Estratto del documento

Istituto “Il Nazareno” Pescara

a.s. 2009/2010

Istituto Tecnico Industriale

Classe V sez. A

Il filtraggio

delle

Informazioni Tofù Erminio

Introduzione

La lunga esistenza di Alessandro Manzoni passa attraverso un periodo storico ricco di avvenimenti:

dalla Rivoluzione francese al periodo napoleonico; dal Congresso di Vienna alla Restaurazione; dai

moti carbonari e liberali del 1820 e del 1830 alle tre guerre d’Indipendenza, fino alla proclamazione

del Regno d’Italia.

Manzoni rappresenta il vertice del Romanticismo impegnato e civile, per il quale la letteratura è il

luogo del vero e della storia e strumento di educazione etica e sociale; anche se poi su queste

premesse, egli inserì la sua profonda ansia religiosa e la sua moralità in modo che la storia, luogo

dell’errore e del male, si potesse comprendere e giustificare solo attraverso la fede. Lo scrittore,

riuscì ad esprimere gli ideali romantici della sua generazione, cioè, gli ideali democratici e liberali

che, l’ambiente lombardo, aveva saputo filtrare nella cultura dell’epoca.

Nel 1860, la tenace fiducia nella patria unita (- “ una causa che è stata il sospiro di tutta una vita”-)

e i meriti letterari, gli valsero la nomina a Senatore del Regno e di cittadino onorario di Roma

capitale d’Italia. 2

Alessandro Manzoni

Biografia

Alessandro Manzoni nacque a Milano nel 1785 dal conte Pietro e da Giulia Beccaria, (figlia di

Cesare Beccaria). Il conte Pietro, era molto più grande della giovane e vivacissima Giulia, perciò,

quello che era stato un matrimonio combinato, finì presto con la separazione, alimentando sempre

più le insinuazioni maligne sul conto della paternità del piccolo Alessandro. Dopo la separazione,

Giulia si legò sentimentalmente al conte Carlo Imbonati, con cui si trasferì a Parigi, senza darsi

alcun pensiero del figlio, passato direttamente dalla balia al Collegio dei Padri Somaschi di Merate.

Erano gli anni della Rivoluzione e il giovane poeta, si accostò alle ideologie illuministe e ai modelli

letterari della Milano dei primi anni dell’Ottocento.

Fino al 1805, Manzoni passò per varie e precoci esperienze di vita e di studi. Alla notizia della

morte di Carlo Imbonati, si trasferì a Parigi dove, nel circolo degli “ideologi “ frequentati dalla

madre, stringe amicizia con lo storico Claude Fauriel. L’influenza dello storico francese sarà

determinante per il giovane scrittore, infatti, Manzoni oltre ad approfondire la sua passione per la

storia, trae interesse per l’analisi psicologica; impara cioè, la necessità di affrontare i problemi entro

una struttura logica, riconducendo la meditazione alle reali esigenze della vita e della storia.

Nel 1808 si sposò con Enrichetta Blondel, figlia di un banchiere ginevrino di fede calvinista. A

Parigi, Enrichetta, strinse amicizia con l’abate Eustachio Degola, seguace della teoria giansenista; si

narra che la conversione alla religione cattolica, avvenne per una specie di rivelazione improvvisa

in seguito alla conversione della moglie, certo è che l’abate, ebbe un ruolo fondamentale nel

processo spirituale del Manzoni. Si trattò di un lento processo di maturazione e la fede venne a

coronare una forte vocazione morale integrata alla cultura illuministica e alla nuova sensibilità

romantica dello scrittore. In ogni caso, la conversione, viene a coincidere con la scoperta di una

poetica coerente che rompe definitivamente i ponti con il Neoclassicismo, indirizzandosi alla realtà

e alla storia, come luogo dell’opera umana e della Provvidenza.

Tornato a Milano, il poeta compone una serie di Inni Sacri; legge i grandi moralisti del Seicento e

segue attentamente i dibattiti letterari e politici dei suoi amici romantici del Conciliatore, anche se

non partecipò mai direttamente alle loro iniziative liberali.

Frutto delle discussioni sulla poetica romantica è la tragedia Il conte di Carmagnola, pubblicata nel

1820 con una Prefazione che affronta importanti nodi teorici tra cui, la critica al Classicismo. Nello

stesso anno è di nuovo a Parigi dove frequenta i vecchi amici soprattutto Fauriel e lo storico

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Thierry: dalla teoria della separazione tra conquistati e conquistatori del Thierry, deriva spunti per

scrivere L’Adelchi, la tragedia sulla guerra franco-longobarda in Italia.

Tornato a Milano, lo scrittore compose di getto Il cinque maggio, colpito dalla morte di Napoleone;

compone l’Inno Sacro La Pentecoste; e in occasione dei primi moti risorgimentali, scrive Marzo

1821, pubblicata solo nel 1848. Del 1821, è anche la prima stesura del romanzo storico Fermo e

Lucia, ma scontento dell’opera, Manzoni compì un intenso lavoro di revisione fin quando il

romanzo, fu pubblicato nel 1827 e poi nel 1840, con il titolo definitivo de I Promessi sposi.

Gli anni della maturità, sono costellati da lutti che affievoliscono il suo fervore creativo: muoiono

la moglie Enrichetta, sei degli otto figli, la seconda moglie Teresa Stampa e la madre Giulia. Ormai

attratto solo da interessi storiografici e dai problemi linguistici, Manzoni scrive Storia della colonna

infame (1842), Dell’Invenzione (1850) e Della lingua italiana, opera rimasta incompiuta.

Nel 1860 il vecchio scrittore venne nominato Senatore a vita da Vittorio Emanuele II e nel 1872,

accettò la nomina di cittadino onorario di Roma. Manzoni morì a Milano nel 1873.

I promessi sposi

Nel 1821, Manzoni conosce già i romanzi storici di Walter Scott ma, leggendo le Storie milanesi di

Giuseppe Ripamonti e le opere economico-politiche di Melchiorre Gioia, entrambi scrittori del

Seicento, scopre alcuni strani personaggi storicamente esistiti, come la Signora di Monza,

l’Innominato, il Cardinal Federigo; così come è attratto dalle descrizioni sulla peste del 1630 e dalle

gride dei governatori spagnoli. Manzoni dunque immaginò un romanzo storico che ricostruisse,

attorno alle vicende dei due protagonisti, la situazione umana della Lombardia intorno al 1630.

Moventi e interessi storici provocati dal vero della storia e dalla reale situazione del Ducato di

Milano sotto il dominio degli spagnoli, stanno all’origine progettuale del romanzo. Con la trama del

matrimonio impedito, non frutto di arbitraria fantasia, ma fatto anch’esso, se non vero, verosimile,

Manzoni, si affida ad una grida spagnola dell’epoca attestante, appunto, della violenza esercitata dai

signorotti spagnoli ai danni delle giovani coppie. Perciò, la trama della violenza di Don Rodrigo,

che impedisce le nozze di Renzo e Lucia, apparve allo scrittore il mezzo per denunciare una

gravissima offesa recata ai più elementari diritti umani e sociali di due esseri umani. Volendo

scrivere un romanzo storico e non romanzesco, Manzoni, insiste sulla obiettiva, documentabile

realtà della storia e sulla verosimiglianza, in modo che personaggi realmente esistiti, si integrino

con i personaggi di fantasia. Personaggi inventati come Renzo, Lucia, Don Abbondio, Agnese,

possiedono una reale consistenza umana, quindi, non si discostano troppo dal vero della storia. Un

forte senso cristiano della vita, giustifica la scelta dei personaggi principali: Renzo e Lucia sono due

popolani, due umili ignorati dalla storia che praticano le verità cristiane più semplici. Perseguitati

dai potenti, ricevono aiuto dalla Provvidenza, ma la Provvidenza, per Manzoni, non comporta una

soluzione magica ai problemi della vita, perché il suo campo d’azione, resta sempre il segreto

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dell’anima. In questo senso, il personaggio di Lucia, assume un’importanza decisiva nel romanzo in

quanto Manzoni, affida proprio a lei, timida e silenziosa, quei valori che sorreggono tutta la sua

ispirazione poetica, cioè, della grazia divina che agisce per vie segrete, nel buio della storia.

La terza guerra di indipendenza

Tra il 1861 e il 1870, il nuovo Regno d’Italia si trovò a dover affrontare una serie di gravi problemi

che la classe politica del tempo non seppe valutare con chiarezza e coraggio.

Alla direzione dello Stato italiano, fu chiamato Bettino Ricasoli, esponente della destra liberale ma

ben visto anche dalla sinistra. I vari stati nei quali l’Italia era stata per secoli divisa, avevano avuto

in passato ciascuno un proprio governo, una propria amministrazione, una propria economia, era

perciò necessario svolgere una complessa opera di unificazione, non solo territoriale ma,

soprattutto, culturale e sociale. Anziché elaborare una nuova costituzione, si preferì applicare a tutto

il Regno il vecchio Statuto albertino; fu inoltre estesa a tutto il Paese, la legislazione civile e penale

del Piemonte con gravi danni economici per alcune regioni più progredite. Nel Mezzogiorno,

l’invadenza piemontese, che non concedeva un minimo di autonomia e l’applicazione di sistemi

fiscali che imponevano carichi eccessivi alle miserabili popolazioni contadine, provocarono il grave

fenomeno del brigantaggio. Tale fenomeno, fu una protesta di carattere sociale con cui, le

popolazioni rurali del Sud, espressero il loro dissenso politico e il loro risentimento verso la

borghesia che tendeva a monopolizzare il potere a proprio vantaggio. Il brigantaggio, inoltre, fu

sfruttato dall’ex re di Napoli, Francesco II, che fornì sistematicamente, denaro ed armi ai briganti,

nel tentativo di ritornare sul trono.

La cruda realtà del Mezzogiorno d’Italia, venne però alla luce, in seguito ad una commissione

d’inchiesta del 1863 che, oltre al brigantaggio, attestò le condizioni paurosamente arretrate del Sud:

strade, ferrovie, scuole ed ospedali inesistenti; zone incolte infestate dalla malaria; diffuso

analfabetismo; povertà e miseria.

Tutti questi problemi furono però, accantonati dal governo in quanto, vi erano altri problemi urgenti

da affrontare come, per esempio, la mancata annessione del Veneto e del Lazio. Il problema era

molto delicato: il pontefice Pio IX, si era sempre più irrigidito in una posizione di totale

intransigenza e Ricasoli, per il suo temperamento severo e per le sue idee religiose sconfinanti nel

giansenismo, era il politico meno adatto ad ammorbidire le prese di posizioni del papa. Nel 1862

Ricasoli, fu costretto alle dimissioni lasciando la presidenza del Consiglio ad Urbano Rattazzi. Il

nuovo primo ministro, senza mai compromettere il governo piemontese, intendeva segretamente

appoggiare il Partito d’Azione, perciò, incoraggiò Garibaldi ad agire per risolvere, con un’azione di

forza, il problema di Roma.

Nell’ estate del 1862 Garibaldi, convinto di avere anche l’appoggio del sovrano, reclutò in Sicilia, un

esercito di volontari ma, superato lo Stretto, Vittorio Emanuele II, per non compromettersi di fronte

all’imperatore francese Napoleone III, ordinò all’esercito regolare di aprire il fuoco sulle truppe

garibaldine. Garibaldi, ferito sull’Aspromonte, fu arrestato e Rattazzi fu costretto alle dimissioni. Il

nuovo governo fu affidato a Luigi Carlo Farini e a Marco Minghetti. Il Ministero Farini-Minghetti,

nel 1864, firmò un accordo con la Francia per regolare la questione di Roma: la Convenzione di

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Settembre, con la quale, il governo francese, si impegnava a ritirare le sue truppe da Roma e il

governo italiano, si faceva garante del territorio pontificio. Un articolo segreto della Convenzione,

stabiliva inoltre, il trasferimento della capitale da Torino a Firenze. Quest’ultima clausola, era stata

firmata con intendimenti diversi: il sovrano francese intendeva dimostrare all’opinione pubblica che

gli italiani avevano ormai rinunciato all’idea di Roma capitale; Minghetti invece, pensava di

compiere una prima tappa verso Roma, quindi, una volta partiti i francesi, provocare disordini che

potessero giustificare un intervento armato dell’esercito italiano.

Nel 1864, Pio IX, pubblicò l’enciclica Quanta cura assieme ad “ un catalogo dei principali errori

del nostro tempo”: Il Sillabo. Il Sillabo ribadiva la condanna del principio della libertà di coscienza,

della libera ricerca filosofica e scientifica; rifiutava categoricamente il socialismo, il liberalismo e lo

stesso cattolicesimo liberale, respingendo tutte quelle manifestazioni del pensiero moderno. Un

successivo Concilio Vaticano, proclamava inoltre, il dogma dell’infallibilità papale in materia di

fede e di costumi. Questa drastica presa di posizione, provocò in tutta Europa una violenta ondata

anticlericale: il governo cattolico austriaco, annullò il concordato stabilito con la Santa Sede.

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