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in collaborazione con Associazione CAF
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Sai cosa sono gli stereotipi di genere? Sono convinzioni e aspettative che ci accompagnano fin dalla prima infanzia e che, spesso senza accorgercene, influenzano il nostro modo di pensare, di comportarci e perfino di scegliere chi vogliamo diventare.

Sono proprio questi stereotipi ad alimentare le idee che fatichiamo a superare e che stabiliscono, ad esempio, come dovrebbe comportarsi un ragazzo o una ragazza. E il problema è che non si tratta solo di frasi fatte: questi schemi mentali possono diventare veri e propri limiti, fino a sfociare in situazioni gravi come discriminazioni, bullismo o violenza di genere.

Quest’ultima in particolare si traduce quasi sempre in quei luoghi comuni che ancora oggi purtroppo sentiamo troppo spesso: i maschi non devono piangere, “le femmine devono essere delicate”, “se ti tratta male vuol dire che gli piaci”.

Frasi che possono sembrare banali, ma che in realtà contribuiscono a costruire una visione distorta dei rapporti tra ragazzi e ragazze, basata sul potere, sul controllo o sulla sottomissione.

E così, senza nemmeno rendercene conto, certi comportamenti diventano “normali”: un insulto, una presa in giro, una gelosia esagerata vengono giustificati come segni di forza o addirittura di amore. Ma la verità è che non c’è niente di normale nella violenza - né fisica, né psicologica.

Gli stereotipi di genere sono pericolosi proprio perché agiscono in silenzio: ci fanno credere che alcuni ruoli o atteggiamenti siano “naturali”, quando invece sono solo costruzioni culturali che possiamo e dobbiamo cambiare. Riconoscerli è il primo passo per liberarsene

Ecco perché anche noi di Skuola.net desideriamo fare la nostra parte in questa battaglia. Con questa guida realizzata grazie all’impegno di Associazione CAF (Centro Aiuto Minori e Famiglie) e di Fondazione Comunità Milano, scopriremo insieme come riconoscere e "smontare" 6+1 stereotipi di genere.

Indice:

  1. Stereotipi di genere: come possiamo riconoscerli? 
  2. Come puoi combattere gli stereotipi di genere?
  3. La violenza di genere è ereditaria? No, ma tutto nasce in famiglia
  4. “Dalla parte delle bambine”: un progetto per combattere gli stereotipi alla base della violenza di genere
  5. Un rifugio per bambini e adolescenti vittime di maltrattamento: ecco cosa fa l’Associazione CAF

Stereotipi di genere: come possiamo riconoscerli? 

La domanda sorge spontanea: come scardinare i meccanismi che portano a queste degenerazioni come la violenza di genere? Semplice, partendo dalla base: la cultura e gli stereotipi di genere che ci vengono insegnati fin dall’infanzia.

Pregiudizi che non solo limitano le possibilità di crescita individuali di bambine e bambini ma che alimentano anche dinamiche pericolose in ambito familiare e sociale.

Osservando i comportamenti più diffusi, siamo in grado di identificare 6 (+1) stereotipi di genere (ma sono molti di più!) che ancora oggi condizionano il presente e il futuro di tanti ragazzi e ragazze.

#1 "I veri uomini non piangono"

Questa affermazione è falsa e dannosa. Esprimere le proprie emozioni è sano per tutti, a prescindere dal genere, e reprimere i propri sentimenti può portare a gravi problemi psicologici e sociali.

Il modello dell’"uomo duro" può generare frustrazioni che sfociano in comportamenti pericolosi e violenti, o in una sofferenza profonda per chi è costretto ad una immagine obbligata (lo sapevi che il tasso di suicidio dovuto a depressione è maggiore negli uomini rispetto alle donne?), dunque va superato.

#2 “Con quella minigonna vuole solo attirare l’attenzione”

Nella nostra società esiste ancora lo stereotipo secondo cui il modo in cui una donna si veste dice qualcosa sul suo carattere o sul suo valore. Questo pregiudizio sposta l’attenzione dal valore personale e professionale al mero aspetto esteriore. 

L’abbigliamento è solo uno dei tanti modi per esprimere la propria personalità, non è un indicatore di moralità, intelligenza o competenza, né tanto meno una autorizzazione ad agire senza consenso. 

#3 “Non ci vedo niente di male a controllare il suo telefono”

La gelosia e la possessività sono un segno di controllo e non di amore. Questo mito è uno dei principali fattori che alimenta la violenza nelle relazioni sentimentali. Il rispetto per l’autonomia e la libertà dell’altro è la vera base di un amore sano.

#4 "Gli uomini hanno il diritto di usare la rabbia per dimostrare forza e dominio"

Questo stereotipo promuove l’aggressività come segno di forza, ma in realtà la vera forza risiede nella capacità di gestire le emozioni e le frustrazioni senza ricorrere alla violenza. La rabbia non è un’emozione da sfogare sugli altri, ma da gestire con maturità.

#5 "La violenza è solo quella fisica. Le urla, gli insulti e le umiliazioni sono normali liti."

Falso. La violenza emotiva e psicologica (come le urla, gli insulti, il bullismo o la manipolazione) sono forme di abuso gravi quanto quella fisica. Questo mito normalizza comportamenti di controllo distruttivi che minano l'autostima e creano un clima di terrore in famiglia, danneggiando gravemente i minori.

#6 "La violenza sessuale è dovuta a un irrefrenabile impulso sessuale maschile"

Questa è una convinzione che deresponsabilizza l'aggressore e ignora la realtà della violenza. L’abuso sessuale non è figlio dell’impulso biologico, o degli ormoni, ma dell’intenzione di esercitare potere e controllo assoluto su un’altra persona.

È un atto violento che affonda le radici in una cultura patriarcale che, purtroppo, ancora oggi domina molte delle nostre relazioni.

E siccome siamo su Skuola.net non potevamo non menzionare anche quest’altro importante stereotipo che riguarda la formazione e il futuro lavorativo dei giovani:

#+1 "Le ragazze devono scegliere percorsi professionali che permettano loro di fare la mamma (es. l'insegnamento), i ragazzi invece quelli che 'portano i soldi' (es. l'ingegneria)."

Falso. Limitare le scelte professionali di un individuo in base al suo genere limita fortemente il potenziale economico e personale. Le donne si trovano, proprio a causa degli stereotipi, a prediligere compiti di accudimento e cura (maestre, educatrici, infermiere, ecc.) non esplorando altre professioni e spesso poi rinunciando al lavoro per l’accudimento della famiglia.

Questo stereotipo contribuisce a mantenere il divario di retribuzione tra i due sessi e ostacola l'ingresso delle donne in settori professionali redditizi, alimentando una dipendenza economica che talvolta può intrappolarle in relazioni violente.

Da tempo, sui nostri canali, parliamo della carenza di studentesse donne nelle aree STEM, e questo stereotipo è una delle cause principali. Ricorda sempre che la consapevolezza è il primo strumento per prevenire!

Come puoi combattere gli stereotipi di genere?

Gli stereotipi sono come muri che ci impediscono di essere davvero noi stessi. Ci fanno credere che dobbiamo comportarci in un certo modo solo perché siamo maschi o femmine, e così ci limitano, non permettendoci di scoprire e sviluppare davvero le nostre passioni e capacità.

Ecco perché è così importante combatterli: solo superando gli stereotipi possiamo avvicinarci a una vera uguaglianza tra ragazzi e ragazze, dove ognuno è libero di scegliere chi vuole essere. Ti stai chiedendo cosa puoi fare? 

Segui queste buone pratiche che aiutano a scovare gli stereotipi e a neutralizzarli:

Un primo passo è diventare più consapevoli. Prova a osservare come si comportano le persone intorno a te: in famiglia, a scuola, nel gruppo di amici. Ti accorgerai che spesso certi commenti o atteggiamenti - anche se sembrano innocenti - nascondono proprio quegli stereotipi che abbiamo interiorizzato senza accorgercene.

Un altro modo per fare la differenza è parlarne apertamente. Confrontati con i tuoi amici, condividi pensieri e dubbi: il dialogo è uno strumento potente per capire meglio e aiutare anche gli altri a diventare più consapevoli. Spesso basta una conversazione sincera per accendere una riflessione o cambiare prospettiva.

Anche i social possono essere un alleato, se usati nel modo giusto: segui influencer o creator che affrontano questi temi con competenza e rispetto, che parlano di parità, rispetto e libertà di scelta. Ascoltare voci diverse aiuta a vedere il mondo con occhi nuovi.

Metti in discussione ciò che vedi. Film, serie TV, canzoni, pubblicità: spesso veicolano messaggi pieni di stereotipi, anche in modo sottile. Quando ti accorgi che una scena o un testo rafforza un cliché (per esempio, che le ragazze devono essere “dolci” e i ragazzi “forti”), prova a chiederti perché. Essere consapevoli è il primo passo per non farsi influenzare.

Partecipa a progetti o iniziative sulla parità di genere. Molte scuole, associazioni e realtà giovanili organizzano laboratori o campagne su questi temi. Parteciparvi non solo ti permette di capire di più, ma anche di dare un contributo reale, magari coinvolgendo altri ragazzi.

Fai la tua parte nel quotidiano. Quando assisti a episodi di bullismo, discriminazione o mancanza di rispetto, non restare in silenzio. Prendere posizione - anche solo dicendo che qualcosa non ti sembra giusto - è un modo concreto per rompere il ciclo degli stereotipi e costruire un ambiente più sano per tutti.

“Se si è vestita così, è ovvio che ci sta! Se una sera usciamo, è scontato che deve offrire lui!”: ecco cosa sono gli stereotipi di genere e come puoi combatterli articolo

La violenza di genere è ereditaria? No, ma tutto nasce in famiglia

In caso contrario, il rischio è quello di sviluppare comportamenti che poi, una volta adulti, possono sfociare (anche) in situazioni di violenza e soprusi. La violenza di genere infatti non si trasmette attraverso i geni: non è un’eredità genetica. Però la violenza genera violenza, creando una spirale senza fine che può segnare la vita di un’intera generazione. 

Se un bambino cresce in un ambiente violento, assistendo alla violenza del padre nei confronti della madre o subendola sulla propria pelle, le probabilità che da adulto ripeta quei comportamenti sono altissime.

Le bambine, invece, vivono con la violenza un rapporto causa-effetto diverso, diventando proprio loro, nella maggioranza dei casi, le vittime di questi abusi una volta adulte. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, il 58,4% delle donne che hanno subito violenze fisiche o sessuali durante l’infanzia e l’adolescenza, finiranno per essere ancora una volta vittime di violenza nella loro vita adulta

E purtroppo questo dato aumenta ulteriormente quando si parla di violenza subita in ambito familiare: il 64% delle bambine che hanno vissuto abusi tra le mura domestiche, da adulte, vivranno lo stesso trattamento nelle loro relazioni. Tradotto, significa che la violenza di genere nasce principalmente in famiglia.

Crescendo in un contesto in cui la violenza è parte integrante della quotidianità, i maschi tendono a riprodurla come modello di comportamento, mentre le ragazze finiscono spesso per accettarla o tollerarla, percependola come qualcosa di “normale” una volta diventate adulte.

Allora la domanda sorge spontanea: come possono spezzare questa catena i più giovani, quando non solo non ricevono modelli positivi di relazione, ma vengono anche privati della possibilità di sviluppare una percezione sana di sé stessi e delle proprie relazioni

“Dalla parte delle bambine”: un progetto per combattere gli stereotipi alla base della violenza di genere

A proposito di questi temi delicati e complessi, oggi vogliamo parlarti del nuovo progetto dell’Associazione CAF "Dalla parte delle bambine", che nasce proprio per rompere il ciclo intergenerazionale della violenza ed educare i più giovani a riconoscere e combattere gli stereotipi che spesso la alimentano

Il progetto si concretizza in:

  • interventi di psico-educazione rivolti ai minori vittime di gravi maltrattamenti e abusi accolti nelle comunità residenziali dell’Associazione;

  • un percorso di formazione specifico rivolto al personale educativo di comunità che lavora quotidianamente al fianco di bambini e ragazzi provenienti da contesti familiari violenti;

  • azioni di sensibilizzazione rivolte a ragazzi e ragazze esterni alle comunità dell’Associazione CAF grazie anche alla collaborazione con Skuola.net e altri importanti media nazionali. 

Non si tratta solo di curare le ferite del passato, ma di costruire una consapevolezza nuova, che permetta a ragazze e ragazzi di spezzare il ciclo della violenza.

Un rifugio per bambini e adolescenti vittime di maltrattamento: ecco cosa fa l’Associazione CAF

Un aiuto in questo senso arriva dall’Associazione CAF che dal 1979 accoglie e cura bambine e bambini, ragazze e ragazzi, di età compresa tra i 3 e i 21 anni, allontanati dal proprio nucleo familiare perché vittime di abusi, maltrattamenti o grave trascuratezza.

Fin dall’inizio, la missione è stata chiara: spezzare quella catena di violenza che troppo spesso trasforma i minori vittime di maltrattamento in adulti violenti o trascuranti. In quasi 50 anni, l’Associazione CAF ha accolto e curato oltre 1.000 minori, offrendo un supporto concreto e continuativo anche alle loro famiglie fragili. 

Se vuoi scoprire di più sull’impegno dell’Associazione CAF al fianco dei minori maltrattati dai un’occhiata al sito. Insieme, possiamo combattere la violenza e dare così alle bambine e ai bambini un futuro migliore.

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