La disobbedienza
Introduzione
Prima o poi nella vita giungi ad una scelta... scegliere tra la marmellata e la Nutella, tra l'accademia delle Belle arti e Architettura, tra destra e sinistra, tra essere e apparire, vivere o vegetare. Marcata è nell'uomo la tendenza a vivere e non lasciar vivere. Spesso la gente che ti sta intorno decide al posto tuo. Spesso non sai prendere le redini della tua vita. Spesso hai paura di deludere chi dice di "sapere ciò che è meglio per te" eppure devi fare i tuoi errori... "sbagliando s'impara". E allora basta grandi, fatevi da parte: noi giovani dobbiamo fare ciò che reputiamo meglio per noi. Dobbiamo disobbedirvi! Perché così si cresce.
Filosofia
Disobbedendo si cresce... è ciò che dice anche Erich Fromm ne "La disobbedienza come problema psicologico e morale", nella quale lui pone la domanda: "La disobbedienza è davvero un vizio?"
Ebbene Fromm risponde che la vita dell'uomo è cominciata con un atto di disobbedienza ed è tutt'altro che improbabile che si concluda con un atto di obbedienza. Difatti Adamo ed Eva, tramite il peccato originale, quindi disobbedendo a Dio, hanno dato origine alla storia dell'uomo. L'uomo ha continuato ad evolversi mediante atti di disobbedienza. Non soltanto il suo sviluppo spirituale è stato reso possibile dal fatto che i nostri simili hanno osato dire "no" ai poteri in atto in nome della propria coscienza o della propria fede, ma anche il suo sviluppo intellettuale è dipeso dalla capacità di disobbedire: disobbedire alle autorità che tentassero di reprimere nuove idee e all'autorità di credenze sussistenti a lungo tempo. Proprio tramite un atto del genere che, all'incirca nel 1831, all'indomani della morte di Hegel i suoi numerosi discepoli si divisero in destra e sinistra hegeliana.
La sinistra hegeliana nacque in seguito ad un atto di disobbedienza nei confronti del loro maestro, essa era composta per lo più dalla generazione più giovane, la quale aveva una concezione diversa sia riguardo al compito della filosofia che della religione. Secondo la dottrina di Hegel religione e filosofia esprimono un medesimo contenuto in due forme distinte, in quanto la prima esprime quel contenuto nella forma della "rappresentazione" e la seconda nella forma del "concetto". La destra sosteneva la tesi del loro maestro, insistevano quindi sull'identità di contenuto fra rappresentazione e concetto e concepivano la filosofia come conservazione della religione. Di contro la sinistra insisteva sulla diversità di forma fra rappresentazione e concetto e concepivano la filosofia come distruzione della religione.
Questa frattura fra destra e sinistra hegeliana ebbe anche motivazioni politiche. Infatti la destra, rifacendosi alla polemica contro il dover-essere, sostenne l'identità ontologica fra realtà e ragione e assunse un atteggiamento globalmente giustificazionistico e conservatore nei confronti dell'esistente. Viceversa la sinistra interpretò il pensiero del maestro in modo dinamico affermando che il mondo costituisce un processo in cui ciò che sussiste è chiamato a farsi razionale. Quindi ammettendo che non tutto ciò che è razionale è reale, la sinistra finiva per concepire la filosofia come critica dell'esistente, ovvero come un progetto di trasformazione rivoluzionaria delle istituzioni politiche contemporanee.
La maggiore figura della Sinistra hegeliana è Feuerbach, fondatore dell'ateismo filosofico ottocentesco. La filosofia di Feuerbach ha come presupposto teorico una critica radicale della maniera idealistico-religiosa di rapportarsi al mondo. Maniera che secondo Feuerbach consiste in uno stravolgimento dei rapporti reali fra soggetto e predicato. L'equivoco dell'idealismo è quello di fare del concreto un predicato dell'astratto anziché dell'astratto un predicato del concreto. L'idealismo offre una visione rovesciata delle cose, in cui ciò che viene realmente prima, la causa, figura come ciò che viene dopo, e ciò che viene realmente dopo, l'effetto, figura come ciò che viene prima.
Da ciò il programma di Feuerbach di un'inversione radicale dei rapporti fra soggetto e predicato instaurati dalla religione e dall'idealismo. Feuerbach afferma che non è Dio ad aver creato l'uomo ma l'uomo ad aver creato Dio. Infatti Dio è nient'altro che la proiezione illusoria di qualità umane, in particolare di quelle caratteristiche della nostra specie che sono la ragione, la volontà e il cuore.
Appurato che Dio è l'essenza dell'uomo personificata rimane da vedere come nasca, nell'uomo, l'idea di Dio. A questo proposito Feuerbach si è variamente espresso. Talora egli tende a porre l'origine dell'idea di Dio nel fatto che l'uomo ha coscienza di se stesso non solo come individuo, ma anche come specie. Mentre come individuo si sente debole e limitato, come specie si sente invece infinito ed onnipotente. Da ciò la figura di Dio.
Altre volte egli tende a scorgere l'origine dell'idea di Dio nell'opposizione umana tra volere e potere. Opposizione che porta l'individuo a costruirsi una divinità in cui tutti i suoi desideri appaiano realizzati: nel volere l'uomo è illimitato, libero e potente: è Dio; ma nel potere, nella realtà egli è condizionato, dipendente e limitato.
Altre volte Feuerbach ha visto la genesi dell'idea di Dio nel sentimento di dipendenza che l'uomo prova di fronte alla natura. Sentimento che ha spinto l'uomo ad adorare quelle cose senza le quali egli non potrebbe esistere: la luce, l'aria, l'acqua, la terra ecc. Qualunque sia l'origine della religione, secondo Feuerbach essa costituisce una forma di alienazione, intendendo con questo termine quello stato patologico per cui l'uomo, "scindendosi", proietta fuori di sé una potenza superiore, Dio, alla quale si sottomette.
Quanto più l'uomo pone in Dio tanto più toglie a se stesso. Di conseguenza l'ateismo si configura come un vero e proprio dovere morale. Infatti, secondo Feuerbach, è ormai venuto il tempo che l'uomo recuperi in sé i predicati positivi che egli ha proiettato fuori di sé in quello specchio illusorio che è Dio.
Quindi, il compito della vera filosofia non è quello di risolvere l'uomo in Dio ma di risolvere Dio nell'uomo. Ciò fa sì che l'ateismo di Feuerbach non abbia un carattere puramente negativo, ma si presenti anche, in positivo, come proposta di una nuova divinità: l'uomo.
Se la religione è un'antropologia capovolta, l'hegelismo rappresenta una teologia mascherata o razionalizzata. Poiché Hegel, secondo Feuerbach, rappresenta "il compimento" della filosofia moderna, la critica ad Hegel equivale alla fondazione di una nuova filosofia incentrata sull'uomo.
Questa nuova filosofia ha la forma di un umanismo naturalistico. Umanismo poiché fa dell'uomo l'oggetto e lo scopo del discorso filosofico. Naturalistico perché fa della natura la realtà primaria da cui tutto dipende, compreso l'uomo.
Nucleo di questo umanismo naturalistico è il rifiuto di considerare l'individuo come spiritualità o razionalità, un essere condizionato dal corpo e dalla sensibilità, che per Feuerbach ha una valenza pratica, come dimostra il suo legame con l'amore, quella passione che ha la capacità di aprirci verso il mondo.
Ammettere che l'uomo è sensibilità e amore vuol dire ammettere il fatto che l'io non può stare senza il tu. La certezza che esistano altre cose al di fuori di me è ottenuta infatti attraverso la certezza che esiste al di fuori di me un altro uomo.
Grande importanza assume per Feuerbach la teoria degli alimenti. Da ciò la tesi paradossale: "L'uomo è ciò che mangia". Tesi che esprime:
- L'unità psico-fisica dell'uomo.
- Il fatto che se si vogliono migliorare le condizioni spirituali di un popolo bisogna innanzitutto migliorare le sue condizioni materiali, difatti, la fame e la sete privano l'uomo della sua umanità, della sua intelligenza e della sua coscienza.
Anche da queste parole traspare il grande amore per l'umanità che fu proprio di Feuerbach, la cui filosofia finisce per risolversi in una forma di filantropia.
Dall'amore per Dio all'amore per l'uomo: ecco l'esito più caratteristico dell'ateismo "positivo" di Feuerbach.
Storia
Come già precedentemente detto, noi giovani dobbiamo fare ciò che è meglio per noi, dobbiamo disobbedire ai grandi perché è in questo modo che si cresce; questo è proprio ciò che fanno gli studenti di quel movimento generalizzato di protesta che, nel linguaggio storico-politico, è stato indicato come "il Sessantotto".
Il Sessantotto è stato un movimento sociale e politico ancora oggi controverso: molti sostengono che sia stato il movimento che ci ha portato ad un mondo "utopicamente" migliore e molti altri sostengono invece il contrario ovvero che sia stato un movimento che ha spaccato e distrutto la moralità e la stabilità politica mondiale.
