimo dei crediti scolastici (da 20 a 25) e all'introduzione del 100 e lode.

Nel 2007, con Fioroni, torna la commissione torna mista e il giudizio di ammissione. Prima di allora, da Berliinguer, l'ammissione alla maturità era automatica.

La svolta successiva è arrivata con la legge Fedeli del 2017, entrata in vigore nel 2019, che ha eliminato sia la terza prova sia la tesina, innalzando il valore del credito scolastico a 40 punti. L'accesso è diventato vincolato a paletti precisi: la sufficienza in tutte le materie, lo svolgimento delle prove INVALSI e il completamento delle ore di PCTO (l'alternanza scuola-lavoro).

Le prove scritte sono state ridotte a due, introducendo il testo argomentativo in prima prova e la multidisciplinarità nella seconda. Nel 2019 si registrò anche l'introduzione delle "buste" per il colloquio orale, iniziativa del ministro Bussetti che venne rapidamente abbandonata a causa delle polemiche.

L'era della pandemia e il "Maxi-Orale" (2020 - 2022)

L'emergenza da Covid-19 nel 2020 ha costretto il mondo della scuola ad adottare soluzioni straordinarie. Per due anni le prove scritte sono state eliminate e sostituite da un unico "maxi-orale" condotto da una commissione composta interamente da membri interni (ad eccezione del presidente). Il peso dei crediti scolastici è salito fino a 60 punti, mentre il colloquio da solo ne valeva fino a 40.

Con l'emergenza in fase calante, nel 2022 il ministro Bianchi ha optato per una soluzione intermedia: reintrodurre la prima prova d'italiano su base nazionale, lasciando però la seconda prova d'indirizzo all'elaborazione dei docenti interni delle singole scuole.

Il ritorno alla normalità (2023 - 2025)

Passata l'emergenza sanitaria, il ministro Giuseppe Valditara ha optato per un ritorno definitivo alla normalità pre-pandemica. Dal 2023 l'esame ha ripreso le sue caratteristiche standard: due prove scritte nazionali, un orale multidisciplinare e il credito scolastico riportato a un massimo di 40 punti (con i restanti 60 punti distribuiti in parti uguali tra i due scritti e il colloquio). Questa formula, unita a una rinnovata attenzione per i requisiti di ammissione ha accompagnato i maturandi fino al 2025.

Dal 2025, tuttavia, a seguire le rinnovate norme sulla condotta, il voto in comportamento fa media per il credito scolastico. Inoltre, chi viene ammesso con il 6 in condotta dovrà presentare un elaborato critico incentrato sui temi della cittadinanza attiva durante il colloquio.

In conclusione: qual è il verdetto?

Mettendo a confronto le varie epoche, emerge chiaramente che l'Esame di Stato è sempre stato una prova impegnativa, ma i picchi di reale difficoltà appartengono al passato. La Maturità del 1923, con il suo programma triennale totale e le commissioni interamente universitarie ed esterne, rimane l'esame più difficile e selettivo della storia della scuola italiana.

 

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