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Immagini di donne tra ‘800 e ‘900

Angelo del focolare, figura dominatrice

Carlotta Boi V d 1

Liceo linguistico Leonardo da Vinci

Lanusei

Anno 2009/2010

Indice

Percorso

p. 3

Introduzione

p. 4

Il modello di donna creato dal fascismo

p. 5-6

Il modello di donna creato dal “franquismo”

p. 7-8-9

Mme Bovary

p. 10-11

Senilità: Angiolina

p. 12-13

To the lighthouse: Mrs. Ramsay & Lily

p. 14-15 2

Percorso: immagini di donne tra ‘800 e ‘900

Introduzione

La figura femminile nell’ ‘800 e nel ‘900 ha un ruolo centrale nella storia e nella letteratura. Ho scelto di analizzare due immagini di donne che si sono sviluppate in questo secolo: angelo del focolare e figura dominatrice.

La prima si ha nei regimi totalitari del fascismo in Italia e del “franquismo” in Spagna, un esempio di quest’ultima la possiamo ritrovare anche nell’opera di Miguel Delibes, “Cinco horas con Mario”, in Carmen.

Mentre la seconda ho deciso di analizzarla nella letteratura di fine ‘800 e inizi ‘900. Infatti in questo periodo si ha uno sviluppo della modernità e con esso prende avvio il processo di emancipazione della donna, di affrancamento della sua secolare condizione di subalternità al maschio.

Ho voluto rappresentare questo processo attraverso i personaggi letterari di: “Madame Bovary”, “Angiolina”, “Mrs. Ramsay” e “Lily”. 4

Angelo del focolare

Il modello della donna creato dal fascismo

« Un popolo ascende in quanto numeroso » è questo uno slogan del duce.

Il fascismo infatti esaltava, con premiazioni e campagne pubblicitarie, il mito della famiglia numerosa come base per lo sviluppo demografico, nella convinzione che una popolazione numerosa avrebbe permesso una maggiore potenza militare e dunque di allargare lo spazio di dominio mondiale e costruire l’impero italiano.

Mussolini perciò fissò la donna nei ruoli tradizionali di madre, sposa, angelo del focolare e brava domestica, sempre sottomessa alla gerarchia del marito. 5

Vennero creati dei corsi per trasmettere l’educazione familiare dove svolgevano lezioni sull’allevamento dei figli, sul soccorso, la carità, la ritmica, la floricoltura e la decorazione, le arti femminili, economia domestica, educazione fisica e sport femminile per una sana maternità, e riunioni guidate dai gruppi femminili fascisti.

Le donne perciò si occupavano della riproduzione e del governo della casa e solo una piccola parte di esse possedeva un’occupazione.

Il diritto di famiglia, basato sulla supremazia maschile, precludeva alle donne ogni decisione di natura giuridica o commerciale (atti legali e notarili, stipule, contratti, firme di assegni e accensioni di prestiti), senza l’autorizzazione del marito o del padre.

La stessa tutela dei figli era esclusiva prerogativa maschile.

Il regime ostacolò il lavoro delle donne: la riforma della scuola fascista, di Giovanni Gentile ministro della pubblica istruzione, produsse una vera e propria defeminilizzazione del corpo insegnante, negando alla donna qualsiasi capacità come educatrice.

Un decreto del ’26 stabilì che le donne non potessero accedere ai concorsi pubblici per insegnare latino, greco, lettere, storia e filosofia nei licei classici e scientifici, e italiano e storia negli istituti tecnici.

Una legge del 1928 impedì che venissero nominate presidi delle scuole medie.

Una legge del ’33 limitò notevolmente le assunzioni femminili, stabilendo sin dai bandi di concorso l’esclusione delle donne o riservando loro pochi posti.

Un decreto precisava quali impieghi statali potessero essere loro assegnati: quelli di dattilografa, stenografa, segretaria, addetta alla raccolta di dati statistici, agli schedari, alle biblioteche.

La politica di espulsione delle donne dal lavoro extradomestico giunse al culmine nel 1938: una legge stabilì che il personale femminile negli uffici pubblici e privati non poteva superare il 10% dell’organico, proibendo inoltre l’assunzione di manodopera femminile nelle aziende con meno di 10 addetti. 6

Gaetano Polverelli, capo dell’Ufficio Stampa della Presidenza del Consiglio (1931), inviava direttive a ogni giornale per stabilire come doveva apparire la donna fascista: “…deve essere fisicamente sana, per poter diventare madre di figli sani, secondo le regole di vita indicate dal Duce”.

Furono create organizzazioni femminili, come quella delle Massaie rurali (1933), composta da donne che risiedevano abitualmente in Comuni a carattere rurale, che appartenevano a famiglie di proprietari coltivatori diretti, coloni e mezzadri, operai agricoli.

Promuovevano secondo le finalità fasciste, l’educazione e l’istruzione delle donne della campagna; miglioravano l’arredamento e l’igiene delle case rurali; favorivano l’allevamento igienico della prole.

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