Volontà e forza delle donne agli inizi del Novecento
Liceo Scientifico Statale P. Lioy di Vicenza
Anno scolastico 2008/2009
Classe V sez. C
Letizia Carducci - 1 -
Introduzione
Con questa tesina intendo esporre il percorso che la donna ha attuato verso l’indipendenza intellettuale, giuridica e sociale, partendo dalla fine dell’Ottocento per approdare agli anni Trenta.
Per la complessità e vastità dell’argomento ho preferito ridurre l’arco di tempo preso in considerazione per meglio focalizzare su due qualità fondamentali della donna quali volontà e forza.
L’elaborato mette in risalto, attraverso le riflessioni di due scrittrici che si sono adoperate nell’ambito del femminismo, come queste virtù siano state taciute per molto tempo dal vincolo della sudditanza intellettuale; ed inoltre esplorando gli ideali e i fondamenti del fascismo si scopre per esempio come il vigore femminile sia stato duramente represso per mantenere salde tendenze tradizionaliste e conservatrici, atte a creare un archetipo di società rurale.
Ma con i ruggenti anni Venti la donna si è liberata dal giogo dell’asservimento, non solo attraverso le libertà giuridiche, ma anche con un pieno riconoscimento nella società.
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Indice
- Introduzione 2
- Indice 3
- Le parole al femminile: voce ai propri modelli 4
- A room of one's own: Women's inferiority in literature 5
- Una donna: Documento autobiografico sulla questione muliebre 6
- Le donne nell'ideologia e nel regime fascista 12
- Donne nel lavoro e organizzazioni di regime 14
- L'emancipazione e il cambio di costume 16
- De Lempicka e la sua icona di donna, al volante 20
- Conclusioni 21
- Bibliografia e Sitografia 22
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Le parole al femminile: voce ai propri modelli
Nel mondo occidentale il ruolo maschile all'interno della società è sempre stato univoco a dispetto delle variabili quali epoca storica, società, cultura. Ciò non si può dire per la donna.
Attualmente l'ambiguità del ruolo femminile è stata di molto superata, ma dando uno sguardo al secolo scorso la donna era bisognosa dell'appoggio maschile. Infatti era ancora assoggettata all'uomo, non aveva facoltà di parola all'interno dell'ambito lavorativo, e nemmeno in quello familiare.
Nella produzione letteraria dell'Ottocento ritroviamo autori come Manzoni (Ermengalda, Adelchi) o D'Annunzio (Maria Ferres, Il piacere) che propongono una donna idealizzata, relegata in un mondo immaginifico ben distante da quello vero che la sublimava all'uomo.
Ma già all'inizio del Novecento si sviluppò la produzione letteraria femminile. La scelta di queste donne, che emancipavano se stesse attraverso la scrittura, aveva come scopo la rottura di ogni vecchio tradizionalismo non rispecchiandosi più nell'immagine di donna passiva, redentrice o ispiratrice.
Proprio nel Novecento le donne hanno proposto attivamente una propria rappresentazione e interpretazione di sé e dei propri ruoli, solitamente più problematiche o in contrasto con quelle che gli uomini davano dell'universo femminile.
Intendo prendere in considerazione, per la sua vastità, solo due esempi nel panorama della letteratura femminile del primo '900, ovvero Sibilla Aleramo e Virginia Woolf. La prima con il romanzo autobiografico Una donna e la seconda con il saggio A room of one's own.
Le due opere sono una protesta contro quanto è avvenuto, nella storia, riguardo alla condizione della donna. Entrambe le scrittrici affermano come le donne siano sempre state costrette ad assumere obblighi, incarichi, mansioni di carattere pratico, materiale.
Esse sono state quasi unicamente figlie, mogli, madri o schiave e, perciò, impedite a pensare ad altro. A loro, eccetto rari casi, le è sempre stata negata la libertà intellettuale.
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A room of one's own: Women's inferiority in literature
L'accento di A room of One's Own è puntato sulla semplice considerazione che per una donna - ai tempi della Woolf - era sempre impossibile potersi dedicare alla scrittura o alla semplice lettura, alla riflessione, al pensiero, proprio in virtù del fatto che le era precluso uno spazio fisico all'interno della casa, una stanza tutta per sé, né tanto meno una rendita che le permettesse di mantenersi e le regalasse quella piccola libertà di potersi dedicare all'arte.
Non si tratta di un pamphlet polemico, né di invettiva sociale, quanto piuttosto di una lunga e pacata riflessione che ci svela come per la Woolf sia inconcepibile potersi dedicare ad una forma d'arte restando inseriti negli ingranaggi della società.
“The world did not say to her as it say to man «Write if you choose; it make no indifference to me.» The world said with a guffaw «Write? What's the good of your writing?»”
A Room of One's Own is an extended essay, based on Woolf's lectures at a women's college at Cambridge University in 1928. In it, Woolf addresses her thoughts on "the question of women and fiction," interpreted by Woolf as many questions.
In A room of one’s own Woolf ponders the significant question of whether or not a woman could produce art of the high quality of Shakespeare. In doing so, she examines women’s historical experiences as well as the distinctive struggle of the woman artist.
Her treatment moves from some radical critics addressed to women and pronounced by famous historical men, such as Oscar Browning, Napoleon, Mussolini, John Langdon Davies and many others.
Obviously she underlines, with a sarcastic vein, the absurdity of these opinions and the ignorance that justifies it. Vanessa Bell. Painting of her sister Virginia. 1911-1912
But she doesn’t stop here: woman, in her opinion, isn’t only a victim of a phallocratic world, she mustn’t only ask for something, but she has to use the instruments she possesses to give a definite shape to her personality and to her social role.
At the center of the book is its famous thesis, which is echoed in the book's title. In asserting that a woman needs a room of her own to write, Woolf addresses both a historical and a contemporary question regarding women’s art and their social status.
The historical question is why there have been few great women writers. The contemporary question is how the number of women writers can increase.
Woolf's answer — this matter of a room of one's own — is known as a "materialist" answer. That is, Woolf says that there have been few great women in history because material circumstances limited women's lives and achievements.
Because women were not educated and were not allowed to control wealth, they necessarily led lives that were less publicly significant than those of men. Until these material limitations are overcome, women will continue to achieve, publicly, less than men.
Woolf's materialist thesis implicitly contests notions that women's inferior social status is a natural outcome of biological inferiority. While most people now accept the materialist position, in Woolf's time, such arguments still had to be put forward with conviction and force.
So we can understand Virginia Woolf is very interested in feminist themes, and in a lot of her novels she investigates female nature and attitude to the reality, trying to reinforce the idea woman is a creature endowed of great qualities, such as determination, coherence and so on.
1 Woolf. V (2006), A Room of One's Own, Roma, Grandi Tascabili Economici Newton
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Una donna: Documento autobiografico sulla “questione muliebre”
Mentre la Woolf, sotto forma di saggio, denuncia questa situazione, l'Aleramo vive tragicamente il ruolo di donna sottomessa all'interno del matrimonio.
Fortunatamente per lei avviene il riscatto morale: Sibilla riuscirà a diventare scrittrice al caro prezzo di tradire la sua identità di madre.
A Sibilla infatti mancava una stanza tutta per sé (a Room of one's own) in cui concentrarsi, che rappresentasse simbolicamente la possibilità di acquisire una propria personalità autonoma al contrario della lotta quotidiana per affermare i più elementari diritti di essere umano.
Infatti la vita di questa donna sin dall'infanzia è sempre stata travagliata.
Il 21 giugno del 1903 termina la prima stesura del romanzo Una Donna di Rina Faccio, firmato per la prima volta Sibilla Aleramo. A riguardo di ciò afferma:
“Un libro, il libro...Ah, non vagheggiavo di scriverlo, no! Ma mi struggevo, certe volte, contemplando nel mio spirito la visione di quel libro che sentivo necessario, di un libro d'amore e di dolore, che fosse straziante, e insieme fecondo, inesorabile e pietoso, che mostrasse al mondo intero l'anima femminile moderna, per la prima volta, e per la prima volta facesse palpitare di rimorso e di desiderio l'anima dell'uomo, del triste fratello... Un libro che recasse tradotto tutte le idee che si agitavano in me caoticamente da due anni, e portasse l'impronta della passione.
Non lo avrebbe mai scritto nessuno?
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