Un mondo in evoluzione
L’informatica è la protagonista.
“Una vita che non è un esame non è degna di essere vissuta”.
Platone
Collegamenti interdisciplinari
- Italiano: Svevo
- Storia: Prima guerra mondiale e fascismo
- Inglese: James Joyce
- Informatica: Le reti
- Scienze delle finanze: Dichiarazione telematica e fasi dell’imposta
- Diritto: Tutela della privacy
- Economia: Grameen Bank e banca italiana
- Matematica: Problemi di investimento
Italo Svevo
Importante porto franco asburgico dedito soprattutto al commercio e, grazie a questa ricchezza interna, riuscivano a convivere gli austriaci, gli italiani e gli slavi.
Nasce a Trieste il 19 dicembre 1861.
- Pseudonimo di Ettore Schmitz, trova origine nella sua formazione culturale che attinse sia da autori italiani, Leopardi, sia da quelli tedeschi, Hegel.
Frequenta la scuola commerciale in Baviera.
- Diciassettenne, ritorna a Trieste.
- La ditta di famiglia fallisce ed è costretto a trovare presto un lavoro; viene assunto nella filiale triestina della banca Union di Vienna.
In privato incomincia a scrivere drammi.
- 1892: pubblica a proprie spese “Una vita”, che passa inosservato presso la critica ufficiale.
1898: pubblica “Senilità”, ma anch’esso viene ignorato dalla critica.
- 1899: lascia la banca ed entra nell’industria di vernici per sottomarini del suocero, papà di Livia Veneziani, sua cugina, dove, nonostante ebbe incarichi manageriali, proverà un’idiosincrasia per quel lavoro dovuta al fine bellico dei sottomarini.
Conosce Joyce, suo insegnante d’inglese, che lo incoraggia a riprendere l’attività letteraria.
1910: a Trieste si diffondono le teorie di Freud e Svevo ne viene a conoscenza.
1923: pubblica “La coscienza di Zeno”, accolto con la stessa indifferenza dei precedenti.
“Caso Svevo”
- 13 settembre 1928: muore in un incidente stradale.
- L’influenza delle teorie freudiane.
L’affermazione che in ogni individuo, al di sotto della zona razionale, il super-io, e della consapevolezza, l’io, c’è la vasta zona dell’inconscio, l’es.
La repressione delle pulsioni dell’inconscio può determinare malattie psichiche, che si manifestano attraverso ossessioni, fobie, tic, nevrosi.
La natura di queste pulsioni è sessuale: il primo trauma infantile è anch’esso di natura sessuale, complesso di Edipo.
Alla base della società c’è l’incesto, tabù.
- La libido umana diventa sublimazione dell’amore sentimentale.
Una vita
Il romanzo si muove su due piani.
Il piano esteriore scruta la fisionomia della classe borghese, il suo meccanismo socio-economico, il suo ingranaggio alienante e immodificabile. Alfonso Nitti è un impiegato di banca mediocre, che sogna di diventare qualcuno e conquista Annetta, figlia del titolare della banca in cui lavora.
Il piano interiore, quello nuovo, presta invece attenzione ai riflessi che lo scontro con la società inclemente determina nella coscienza del personaggio. Spaventato all’idea di sposare Annetta, il protagonista fugge, poi ritorna deciso ad affrontare il matrimonio, ma la sposa, i suoi colleghi e il direttore lo trattano con disprezzo. Umiliato e frustrato, decide il suicidio.
Alfonso Nitti tende già all’autoanalisi, all’esplorazione dall’interno della sua inettitudine.
Senilità
Emilio Brentani è un piccolo borghese, impiegatuccio e letterato ozioso, incapace di vivere, cui sfugge la vita vera perché è tutto chiuso nel mondo dei suoi pensieri e delle sue costruzioni mentali, sottoponendo se stesso a una implacabile autoanalisi.
Egli, seppur giovane, vive congelato nella sua senilità, cioè nella sua inerzia, nella passività, nella inettitudine, incapacità di vivere con gli altri, accanto alla sorella Amalia, non giovane, non bella, ma di buon cuore.
Nella sua vita appare un giorno la popolana Angiolina, bella, vivace, volgare. A quella passione cerca di conferire, senza successo, contenuti di moralità che si dimostrano incompatibili con l’indole della donna.
Coinvolge allora nella vicenda l’amico scultore Balli, di cui però, imprevedibilmente, si innamorano sia l’amante che la sorella.
Angiolina si concede a Balli con la stessa naturalezza con cui si era concessa a Emilio; la sorella, sconvolta dall’esperienza di un amore non ricambiato, s’avvelena e muore.
Brentani rimane solo, doppiamente sconfitto dalla vita, e si appresta a una lunga, monotona “senilità”.
Confronto
Una vita e Senilità
- Stessa tematica.
- Vinto in partenza.
- Sconfitta alla fine.
- Distacco parziale dai moduli naturalistici e veristici.
- Minuziosa descrizione dei tratti fisionomici dei personaggi, strutture narrative di tipo veristico.
- Romanzo della “coscienza” di Emilio Brentani, però l’operazione dell’autoanalisi è ancora ristretta al solo personaggio protagonista.
- L’influenza della scienza psichiatrica positivista.
La coscienza di Zeno
Otto nuclei tematici:
- «Prefazione»
- «Preambolo»
- «Il fumo»
- «La morte di mio padre»
- «La storia del mio matrimonio»
- «La moglie e l’amante»
- «Storia di un’associazione commerciale»
- «Psico-analisi»
L’opera si chiude con la convinzione di Zeno di essere del tutto guarito, o almeno è tanto affezionato al suo male che non ne vuole guarire.
La malattia d’altra parte non è qualcosa di individuale, ma riguarda tutta la società massificata moderna: è la nevrosi.
Pertanto la cura della nevrosi non può restituire la salute psichica.
Se la malattia dell’individuo dipende dalla malattia della società moderna, guarirlo significa, in ultima istanza, persuaderlo a questa “malattia”.
L’opera si chiude con l’apocalittica visione di una inaudita catastrofe per opera di un uomo, «un po’ più ammalato» degli altri, che farà esplodere un potente e micidiale ordigno.
E la terra, tornata nebulosa, «ergerà nei cieli priva di parassiti e di malattie». Solo così, forse, in questa vita, «inquinata alle radici», tornerà la salute.
L’uomo ha inquinato il suo habitat inventando macchine e ordigni distruttivi.
Sentendosi debole si è fatto furbo, perché tra gli uomini non vige la legge del più forte come tra gli animali, ma la legge del più furbo numero di ordigni.
Un giorno un uomo costruirà un potentissimo esplosivo; un altro giorno un altro uomo lo farà esplodere, liberando così la terra da tutte le malattie.
Malattia: salute psichica intesa come vivere tranquillo nel tepore del presente, come accettazione della vita nella sua superficie esteriore sociale, senza porsi problemi.
Autobiografia o romanzo psicanalitico?
Coincidenze
- Ambientato a Trieste.
- Dirigente d’azienda.
- Irriducibile fumatore.
- Livia, la moglie di Svevo, è una donna dalla salute simile a quella di Augusta.
Ma nonostante ciò la critica oggi non considera La coscienza di Zeno un romanzo autobiografico.
Prende spunto da fatti reali e mentre viene rievocato e trascritto, diventa qualcosa di nuovo e originale.
È un romanzo psicanalitico: infatti Zeno non racconta la sua vita, ma la sua malattia; non racconta fatti esterni che si susseguono in un tempo lineare, ma si ripiega a scrutare le tortuosità della sua psiche in un tempo misto di passato e di presente.
Lo stile e le tecniche narrative
- Romanzo scritto in prima persona, perché Zeno compie la propria autoanalisi.
- Il narratore diventa protagonista-narratore.
- Zeno che scrive, l’io narrante, è diverso da quello che era nella sua giovinezza e maturità, l’io narrato.
- Tempo degli eventi, il tempo passato in cui si sono verificati gli eventi, e il tempo del racconto, presente della scrittura.
- «Consapevole» uso di una lingua non letteraria, dialetto triestino.
Caso Svevo
Italo Svevo appartiene cronologicamente ad un’epoca che si vuole racchiudere tra il decadentismo simbolista di Pascoli, il superomismo estetizzante di D’Annunzio e il lucido relativismo anti-positivista di Pirandello.
La pubblicazione dei suoi due primi romanzi, apparsi tra il 1892 e il 1898, nel pieno trionfo narrativo di D’Annunzio e Guido Da Verona, erano stati ricevuti con assoluta indifferenza e lo scrittore aveva accolto il verdetto con rassegnazione.
Però, due studiosi francesi di letteratura italiana, Premieux e Larbaud, sollecitati dallo scrittore inglese Joyce, estimatore ed amico di Svevo, si entusiasmarono per “La coscienza di Zeno” e dedicarono al romanziere triestino un intero numero della loro rivista letteraria “Le Navire d’argent” nel 1925.
Nel contempo Eugenio Montale, sulla rivista letteraria “L’Esame”, dedicò un saggio allo scrittore facendone conoscere il grande valore artistico e culturale.
Svevo quindi fu prima conosciuto e apprezzato in ambito europeo per penetrare dall’esterno nella gretta cultura dell’Italia fascista, i cui critici di regime additarono al pubblico disprezzo l’opera del triestino.
Ma nel 1928, anno della morte di Svevo, la cultura italiana riconobbe tardivamente la sua “presenza” nella letteratura ed espresse il suo unanime cordoglio.
D’altra parte le opere di Svevo, non soltanto “La coscienza di Zeno” ma anche i due precedenti romanzi “Senilità” e “Una vita”, non avranno mai un successo di pubblico e pertanto non creeranno problemi ideologici e culturali per il regime fascista.
Italiana.
Nel 1937 Emilio Cecchi compilò per l’Enciclopedia la voce “Italo Svevo”: nove anni dopo la morte Svevo trovava quella consacrazione letteraria che aveva potuto soltanto pregustare e intuire negli ultimi tre anni di vita.
Prima guerra mondiale e fascismo
La Grande guerra
Origini
- Instabilità internazionali.
- 1914: casus belli.
- Italia: un Paese diviso.
- Il 1916.
- Il 1917.
- La fine del conflitto.
- Conseguenze.
- Peculiarità.
- Guerra e società.
- Cause.
Concorrenza economica tra gli Stati
- Grandissime quantità di armi micidiali e di flotte militari.
Instabilità internazionali
Germania: maggiore causa d’instabilità, volontà di costruire un’egemonia tedesca nell’Europa centrale ed orientale, la Mitteleuropa; s’interessa anche dell’area balcanica.
Gran Bretagna: la collocazione della Germania al centro dello scenario europeo delineava un contrasto con la Gran Bretagna; la concorrenza con la Germania si fece sempre più forte quando venne insidiata per la prima volta la marina britannica.
Francia: tra Francia e Germania vi era una forte ostilità nata per la questione dell’Alsazia-Lorena, che i tedeschi si erano annessi dopo la vittoria di Sedan, revanche.
Austria e Russia: erano in contrapposizione fra loro per il dominio dell’area balcanica e dei territori dell’impero ottomano.
Italia: aveva come obiettivi il recupero di Trento e Trieste, ancora sotto il dominio austriaco, e voleva affermarsi sui Balcani e l’area adriatica.
Queste rivalità strategiche avevano condotto alla costruzione di alleanze politico-militari: Triplice alleanza, Austria, Germania e Italia, e Triplice intesa, Gran Bretagna, Francia e Russia.
1914: “Casus belli”
Il terreno sul quale divampò il conflitto fu quello dei Balcani.
Il 28 giugno 1914 uno studente di nazionalità serba appartenente ad un’associazione nazionalista uccise a Sarajevo l’erede al trono d’Austria, l’arciduca Francesco Ferdinando, che voleva riconoscere l’autonomia ai croati e sloveni nell’ambito austriaco, contrapponendosi al progetto di uno Stato serbo indipendente.
Vienna attribuì al governo serbo la responsabilità nell’attentato e il 23 luglio dichiarò guerra alla Serbia.
Il 1° agosto quindi, la Germania dichiarò guerra alla Russia provocando la mobilitazione della Francia.
Berlino dichiarò guerra alla Francia e l’esercito tedesco invase il Belgio: la Gran Bretagna quindi entrò in guerra contro la Germania.
Il Giappone aprì le ostilità contro la Germania mirando ai possedimenti tedeschi in Estremo Oriente.
Italia: neutrale per la natura difensiva dell’alleanza.
L’impero ottomano, temendo di essere aggredito dalla Russia, si schierò a fianco di Germania ed Austria.
In Italia
L’opinione pubblica divisa in
- Interventisti.
- Neutralisti.
Il 26 aprile 1915 il primo ministro Antonio Salandra e il ministro degli Esteri Sidney Sonnino strinsero con l’Intesa un accordo segreto, Patto di Londra, senza informare il Parlamento in maggioranza neutralista, che impegnava l’Italia ad entrare in guerra nel giro di un mese in cambio di concessioni territoriali: il Trentino, il Tirolo meridionale, Trieste, Gorizia, l’Istria tolta Fiume e parte della Dalmazia.
L’Italia entra in guerra per
- Compimento dell’unità nazionale.
- Ambizioni espansionistiche, Adriatico e Balcani.
Il 24 maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria-Ungheria.
La divisione è una peculiarità italiana, in quanto nelle altre nazioni la guerra era stata sostenuta unitamente da tutta la popolazione. Segno che in Italia non c’era il sentimento di appartenenza alla stessa nazione, e la guerra sarà la prima vera e propria esperienza di massa.
Interventisti
Irredentisti e interventisti democratici: favorevoli a una guerra antiaustriaca e vi scorgevano la conclusione del processo risorgimentale e una battaglia democratica contro le potenze autoritarie dell’Europa centrale.
Sindacalisti rivoluzionari e socialisti rivoluzionari: consideravano la guerra un momento di rottura e di crisi della società capitalistica borghese.
Neutralisti
Socialisti: secondo il manifesto di Marx.
Cattolici: pacifismo di Benedetto XV, che appoggiava l’Austria in quanto unica contestatrice della Chiesa ortodossa slava.
Liberali: l’Italia non era preparata né economicamente né militarmente.
Manifesto marxista
“Proletari di tutti i Paesi unitevi contro il capitalismo internazionale”.
Il 1916
La situazione militare rimaneva bloccata su tutti i fronti, con gravi perdite da entrambe le parti.
Fronte occidentale, febbraio 1916: gli imperi centrali tentarono di sferrare un colpo decisivo lanciando una grande offensiva a Verdun senza alcun risultato.
Controffensiva anglo-francese sul fiume Somme.
Fronte italiano: Cadorna attuò una strategia offensiva mirante a sfondare le linee austriache sul fiume Isonzo, ma portò soltanto alla presa di Gorizia.
Il 1917
Dal punto di vista militare fu favorevole agli imperi centrali: disfatta di Caporetto, uscita dalla guerra della Russia, guerra sottomarina dei tedeschi per forzare il blocco navale britannico.
Ci fu l’intervento degli Stati Uniti, infrangendo la Dottrina Morrow che limitava gli interessi statunitensi ai propri fatti interni, che entrarono come Paese associato “non alleato”, come arbitro della pace, per attuare i “14 punti” di Wilson che prevedevano l’autodeterminazione dei popoli e l’instaurazione del diritto internazionale.
In Russia nel 1917
La popolazione organizzò scioperi di protesta contro le difficili condizioni di vita.
Nicola II represse duramente queste manifestazioni, ma i soldati si ribellarono fraternizzando con gli operai.
Venne assaltato il Palazzo d’Inverno, simbolo del potere zarista, ponendo così fine all’impero.
Un composito governo provvisorio tentò per alcuni mesi di reggere il Paese, fino a quando, dopo un tentativo di colpo di Stato militare, i bolscevichi guidati da Lenin diedero vita a una insurrezione che li portò alla presa del potere.
La Russia, lacerata dalla crisi interna, decise di uscire dalla guerra.
Pace di Brest-Litovsk, in seguito alla quale diversi territori russi passarono sotto il controllo tedesco.
Perché gli Stati Uniti decisero di entrare in guerra?
- Riequilibrare gli assetti dopo l’uscita della Russia.
- Rapporti commerciali con i Paesi dell’Intesa.
- La preoccupazione per la sorte degli ingenti prestiti concessi a Francia e Gran Bretagna.
- Per attaccare i tedeschi che avevano affondato il transatlantico inglese Lusitania, avevano fatto pressione sul Messico affinché attaccasse gli USA, che attaccavano coi sottomarini qualunque nave destinata ai porti inglesi o francesi.
La fine del conflitto
La svolta: nell’agosto 1918 i tedeschi giunsero in prossimità di Parigi, ma dovettero subire il contrattacco delle truppe alleate, che sfondarono le linee nemiche ad Amiens.
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Il file contenente la tesina è: tesina ufficiale
La tesina è stata sviluppata in PowerPoint, le slide sono connesse tramite collegamenti ipertestuali (parole sottolineate).
Materie interessate: italiano, storia, inglese, informatica, diritto, scienza delle finanze, economia aziendale, matematica.