
Esplosioni a Teheran, missili su Israele, prezzi del gas alle stelle e Borse in caduta libera. Nell'ultima settimana il Medio Oriente è tornato al centro dell'attenzione globale a causa dell'attacco congiunto di USA e Israele in Iran.
Ma per capire davvero cosa sta succedendo, bisogna fare un passo indietro e rispondere ad alcune domande fondamentali: dove si trova l'Iran e perché è così strategico? Chi sono gli Ayatollah e i Pasdaran? Perché Teheran è da decenni il nemico dichiarato di Stati Uniti e Israele?
E soprattutto: cosa sta accadendo in questo momento, e quali conseguenze può avere sul resto del mondo - Italia compresa?
In questo articolo proviamo a mettere ordine in una storia complessa, che affonda le radici nella Rivoluzione Islamica del 1979 e che oggi si sta giocando - pericolosamente - su più fronti contemporaneamente.
Indice
Dove si trova l'Iran e perché conta così tanto
Prima di tutto: di cosa stiamo parlando? L'Iran è un paese enorme: conta 92 milioni di abitanti ed è il 17esimo paese al mondo per superficie.
Si trova all'estremo orientale del Medio Oriente, confina con Iraq, Turchia, Armenia, Azerbaijan, Turkmenistan, Afghanistan e Pakistan, e si affaccia sul Golfo Persico e sul Mar Caspio.
È anche uno dei maggiori produttori al mondo di idrocarburi: nono nella produzione di petrolio e terzo in quella di gas naturale. Questo spiega in parte perché ogni crisi iraniana fa schizzare i prezzi dell'energia in tutto il mondo, e perché lo Stretto di Hormuz, il corridoio di mare che l'Iran controlla, è considerato uno dei punti strategici più sensibili del pianeta.
L'Iran è uno dei pochi paesi al mondo a maggioranza sciita: lo è circa il 90% della popolazione.
Lo sciismo è la corrente minoritaria dell'islam, opposta al sunnismo, e questa differenza religiosa è alla base di molte delle rivalità regionali che vedono l'Iran contrapposto ad Arabia Saudita, Emirati e altri paesi a maggioranza sunnita.
Per darti un'idea di quanto è grande questo Paese, qui sotto trovi le dimensioni reali dell'Iran confrontate con l'Europa

Perché l'Iran è il nemico numero uno di USA e Israele
Spoiler: tutto inizia nel 1979. In seguito alla Rivoluzione Islamica del 1979, un'alleanza improbabile tra religiosi, studenti e operai cacciò lo Scià Mohammad Reza Pahlavi, alleato degli Stati Uniti, e al potere arrivò l'Ayatollah Khomeini, che trasformò l'Iran nella prima Repubblica Islamica della storia.
Così l'Iran, da Paese tradizionalmente filo-americano, divenne il nemico numero uno degli USA nel giro di pochi mesi.
Poiché infatti gli USA sostenevano lo scià e il suo regime, i leader post-rivoluzionari individuarono negli Stati Uniti il principale nemico, spesso chiamato dalla propaganda il "grande Satana".
Alcuni episodi contribuirono a far crollare definitivamente i rapporti: su tutti la cosiddetta crisi degli ostaggi, quando decine di dipendenti dell'ambasciata americana a Teheran rimasero ostaggio del regime per oltre un anno tra il 1979 e il 1981.
Con Israele il discorso è simile ma con una componente in più. Prima della rivoluzione, lo Scià manteneva legami economici e di sicurezza con Israele.
Con la nuova teocrazia islamica al potere, l'Iran identificò Israele - anche per via del suo stretto legame con gli USA - come il nemico principale, e da allora quella posizione non è mai cambiata - anzi, si è radicalizzata.
Le ragioni per cui l'Occidente considera l'Iran una minaccia sono principalmente tre: il programma nucleare (Teheran dice per uso civile, molti paesi occidentali sostengono che l'obiettivo finale sia la bomba atomica), il supporto a gruppi armati nella regione, e l'arsenale missilistico di cui dispone.
Chi è un Ayatollah e cosa significa davvero
Senti questa parola ogni giorno in questi giorni, ma cosa vuol dire esattamente?
"Ayatollah" in arabo significa letteralmente "segno di Dio": è un titolo onorifico riservato agli studiosi islamici di altissimo livello all'interno dello sciismo. Non è una carica politica di per sé - ci sono molti ayatollah nel mondo islamico sciita - ma in Iran dopo il 1979 il sistema si è strutturato in modo che la massima autorità religiosa coincidesse con la massima autorità politica.
I due termini "ayatollah" e "Guida Suprema" non sono intercambiabili: esistono molti ayatollah, ma uno solo ricopre il ruolo di Guida Suprema. Quest'ultima viene generalmente scelta tra gli ayatollah, proprio perché deve possedere un'elevata autorità religiosa.
Questa sovrapposizione tra legittimità spirituale e potere politico fa sì che, soprattutto nel linguaggio mediatico, i due termini vengano spesso utilizzati come sinonimi, pur non essendolo tecnicamente.
Per quasi 35 anni, la Guida Suprema è stata Ali Khamenei - la figura più potente dell'Iran, quella che controllava esercito, magistratura, media e politica estera.
Il 28 febbraio 2026, Khamenei è stato ucciso durante un massiccio attacco aereo congiunto di Stati Uniti e Israele su Teheran.
Chi sono i Pasdaran: l'esercito nell'ombra
I Pasdaran sono probabilmente la struttura più potente - e più oscura - di tutta la Repubblica Islamica.
Anche noti come il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, questo gruppo di miliziani è nato nel 1979, immediatamente dopo la Rivoluzione Islamica guidata dall'Ayatollah Khomeini. Il loro motto è eloquente: "Chi si oppone alla Rivoluzione si oppone a Dio".
I Pasdaran sono molto più di un corpo militare: rappresentano uno dei principali strumenti di controllo del potere in Iran e rispondono direttamente alla Guida Suprema e operano su più livelli.
Sul piano interno, intervengono nella repressione delle proteste e nel controllo dell'ordine pubblico. Sul piano esterno, sostengono gruppi alleati nella regione, come in Siria e in Libano. Inoltre, gestiscono un vasto impero economico, con interessi nei settori dell'edilizia, dell'energia e delle telecomunicazioni.
In pratica: oltre ad avere il controllo su una grossa fetta del PIL iraniano, i Pasdaran gestiscono infrastrutture, energia, petrolio, banche e telecomunicazioni. Controllano anche le forze di terra, la marina, l'aviazione e persino l'intelligence.
Dal 2026 l'Unione Europea ha inserito i Guardiani della Rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche. In risposta, l'Iran ha designato le forze navali e aeree dei Paesi UE come organizzazioni terroristiche.
Cosa sta succedendo adesso? La guerra in tempo reale
La situazione è cambiata radicalmente nel giro di pochi giorni. Ecco la timeline essenziale.
La guerra tra Iran e Israele è scoppiata il 13 giugno 2025, quando Israele ha condotto massicci attacchi aerei a sorpresa contro infrastrutture nucleari, basi militari e aree residenziali in territorio iraniano.
Quella prima fase, durata 12 giorni, aveva già ucciso i vertici militari dei Pasdaran e distrutto gran parte del programma nucleare iraniano.
Ma il capitolo più drammatico si è aperto il 28 febbraio 2026. La Guida Suprema Ali Khamenei è stata uccisa durante un massiccio attacco aereo congiunto di Stati Uniti e Israele su Teheran. Nei bombardamenti sono state uccise anche altre figure politico-militari di spicco della Repubblica Islamica.
L'Iran ha risposto colpendo Israele e gli Emirati, e ha centrato l'ambasciata USA a Riad. Israele ha colpito il quartier generale del regime a Teheran. Gli attacchi statunitensi hanno causato danni all'impianto nucleare sotterraneo di Natanz.
Le autorità iraniane hanno dichiarato che il paese è "pronto per una guerra molto lunga", sottolineando di non aver ancora utilizzato le sue armi più efficaci.
Con la morte di Khamenei, l'Iran è precipitato in una crisi di leadership in piena guerra: a succedergli, in modo tutt'altro che scontato, è stato nominato il figlio Mojtaba Khamenei - 56 anni, fedelissimo dei Pasdaran, primo leader non ayatollah della storia iraniana.
Le conseguenze si stanno sentendo ovunque: le Borse crollano, il gas vola ai massimi dal 2022 superando i 60 euro al megawattora e l'inflazione torna a correre. Lo Stretto di Hormuz è chiuso, migliaia di italiani sono rimasti bloccati negli Emirati, e il conflitto mostra ogni giorno nuovi fronti aperti.
UE e Italia pronte a scendere in campo?
Una guerra che, purtroppo, non riguarda solo il Medio Oriente. L'Europa, al momento affacciata alla finestra, è sempre più coinvolta: nella notte del 2 marzo 2026 un drone ha colpito la base militare britannica di Akrotiri a Cipro, causando danni lievi ma nessun ferito - un segnale inequivocabile di escalation verso l'Europa.
Il generale iraniano Jabari ha dichiarato apertamente che l'Iran lancerà missili su Cipro finché gli americani non saranno costretti ad abbandonare l'isola.
La risposta non si è fatta attendere: la Grecia ha inviato due fregate e due caccia F-16 per la difesa di Cipro, mentre Ursula von der Leyen ha dichiarato che l'UE è "collettivamente e inequivocabilmente al fianco dei suoi Stati membri di fronte a qualsiasi minaccia".
Francia, Germania e Regno Unito stanno valutando azioni difensive nella regione. In particolare, il Regno Unito di Keir Starmer ha autorizzato gli USA a utlizzare le proprie basi militari per operazioni difensive, mentre Francia e Germania si sono dette pronte a fornire supporto agli alleati di Israele.
Contestualmente, il Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron ha anche annunciato che la Francia aumenterà il numero di testate nucleari a sua disposizione. Il motivo? "I prossimi 50 anni saranno un'era di armi nucleari" ha spiegato Macron.
E l'Italia? Il nostro Paese ospita basi militari USA operative nelle operazioni e si trova in una posizione delicata, senza che a Roma fosse stato comunicato nulla prima dell'inizio dei raid.
Il ministro degli Esteri Tajani ha sottolineato come i danni alla base di Cipro dimostrino che "nessuno sarebbe al riparo da un Iran dotato di missili e arma atomica", mentre centinaia di italiani sono stati rimpatriati dagli Emirati e dall'Oman. Secondo le stime, sono ancora 70mila i connazionali nell'area a rischio.
Il punto è questo: se Cipro dovesse invocare la clausola di mutua difesa del Trattato UE, il coinvolgimento europeo diventerebbe ufficiale. Siamo, probabilmente, di fronte a uno dei momenti più delicati della geopolitica globale degli ultimi decenni. E la partita è tutt'altro che finita.