El viaje es la forma del escape más conocida por el hombre. Se viaja por sed de descubrimientos y conocimientos. También se puede viajar con nuestra propia imaginación.
El Romanticismo
Rasgos del movimiento romántico
El hombre romántico, hastiado de la realidad circundante que encarna lo efímero, en conflicto por la imposibilidad de alcanzar lo absoluto, el escritor romántico se refugia en la evasión.
El hombre romántico huye de la realidad y viaja a mundos creados por la imaginación.
La evasión en el espacio crea un nuevo concepto de la naturaleza, visto como el lugar ideal y dinámico para proyectar sus sentimientos; será un espacio natural tormentoso, oscuro, cargado de misterio, un “locus horrendus” de sepulcros, ruinas y muerte.
La evasión en el tiempo será en paisajes lejanos; se vuelve la mirada hacia Italia y España.
Pero la evasión se refiere también al tiempo, los tiempos pasados y sobre todo a la Edad Media y su belleza mitológica de sus castillos.
José de Espronceda
Nace en Pajares de la Vega (Badajoz) en 1808, durante la guerra contra los franceses. De padre militar, tuvo que peregrinar en sus primeros años por las campañas militares. En 1820 su familia se traslada a Madrid.
A los quince años fundó junto a otros jóvenes una sociedad secreta masónico-patriótica llamada “Los Numantinos”, de la que fue presidente. Cuando el régimen absolutista lo descubrió, encarceló a todos sus miembros. Espronceda fue condenado a 5 años de reclusión en una prisión-convento, pero por influencia de su padre (coronel) fue absuelto.
En 1826 emprende un viaje a Lisboa, lugar que reunía un gran número de liberales. Allí conoce a Teresa Mancha (de 16 años). A finales de 1827 sale hacia Inglaterra junto con Teresa y su familia.
De allí parte a Holanda y luego a París (barricadas revolución de 1830 contra el absolutismo e intento de pasar a España). A su regreso a Londres Teresa se había casado con un rico y viejo comerciante vizcaíno.
En 1833, gracias a una amnistía, consiguen pasar a España y se instalan en Madrid. Con el tiempo Teresa se fuga con otro hombre abandonando a Espronceda y a la hija de ambos, como ya hiciera con su marido.
Llegan a reconciliarse, pero vuelven a separarse debido a que Espronceda es perseguido por sus ideas liberales. Teresa muere de tuberculosis en 1839.
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En Madrid llega a ser diputado y fundador de algunos periódicos de tendencia liberal. Es enviado a la embajada española en Holanda. Vuelve a España como diputado en Almería.
Muere en 1842, a los 34 años, por una difteria, cuando fue elegido diputado por el Partido Progresista.
Escribió poemas amorosos, patrióticos y liberatorios (La Canción del Pirata, El Canto del Cosaco, El Verdugo, El Reo de Muerte, El Mendigo) publicados bajo el título de Canciones, en los que expresa sentimientos de libertad y de rebeldía.
Sus grandes poemas son El Estudiante de Salamanca, El diablo mundo y El Canto a Teresa, dedicado a su gran amor.
Los protagonistas de sus poesías son todos personajes marginados, que exaltan la libertad y la rebeldía.
La Canción del Pirata
En este poema el pirata es representado como una figura heroica, cuyo máximo es la libertad. Por eso el pirata navega con su velero llamado “El Temido”, donde nadie le puede imponer ley y donde es libre.
Desde el punto de vista estilístico es un poema lírico, de métrica muy variada. La rima es muy variada, utiliza figuras retóricas como hipérboles, metáforas, personificaciones, preguntas retóricas y sinalefas.
Aparece también la nota exótica: la referencia al velero en aguas orientales como Estambul.
En conclusión, el lenguaje es culto, aparentemente sencillo e informal.
Shoah
Oggi siamo a conoscenza di quanto avvenne nei campi di concentramento nazisti, cioè ciò che era stato scientificamente programmato: lo sterminio del popolo ebraico.
Una ferita in parte ancora aperta, poiché da quell’esperienza non è facile prendere le distanze, in quanto l’elaborazione del dolore e dell’orrore richiedono un’attenta riflessione in grado di far comprendere le cause del perché sia avvenuta.
È vero che l’ideologia nazista si basava sul principio della superiorità del popolo tedesco, con la quale si giustificava la politica di aggressione verso le «razze inferiori».
In particolare l’antisemitismo caratterizzò la propaganda nazista fin dall’inizio: gli ebrei divennero infatti il capro espiatorio sul quale scaricare le tensioni sociali e i problemi della società tedesca.
Le condizioni perché lo sterminio fosse realizzato furono create dalla guerra a Est che divenne rapidamente una guerra razziale, il cui obiettivo era la colonizzazione dei territori orientali e l’epurazione delle etnie ritenute inferiori.
La guerra rappresentò anche l’occasione per realizzare la «soluzione finale» del problema ebraico.
Ai “duri e puri” dava anche fastidio che gli ebrei fossero un popolo laborioso che gestiva imprese e banche con grande senso degli affari.
La distruzione di massa degli ebrei costituisce non solo un momento centrale della storia del Novecento ma anche un monito, un crimine orribile col quale dobbiamo confrontarci quotidianamente per evitare che si ripeta.
Dopo la II guerra mondiale, il mondo aveva bisogno di ripristinare il diritto fondamentale della persona di esprimere liberamente il proprio pensiero, di gestire la propria vita secondo le proprie necessità, di professare qualsiasi credo religioso.
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Shoah è un termine ebraico che significa “sterminio”, con il quale si indica la persecuzione e il programmatico genocidio degli ebrei europei da parte del regime nazista nel corso della seconda guerra mondiale.
Per indicare l’evento è comunemente usato il termine “olocausto” (dal greco holókauston, composto di hólos, “tutto, intero” e kaustós, “bruciato”).
La persecuzione degli ebrei tedeschi durante il nazismo
Come conseguenza delle idee nazionaliste e razziste proclamate da Hitler nel Mein Kampf (1925), il regime nazista, sin dall’inizio, adottò contro gli ebrei misure di discriminazione sistematica, formalizzate in seguito nelle leggi di Norimberga (5 settembre 1935).
Secondo l’ideologia antisemita e razzista del regime, ebreo era chiunque risultasse avere tre o quattro nonni osservanti della religione ebraica, indipendentemente dalla effettiva partecipazione alla vita della comunità ebraica; mezzo-ebreo era chi aveva due nonni osservanti o era sposato con un ebreo; chi aveva un solo nonno ebreo era designato come mischlinge (meticcio).
Ebrei, mezzi ebrei e mischlinge, in quanto non ariani, erano soggetti a leggi e prescrizioni discriminatorie.
Le deportazioni
Il “nuovo corso” portò con sé la creazione dei primi campi di sterminio. Il primo luogo ove degli ebrei furono mandati nelle camere a gas fu Chelmno; era l’8 dicembre 1941.
La macchina bellica tedesca aveva risorse limitate e fra queste vi era la schiavitù, in massima parte di lavoratori ebrei. Nondimeno, i nazisti ritenevano che fosse più importante annientare gli ebrei europei che farli lavorare.
Analogamente i nazisti decisero che la necessità di mezzi di trasporto a scopo bellico non dovesse interferire con l’uso di camion e treni per trasportare gli ebrei nei campi di concentramento o di sterminio.
L’aspetto logistico delle deportazioni fu curato da Adolf Eichmann.
La deportazione era il primo passo verso la “soluzione finale”. Le cose si svolgevano in questo modo:
- Si dava notizia agli ebrei che sarebbero stati insediati altrove per lavoro.
- Si dava ordine che portassero abiti, coperte, scarpe, posate per mangiare (ma non il coltello), una ciotola e del denaro.
- Una volta fatto il rastrellamento, gli ebrei venivano fatti salire su camion e poi trasportati alla stazione ferroviaria; oppure dovevano percorrere la strada a piedi. I convogli ferroviari erano spesso volutamente lasciati in sosta in un luogo distante da quello dove transitavano i passeggeri, in modo che nessuno assistesse alla scena; ma molti di quelli che videro scelsero di non protestare.
- I deportati venivano caricati sui vagoni, molti dei quali erano carri bestiame privi di finestre e di riscaldamento; ogni vagone veniva riempito all’inverosimile: non era quasi mai possibile sedersi. Le porte venivano quindi sigillate dal di fuori. Non vi erano gabinetti; non vi era acqua da bere. Ciascun vagone teneva più di 120 persone, e molte morivano assiderate o soffocate o di malattia durante il viaggio.
- I cadaveri non venivano rimossi dal vagone durante il tragitto perché la burocrazia nazista insisteva che di ciascun corpo entrato in un vagone si doveva rendere conto a destinazione.
I campi di sterminio
La particolare abilità dei tedeschi nelle tecnologie della produzione di massa fu applicata nel 1941 al progetto della “soluzione finale”, in modo da sterminare in modo economico ed efficiente milioni di ebrei e di altri “indesiderabili”.
Le “fabbriche” progettate per compiere questo assassinio di massa erano i campi di sterminio.
Diversamente che nei campi di concentramento, non vi erano baracche per alloggiare i prigionieri, ma solo per coloro che lavoravano alla manutenzione dei campi.
Per portare a compimento l’intera operazione ci si prendeva gran cura di ingannare le vittime a proposito del loro destino. Gli ebrei deportati dai ghetti o dai campi di concentramento ai campi di sterminio non sapevano che cosa li aspettava.
Gli organizzatori dicevano loro che venivano trasferiti per lavorare altrove, concedevano permessi di lavoro, consigliavano di portarsi dietro i propri utensili e di cambiare in altra moneta i marchi tedeschi che avevano con sé.
Per convincere questi ebrei affamati a salire sui treni si usava perfino l’esca del cibo.
Quando i treni giungevano nei campi di sterminio, camionette trasportavano chi era troppo debole per camminare direttamente fino alle camere a gas.
Agli altri veniva detto che dovevano venire disinfestati dai pidocchi, e che dovevano entrare nelle stanze da bagno. Donne e uomini venivano separati; si diceva loro di spogliarsi.
Le docce erano in realtà camere a gas. Dai rubinetti uscivano i gas tossici.
Ad Auschwitz le docce contenevano duemila persone alla volta. A partire dal momento in cui si cominciò a usare lo Zyklon B, un gas a base di cianuro molto più efficace dell’ossido di carbonio, era possibile uccidere duemila persone in cinque minuti.
Il risultato di questo “progresso” tecnologico fu che ad Auschwitz era possibile uccidere 12.000 persone al giorno.
Prima di portar via i cadaveri per la cremazione, alcuni lavoratori muniti di maschere antigas strappavano alle salme tutti i denti d’oro; l’oro veniva poi fuso e riportato in Germania.
Si tratta di una profanazione e di uno sfruttamento di vittime innocenti quali non si erano mai visti in tutta la storia dell’umanità.
Mauthausen
Centro dell’Austria Superiore. Fu campo di concentramento dei prigionieri di guerra nella I guerra mondiale; dopo l’annessione dell’Austria al Reich tedesco (1938), i nazisti vi installarono un campo di lavori forzati per prigionieri politici, che fu luogo di sterminio durante la Seconda guerra mondiale.
L’8 agosto 1938, cinque mesi dopo la cosiddetta “annessione” (“Anschluss”) dell’Austria al Reich, arrivarono a Mauthausen i primi prigionieri provenienti dal Campo di concentramento di Dachau.
La ragione decisiva della scelta di costruire il Lager in quel luogo fu la stessa che indusse successivamente alla costruzione del vicino sotto-Campo di Gusen nel 1940: la presenza di cave di granito.
Inizialmente
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i prigionieri furono impiegati nell’edificazione stessa del Lager e nel lavoro forzato presso una ditta di proprietà delle SS che produceva materiale da impiegare per la costruzione degli edifici monumentali e di prestigio della Germania nazista.
Fino al 1943 la funzione prevalente del Lager fu la persecuzione e la reclusione definitiva degli oppositori politici ed ideologici, fossero essi realmente tali o anche solo presunti.
I metodi di sterminio della “Fabbrica della Morte” includevano:
- Le impossibili condizioni di vita e del lavoro coattivo nelle cave di pietra e in quello dei sottocampi.
- Condanne a morire di inedia per fame e sete nei blocchi della morte.
- Le camere a gas di Mauthausen, del Castello di Hartheim e quelle nelle baracche di Gusen.
- Provocare lo sfracellamento dei portatori di pietre sulla Scala della Morte e nel precipizio della Cava.
- Colpi d’ascia, o di armi bianche, operati da squadre criminali su folle di deportati.
- Percosse, frustate, torture, strangolamenti e sbranamenti dai cani delle SS.
- Soppressione della quasi totalità degli ammalati.
- Introduzione nei forni crematori di soggetti ancora vivi.