"Baby", studenti denunciano: le scuole come la serie Tv

Marcello G.
Di Marcello G.

Tra i corridoi di scuola si può trovare di tutto, sesso compreso, anche a pagamento. Da un po’ di tempo non si sente più parlare delle cosiddette ‘baby squillo’, ragazzine adolescenti che mettono a disposizione il proprio corpo in cambio di soldi, regali, favori vari. Eppure è una piaga ancora diffusa tra i nostri giovani (perché riguarda - in misura minore - pure i maschi). Solo recentemente, l’annuncio dell’uscita di ‘Baby’, la serie tv che racconta la famosa storia delle ‘squillo dei Parioli’, ha riacceso i riflettori sul tema. E il portale Skuola.net ha voluto verificare ‘sul campo’ le attuali dimensioni del fenomeno.

Amore e sesso: due mondi sempre più lontani

Quasi 1 ragazzo su 10 – tra i 14mila studenti di medie e superiori intervistati – sa di compagni e compagne di scuola che si prostituiscono per ottenere benefit personali: il 5% dice che ce ne sono diversi, il 3% che si tratta di casi isolati. Numeri contenuti che però devono lasciar pensare al valore che gli adolescenti danno oggi alla propria intimità.

“Il contesto culturale in cui gli adolescenti sono immersi, fatto di immagini iper-sessualizzate postate sui social alla ricerca dei like, unito a un crescente consumo di contenuti pornografici, resi oggi più accessibili dalla rete - dichiara Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net - sta contribuendo a una netta separazione tra la dimensione affettiva e quella sessuale. Diventa, così, quasi normale e accettabile disporre del proprio corpo, persino a scopi commerciali o utilitaristici. A peggiorare le cose c’è anche il fatto che l’educazione sessuale è ancora un tabù, sia in famiglia che a scuola. Determinante, di conseguenza, è il ruolo (negativo) della Rete visto che, in assenza di altri punti di riferimento, per 2 ragazzi su 3 è proprio internet la fonte principale d’informazione.”

La scuola il luogo preferito per concedersi

Scuole che sono anche le location preferite per questo mercato del sesso. Secondo i “bene informati”, quasi la metà delle ‘prestazioni’ – il 46% - avverrebbe infatti proprio all’interno degli istituti, mentre il 40% si svolgerebbe in casa, il 6% in altri luoghi pubblici, l’8% in altri posti privati. E nelle scuole partono pure i contatti preliminari: il 60% degli appuntamenti nasce tra i banchi, solo il 20% tramite i social network, ancora meno (10%) in altri contesti. Anche se, una buona fetta dell’attività – più di un terzo, il 38% - si svolge con persone esterne alla scuola.


Sesso a pagamento? Sì, grazie

Chi sa, poi, in alcuni casi acconsente: 1 su 4 - tra i mille che hanno certificato la presenza di ‘baby squillo’ a scuola - ne ha approfittato. L’8% una volta sola (per provare), il 15% è diventato un habitué. Le proporzioni, però, cambiano a seconda dell’emisfero di riferimento: tra i maschi la quota di clienti fissi sale al 21%, tra le femmine scende all’8%.

Un terzo si prostituisce per andare bene a scuola

Un altro dato interessante (e allo stesso tempo preoccupante) riguarda le modalità di pagamento. Perché non sempre la moneta di scambio è il denaro. Anzi, è esattamente il contrario. Chi vende il proprio corpo lo fa soprattutto per svoltare a scuola, per non perdere tempo appresso a compiti e lezioni: in 1 caso 3 – il 33% - si chiedono ripetizioni private. Il passaggio di soldi, invece, avviene nel 19% dei casi. Terza opzione, una ricarica telefonica (14%), ben accetta da qualsiasi adolescenti. Meno graditi i regali (7%). E per garantirsi la continuità nel tempo dei benefit, qualcuno arriva a filmare o fotografare il cliente per poi ricattarlo: è accaduto al 35% del campione.

Molto diffuso anche il sesso virtuale

Ma questo è un fenomeno dalle mille sfaccettature, difficile da inquadrare. A complicare le cose, ad esempio, c’è la dimensione virtuale, molto usata da chi vuole ‘vendersi’ senza dare troppo nell’occhio. Al 10% dei ragazzi intervistati è infatti capitato di essere contattato da un ragazzo o una ragazza che gli proponeva di fare sesso online in cambio di qualcosa (tra l’altro, il 2% ha accettato l’invito). Senza dimenticare i casi in cui si travalicano i confini dell’universo adolescenziale, visto che il 48% degli intervistati afferma che le colleghe (o i colleghi) si concedono anche a persone più grandi.
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17 dicembre 2018 ore 15:00

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