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Vivere con il terremoto, nel passato e ai giorni nostri

Liceo Scientifico Donato Bramante, Magenta

Anno scolastico 2008-2009

Di Danilo Sorrentino

Classe VC

Indice

  • Introduzione pag. 3
  • Gli effetti del terremoto pag. 5
  • I tipi di terremoto pag. 7
  • Dalle Naturales Questiones di Seneca
  • Terremoto orribile accaduto in Napoli nel 1688 pag. 8
  • Di Giacomo Antonio Lubrano
  • Messina pag. 9
  • Di Umberto Saba
  • Al padre pag. 12
  • Di Salvatore Quasimodo
  • I fenomeni sismici pag. 14
  • Il sismografo elettromagnetico pag. 18
  • Bibliografia pag. 20

In copertina: foto del terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980 2

Introduzione

Il termine terremoto (dal latino terrae motus “movimento della terra”) ha spesso evocato immagini di rovine, sofferenze, paure; ma queste sono immagini emotive che offrono solo una descrizione parziale del fenomeno: è difficile se non addirittura impossibile riuscire a spiegare nei minimi dettagli avvenimenti, come quelli avvenuti in Abruzzo all’inizio di aprile, che lasciano ferite profonde nel cuore di ognuno. Questi eventi ci spingono a cercare le cause principali all’origine dei terremoti che colpiscono molte zone del mondo, tra cui anche l’Italia, al fine di elaborare modelli o previsioni su basi statistiche o deterministiche.

Il lavoro si propone di trattare l’argomento in senso cronologico: prende inizio dall’antichità con Seneca che nelle “Naturales Questiones” dà una spiegazione di carattere per così dire “scientifico” del fenomeno. In seguito prosegue con un’interpretazione poetica del terremoto di Napoli del 1688 da parte di Giacomo Antonio Lubrano e con il ricordo, attraverso due poesie, del terribile terremoto di Messina (1908): “Al padre” di Salvatore Quasimodo, in cui il poeta, rendendo omaggio al genitore, tratta della terribile tragedia che colpì la terra siciliana; “Messina” di Umberto Saba, un sonetto che, anche se pubblicato nel 1909, era poi sfuggito alla critica, così da non essere mai più pubblicato fino a quest’anno.

Dopo questa prima parte letteraria, l’attenzione si sposta sull’aspetto scientifico del terremoto. Prima i terremoti sono spiegati scientificamente, cominciando dalle prime teorie di Reid per arrivare alle conoscenze attuali.

Il lavoro, infine, si chiude con l’analisi e lo studio del fenomeno con tecniche moderne, ovvero mediante l’uso di sismografi elettromagnetici.

Per l’approfondimento di tali argomenti ho eseguito ricerche su diversi testi scolastici e su alcuni siti Internet, dove sono riuscito a reperire le due poesie sul terremoto di Messina; inoltre per quanto concerne la parte relativa al sismografo elettromagnetico, ho fatto affidamento sul materiale fornitomi gentilmente da Prof.ssa Tina Nunziata (Professoressa di Geofisica - Dipartimento Geofisica e Vulcanologia - Università Federico II di Napoli), Alfredo Mazzotti (Professore di Geofisica Applicata - Dipartimento di Scienze della Terra - Dott. Giovanni Costa Università di Pisa) e (Ricercatore confermato - Docente di sismometria - Dipartimento Scienza della Terra - Università di Trieste).

Il lavoro ha il fine di mostrare le differenze tra il passato ed il presente: appunto comprendere i grandi cambiamenti nella concezione di questo fenomeno che oggi sappiamo non essere un evento eccezionale, bensì ricorrente che si presenta con una sua ciclicità, sempre attivo nel tempo: il terremoto è normalità, una normalità che spesso ci coglie di sorpresa e, purtroppo, impreparati. 4

Gli effetti dei terremoti

Lucius Annaeus Seneca

Dalle Naturales Questiones – Liber VI - 1

Pompeios, celebrem Campaniae urbem, consedisse terrae motu, vexatis quae adiacebant regionibus, audivimus, et quidem hibernis diebus, quos vacare a tali periculo maiores nostri solebant promittere. Nonis Februariis hic fuit motus, Regulo et Verginio consulibus, qui Campaniam, numquam securam huius mali, magna strage vastavit. Quaerenda sunt trepidis solacia et demendus ingens timor. Quid enim satis tutum videri potest homini, si mundus ipse concutitur et partes eius solidissimae labant? Consternatio omnium est, ubi tecta crepuerunt et ruina signum dedit. Tunc praeceps quisque se proripit et penates suos deserit. Quam latebram prospicimus, quod auxilium, si orbis ipse ruinas agitat, si hoc quod nos tuetur ac sustinet, supra quod urbes sitae sunt, discedit ac titubat? A tempestate nos vindicat portus; nimborum vim effusam et sine fine cadentes aquas tecta propellunt; fugientes non sequitur incendium; in pestilentia mutare sedes licet: nullum malum sine effugio est. Hoc malum latissime patet, avidum, publice noxium; non enim domos solum aut familias aut urbes singulas haurit, gentes totas regionesque submergit et modo ruinis operit, modo in altam voraginem condit.

Abbiamo sentito dire che Pompei, celebre città della Campania, è sprofondata per un terremoto, distrutte tutte le zone che si trovavano intorno, e in verità in quei giorni invernali, che i nostri antenati solevano promettere essere liberi da tale pericolo. Alle None di febbraio, durante il consolato di Regolo e di Virginio, si verificò questo terremoto che devastò con enorme strage la Campania, mai sicura da questo male. Si devono trovare conforti per gli (abitanti) timorosi/impauriti e si deve togliere/rimuovere il grande timore. Che cosa, infatti, può sembrare abbastanza sicuro per un uomo, se il mondo si scuote da sé e le sue parti solidissime vacillano? Vi è la costernazione di tutti, quando le case sono andate in pezzi e la rovina ha dato il segnale. Allora ognuno si precipita a capofitto e abbandona i suoi penati (la sua casa). Quale rifugio ci procuriamo, quale aiuto se il mondo stesso crea rovine, se ciò che ci difende e sostiene, sopra cui sono state poste le città, si divide e vacilla/barcolla? Il porto ci libera (pone in salvo) dalla tempesta; i tetti delle case respingono la violenza scatenata dei nembi e le piogge che cadono senza fine; l’incendio non insegue chi fugge; durante la pestilenza si può cambiare sede (luogo in cui si abita): nessun male è senza rifugio. Questo male si estende per un inevitabile, vastissimo spazio, inevitabile, avido, dannoso per tutti senza distinzione; infatti, inghiotte non solo case o famiglie o singole città, sommerge interi popoli e regioni intere, e ora le copre (seppellisce) di rovine, ora le nasconde in una profonda voragine. 5

Commento

In questo passo tratto dalle Naturales Questiones, Seneca descrive un terremoto che devastò la Campania ed in particolare la zona del Golfo di Napoli, da Ercolano a Sorrento.

L’autore sottolinea la sismicità della zona colpita dall’evento e ciò gli abitanti di questa regione l’hanno potuto constatare anche qualche decennio fa con lo spaventoso terremoto del 23 novembre del 1980 e la successiva replica del 14 febbraio 1981: anche questi avvenuti nei giorni invernali.

Emerge con forza l’attualità dell’evento sismico: recentemente, in seguito al sisma che si è verificato in Abruzzo le televisioni ci hanno mostrato tante immagini di persone impaurite e timorose che venivano confortate dai soccorritori. Ciò che sembrava sicuro a questa popolazione di colpo è svanito; le persone, gli animali e le cose che facevano parte della loro vita sono state travolte da questa forza della natura. La “costernatio”, che evidenzia il filosofo nella sua opera, la ritroviamo identica dopo duemila anni: le persone sono sorprese dall’evento e appaiono smarrite e alla ricerca di aiuto per superare una situazione di grande difficoltà.

Un altro aspetto che viene sottolineato nel brano è l’enorme devastazione che il terremoto provoca e la dannosità per tutti senza distinzione: il sisma colpisce sempre vaste zone seminando lutto e dolore in tutta la popolazione. Tuttavia la reazione della gente colpita, dopo lo smarrimento iniziale, è di grande laboriosità per ricostruire, anche grazie alla solidarietà, quanto distrutto dalla furia distruttrice. 6

I tipi di terremoti

Dalle Naturales Questiones – Liber VI - 21

Nelle Naturales Questiones nel libro VI – 21 Seneca dà una spiegazione delle diverse tipologie di terremoti conosciute. Egli parla di due tipi: l’uno sussultorio (“succussio”) e l’altro ondulatorio (“inclinatio”); inoltre ipotizza un terzo tipo che chiama “tremito della terra” (“tremorem terrae”).

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2009

Titolo: Vivere con il terremoto, nel passato e ai giorni n

Autore: Sorrentino Danilo

Scuola: Liceo scientifico

Descrizione: Il termine terremoto (dal latino terrae motus "movimento della terra") ha spesso evocato immagini di rovine, sofferenze, paure; ma queste sono immagini emotive che offrono solo una descrizione parziale del fenomeno: è difficile se non addirittura impossibile riuscire a spiegare nei minimi dettagli avvenimenti, come quelli avvenuti in Abruzzo all'inizio di Aprile, che lasciano ferite profonde nel cuore di ognuno. Questi eventi ci spingono a cercare le cause principali all'origine dei terremoti che colpiscono molte zone del mondo, tra cui anche l'Italia, al fine di elaborare modelli o previsioni su basi statistiche o deterministiche. Il lavoro si propone di trattare l'argomento in senso cronologico: prende inizio dall'antichità con Seneca che nelle "Naturales Questiones" dà una spiegazione di carattere per così dire "scientifico" del fenomeno. In seguito prosegue con un'interpretazione poetica del terremoto di Napoli del 1688 da parte di Giacomo Antonio Lubrano e con il ricordo, attraverso due poesie, del terribile terremoto di Messina (1908): "Al padre" di Salvatore Quasimodo, in cui il poeta, rendendo omaggio al genitore, tratta della terribile tragedia che colpì la terra siciliana; "Messina" di Umberto Saba, un sonetto che, anche se pubblicato nel 1909, era poi sfuggito alla critica, così da non essere mai più pubblicato fino a quest'anno. Dopo questa prima parte letteraria, l'attenzione si sposta sull'aspetto scientifico del terremoto. Prima i terremoti sono spiegati scientificamente, cominciando dalle prime teorie di Reid per arrivare alle conoscenze attuali. Il lavoro, infine, si chiude con l'analisi e lo studio del fenomeno con tecniche moderne, ovvero mediante l'uso di sismografi elettromagnetici. Per l'approfondimento di tali argomenti ho eseguito ricerche su diversi testi scolastici e su alcuni siti Internet, dove sono riuscito a reperire le due poesie sul terremoto di Messina; inoltre per quanto concerne la parte relativa al sismografo elettromagnetico, ho fatto affidamento sul materiale fornitomi gentilmente da Prof.ssa Tina Nunziata (Professoressa di Geofisica - Dipartimento Geofisica e Vulcanologia - Università Federico II di Napoli), Prof. Alfredo Mazzotti (Professore di Geofisica Applicata - Dipartimento di Scienze della Terra - Università di Pisa) e Dott. Giovanni Costa (Ricercatore confermato - Docente di sismometria -Dipartimento Scienza della Terra - Università di Trieste).

Materie trattate: Italiano (Giacomo Antonio Lubrano, Quasimodo, Saba), Latino (Seneca), Scienze (i sismi), Fisica (il sismografo elettromagnetico)

Area: umanistica

Bibliografia: Valenti - De Vivo - Scarpa - Filipponne "Textus" - Ed. La Nuova Italia dalle Naturales Questiones - Liber VI - di Seneca; Terremoto orribile accaduto in Napoli nel 1688 di Giacomo Antonio Lubrano tratto da "Scintille Poetiche" Riccardo Pazzaglia Storia e Antologia della letteratura italiana, vol. 2

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