giuseppe saragat
Fonte foto: Wikipedia

Giuseppe Saragat è stato uno dei protagonisti della storia repubblicana italiana.

Socialista, antifascista, uomo delle istituzioni, parlamentare, ministro e poi Presidente della Repubblica, ha attraversato alcuni dei passaggi più importanti del Novecento: il fascismo, l’esilio, la Resistenza, la nascita della Repubblica e la costruzione della democrazia italiana.

Il suo nome compare nella prima prova della Maturità 2026, all’interno della traccia B1, collegata a un testo dell’Assemblea Costituente. Per orientarsi, senza entrare nello svolgimento della prova, è utile conoscere il profilo di Saragat e il contesto storico in cui si è mosso.

La sua biografia aiuta infatti a capire un momento decisivo della storia italiana: quello in cui il Paese, uscito dalla guerra e dalla dittatura, prova a darsi nuove regole, nuove istituzioni e una nuova idea di cittadinanza.

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Indice

  1. Chi era Giuseppe Saragat
  2. L’antifascismo e il ritorno alla politica
  3. Il ruolo nella nascita della Repubblica
  4. Saragat e l’Assemblea Costituente
  5. Il socialismo democratico di Saragat
  6. Dal Parlamento al Quirinale
  7. Segui l'esame di Maturità su Skuola.net!

Chi era Giuseppe Saragat

Giuseppe Saragat nasce a Torino nel 1898. Si forma in un ambiente colto e liberale e studia economia, prima di avvicinarsi alla politica socialista.

La sua esperienza politica comincia negli anni Venti, in un periodo in cui l’Italia sta entrando nella fase più dura del fascismo. Saragat aderisce al socialismo riformista e diventa presto una figura attiva dell’antifascismo democratico.

Con il consolidarsi del regime fascista, è costretto a lasciare l’Italia. Vive in esilio, prima in Austria e poi in Francia. Questa esperienza è importante per capire la sua visione politica: Saragat matura infatti un’idea di socialismo legata alla democrazia parlamentare, alla libertà politica e al rifiuto dei totalitarismi.

Rientra in Italia durante la Seconda guerra mondiale e riprende l’attività politica clandestina. Da quel momento il suo percorso si intreccia con la fine del fascismo, la Liberazione e la costruzione del nuovo Stato repubblicano.

L’antifascismo e il ritorno alla politica

Saragat appartiene a quella generazione di politici che vive direttamente la crisi dello Stato liberale, l’ascesa del fascismo e il crollo della democrazia.

Per lui l’antifascismo non è soltanto opposizione a un regime. È anche difesa di un’idea precisa di politica: una politica fondata su libertà, diritti, Parlamento, pluralismo e partecipazione democratica.

Dopo il rientro in Italia, Saragat prende parte alla ricostruzione della vita politica nazionale. Nel 1944 viene nominato ministro senza portafoglio nel secondo governo Bonomi. Nel 1945 diventa ambasciatore d’Italia a Parigi.

Sono anni complessi, in cui l’Italia deve uscire dall’isolamento internazionale, affrontare le conseguenze della guerra e prepararsi alla nascita di nuove istituzioni. Saragat si muove dentro questo scenario come esponente di un socialismo democratico, distante sia dal fascismo sia da ogni forma di autoritarismo.

Il ruolo nella nascita della Repubblica

Il momento centrale della carriera politica di Saragat arriva nel 1946. Il 2 giugno gli italiani votano per scegliere tra monarchia e Repubblica e per eleggere l’Assemblea Costituente, incaricata di scrivere la nuova Costituzione.

Saragat viene eletto deputato all’Assemblea Costituente e ne diventa Presidente. È un incarico di enorme responsabilità, perché l’Assemblea non deve soltanto discutere una nuova legge fondamentale: deve dare forma politica e istituzionale a un Paese appena uscito dalla dittatura e dalla guerra.

La sua figura si lega quindi a uno dei passaggi fondativi della Repubblica italiana. In quel contesto, parlare di democrazia significava ricostruire dalle basi il rapporto tra cittadini, Stato, libertà e giustizia sociale.

Saragat rappresenta bene questa stagione: non è solo un uomo di partito, ma una figura istituzionale chiamata a guidare i primi passi dell’Assemblea che avrebbe scritto la Costituzione.

Saragat e l’Assemblea Costituente

L’Assemblea Costituente è il luogo in cui l’Italia democratica prende forma. Al suo interno siedono culture politiche diverse: cattolici, comunisti, socialisti, liberali, repubblicani, azionisti e altre forze nate o riorganizzate dopo la fine del fascismo.

Il compito non è semplice. Bisogna trovare un equilibrio tra posizioni diverse e, allo stesso tempo, dare al Paese una base comune. La Costituzione nasce proprio da questo confronto, in un momento in cui era necessario trasformare la fine della dittatura in un nuovo progetto politico condiviso.

Saragat, nel suo ruolo di Presidente dell’Assemblea, si colloca in un momento molto delicato: deve garantire il funzionamento dei lavori, rappresentare l’istituzione e richiamare il valore storico del compito affidato ai costituenti.

Per questo il suo nome resta legato non solo alla politica dei partiti, ma anche alla storia delle istituzioni repubblicane.

Il socialismo democratico di Saragat

Uno dei punti centrali per capire Saragat è il suo rapporto con il socialismo. La sua idea politica si fonda su una convinzione precisa: la giustizia sociale deve camminare insieme alla libertà democratica.

Saragat non rinuncia all’attenzione verso il mondo del lavoro, le disuguaglianze e i diritti sociali. Allo stesso tempo, però, difende con forza il parlamentarismo, il pluralismo e le libertà individuali.

Nel 1947 fonda il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, che poi diventerà il Partito Socialista Democratico Italiano. Questa scelta segna una frattura importante nella storia della sinistra italiana del dopoguerra e mostra la sua volontà di costruire un socialismo autonomo dal modello comunista.

La sua posizione può essere sintetizzata così: per Saragat non può esserci vera democrazia senza attenzione alla questione sociale, ma non può esserci vera giustizia sociale senza libertà politica.

Dal Parlamento al Quirinale

Dopo l’esperienza alla Costituente, Saragat continua a ricoprire incarichi di primo piano. È deputato, vicepresidente del Consiglio, ministro e leader del socialismo democratico.

Nel 1964 viene eletto Presidente della Repubblica, diventando il quinto Capo dello Stato italiano. La sua elezione arriva in una fase importante della storia repubblicana, segnata dal centrosinistra, dalla Guerra fredda, dai cambiamenti economici e sociali del Paese.

Da Presidente, Saragat interpreta il ruolo con attenzione all’equilibrio istituzionale e alla collocazione internazionale dell’Italia. La sua figura resta associata a una visione europeista, democratica e atlantica, coerente con il suo percorso politico precedente.

Concluso il mandato, diventa senatore a vita in quanto ex Presidente della Repubblica. Muore a Roma nel 1988.

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