
L’Assemblea Nazionale francese ha approvato all'unanimità, nei giorni scorsi, una riforma storica che mira a cancellare definitivamente il concetto di "dovere coniugale" dal Codice Civile.
Al centro della modifica c'è l'articolo 215, quello che viene letto ufficialmente durante il rito matrimoniale: finora, il principio della "comunione di vita" è stato interpretato dai giudici come un obbligo alla disponibilità sessuale.
Con questo voto (106 favorevoli e zero contrari), il Parlamento stabilisce che il matrimonio non può più essere una zona grigia dove il consenso si presume, trasformando l'intimità da obbligo giuridico a scelta libera e rinnovabile.
La fine del sesso come parametro nei divorzi
Il cambio di rotta avrà un impatto immediato nelle aule di tribunale, eliminando una prassi che penalizzava sistematicamente chi si opponeva ai rapporti non desiderati.
Una volta completato l'iter al Senato, la mancanza di rapporti sessuali non potrà più essere usata come argomento nei divorzi per colpa.
Si mette così fine alla possibilità di "sanzionare" o multare un coniuge per il suo rifiuto, una pratica che fino ad oggi equiparava la volontà individuale a una violazione contrattuale. Il sesso viene ufficialmente svincolato dai doveri legali di fedeltà, aiuto e assistenza previsti dal vincolo matrimoniale.
Una battaglia per i diritti e il consenso
I promotori della riforma, Marie-Charlotte Garin e Paul Christophe, hanno spiegato che il matrimonio non deve più essere considerato una "bolla" di impunità: il "sì" all'intimità deve essere esplicitato ogni volta e non può essere considerato definitivo per il solo fatto di avere la fede al dito.
Un retaggio del Medioevo
Questa nuova legge francese serve a eliminare una confusione che durava da troppo tempo. Sebbene nessuna legge moderna parlasse esplicitamente di "obbligo di fare sesso", nel Codice Civile si legge che i coniugi devono garantire una "comunione di vita". Molti giudici hanno interpretato questa frase includendovi i rapporti sessuali, un’idea che risale addirittura alle leggi della Chiesa nel Medioevo.
Dalla sentenza della CEDU all'orrore del caso Pelicot: ecco perché la Francia ha deciso di cambiare rotta
Nel 2019, un tribunale aveva dato torto a una donna, concedendo al marito il divorzio "per colpa" perché lei non voleva avere rapporti. La donna però non si è arresa e si è rivolta alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU). La Corte le ha dato ragione, condannando la Francia e stabilendo che negarsi al partner non può essere un motivo legale per essere puniti in un divorzio.
Dopo quella sentenza europea, i giudici francesi non potevano già più punire la mancanza di sesso, quindi la nuova legge serve soprattutto a fare chiarezza e a cambiare la mentalità delle persone. Per molti attivisti è fondamentale combattere l'idea ancora diffusa che una moglie "debba" dire di sì. Un esempio terribile è il caso Pelicot del 2024: alcuni degli uomini che hanno violentato Gisèle Pelicot mentre era sedata si sono giustificati dicendo di aver "presunto" il suo consenso solo perché il marito aveva dato loro il via libera.
Una nuova definizione di consenso
In Francia lo stupro tra coniugi è reato dal 1990, ma oggi si è fatto un passo avanti enorme nella definizione di consenso. Prima, per parlare di stupro, dovevano esserci violenza o minacce evidenti. Da novembre, la legge è molto più precisa: il sesso senza un consenso "informato, specifico e revocabile" è sempre violenza.
La situazione in Italia
In Italia, gli obblighi del matrimonio sono dettati dall'Articolo 143 del Codice Civile. Quando ti sposi, acquisisci gli stessi diritti del partner e assumi questi doveri reciproci:
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Fedeltà: non solo fisica, ma intesa come lealtà e dedizione spirituale.
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Assistenza morale e materiale: il dovere di stare vicino al partner nel bisogno e contribuire economicamente.
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Collaborazione: agire nell'interesse della famiglia.
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Coabitazione: l'obbligo di vivere sotto lo stesso tetto (salvo accordi diversi per motivi di lavoro o necessità).
Questo significa anche che, in caso di divorzio, l'addebito può essere richiesto quando uno dei coniugi ha violato i doveri previsti dall'Articolo 143 del Codice Civile in modo talmente grave da rendere intollerabile la convivenza. Per cui in caso si possa provare tradimento, abbandono del tetto coniugale, violenza e altre violazioni pesanti(chi chiede l'addebito deve dimostrare che la violazione è stata la reale causa della fine del rapporto), si verificano due svantaggi principali per chi ha "colpa":
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Perdita dell'assegno di mantenimento: Chi riceve l'addebito non ha diritto a ricevere l'assegno di mantenimento (anche se è il coniuge più povero). Mantiene però il diritto agli "alimenti" se si trova in stato di estremo bisogno.
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Perdita dei diritti ereditari: Chi ha l'addebito perde i diritti sull'eredità dell'altro coniuge nel caso in cui questo dovesse morire prima del divorzio definitivo.