Estratto del documento

Istituto professionale dell’industria e dell’artigianato

“Giovanni da Castiglione”

Tesina pluridisciplinare di:

Frullini Alessandro

Titolo: La comunicazione nel fascismo

Materie coinvolte:

  • Italiano: Luigi Pirandello
  • Storia: Il fascismo
  • Educazione fisica: Opera Nazionale Balilla
  • Matematica: Campo di esistenza di una funzione
  • Inglese: Telecommunications
  • Elettronica: Modulazione PCM
  • Sistemi: Interfaccia seriale RS232

Luigi Pirandello

La vita

Pirandello nacque nel 1867 a Villaseta, a pochi chilometri da Agrigento, in una località dal suggestivo nome di Caos, in una famiglia di media borghesia.

L’improvvisa rovina delle cave di zolfo di proprietà della famiglia lo costrinse ad affrontare pesanti difficoltà nel seguire i suoi interessi, precocemente avviati verso gli studi umanistici, non giovandogli un carattere morbido.

Seguì studi di filologia romanza a Roma, che poi dovette completare a Bonn, a causa di un insanabile conflitto con il rettore dell’ateneo capitolino.

Si laurea nel 1891, con una tesi sulla parlata agrigentina.

Il tipo di studi, però, gli fu probabilmente di fondamentale ausilio nella stesura delle sue opere, dato il raro grado di purezza della lingua italiana utilizzata.

Dal 1892, grazie ad un assegno concessogli dal padre, si stabilì a Roma, dedicandosi interamente alla letteratura. Nel ’93 scrisse il suo primo romanzo, L’esclusa, e nel 1894 diede alle stampe una prima raccolta di racconti, Amori senza amore. Nello stesso anno aveva sposato Maria Antonietta Portulano. Dal ’97 iniziò come supplente l’insegnamento della lingua italiana presso l’Istituto Superiore di Magistero di Roma, dove poi dal 1908 divenne docente di ruolo. Nel 1903 un allagamento della miniera di zolfo in cui il padre aveva investito tutto il suo patrimonio e la dote stessa della nuora provocò il dissesto economico della famiglia. Il fatto ebbe conseguenze drammatiche nella vita dello scrittore: alla notizia del disastro la moglie, il cui equilibrio psichico era già fragile, ebbe una crisi che la sprofondò irreversibilmente nella follia.

La convivenza con la donna che era ossessionata da una patologica gelosia costituì per Pirandello un tormento continuo, che può essere visto come il germe della sua concezione dell’istituto familiare come “trappola” che imprigiona e soffoca l’uomo.

Con la perdita delle rendite mutò anche la condizione sociale di Pirandello, che fu costretto ad integrare intensificando la sua produzione di novelle e romanzi, che fra il 1904 e 1915 si fece particolarmente fitta.

Dal 1910 ebbe il primo contatto con il mondo teatrale. Dal 1915 Pirandello divenne soprattutto scrittore di teatro, anche se non abbandonò mai la narrativa. Dal 1920 il teatro di Pirandello cominciò a conoscere il successo del pubblico. Dal 1925 assunse la direzione del Teatro d’Arte a Roma. Si legò sentimentalmente, ma in modo platonico, ad una giovane attrice della compagnia, Marta Abba, per la quale scrisse vari drammi. Nel 1934 gli fu assegnato il Premio Nobel per la letteratura, a consacrazione della sua fama mondiale. Mentre negli stabilimenti di Cinecittà a Roma si assisteva alle riprese di un film tratto da un suo romanzo, Il fu Mattia Pascal, si ammalò di polmonite e morì il 10 dicembre 1936.

La visione del mondo

Fin dalla sua prima produzione narrativa emerge la tematica che, via via approfondita, caratterizza tutta la sua opera e al contempo esprime la sua visione del mondo: il sentimento della condizione tragica dell’uomo, condannato alla sconfitta per l’impossibilità di comunicare con gli altri e di conoscere se stesso.

A ribadire, e spiegare questa condizione “disperata”, si aggiungono:

  • Il sentimento del contrasto tra illusione e realtà, poiché l’uomo è obbligato ad assumere una “forma” per esistere, la quale però si rivela illusoria rispetto al continuo fluire della vita.
  • Il sentimento della casualità della vita, che si svolge in un mondo privo di valori e di certezze, governato da un’assoluta relatività.

I personaggi di Pirandello, infatti, sono di solito dei piccoli borghesi dalla vita meschina, soffocati dalle convenzioni sociali, alle quali si adattano con passiva inconsapevolezza. Ma talvolta, rivelando una insospettabile voglia di vivere, essi prendono coscienza e reagiscono mediante gesti apparentemente bizzarri, che però non trovano sbocco se non nella valvola liberatrice della pazzia o nella rassegnazione dolente e consapevole. Il tutto si conclude con la constatazione dell’invivibilità di un’esistenza autentica, ma anche dell’illusorietà di ogni ribellione.

La poetica dell’umorismo

Conseguente alla sua visione del mondo è la sua poetica: così come l’arte tradizionale si è ispirata al principio dell’equilibrio per rappresentare una vita e un mondo logicamente ordinati, l’arte nuova deve rappresentare con altre forme il caos di una realtà frantumata, l’intreccio di tragico e di comico che costituisce la vita moderna.

Di qui la sua poetica dell’umorismo: l’umorista scava più in profondità dello scrittore comico e di quello tragico perché, intervenendo con la riflessione nell’atto di rappresentare la realtà, ne smaschera le menzogne delle convenzioni sociali e degli autoinganni. L’“umorismo” è cioè «il sentimento del contrario»: la contemporanea presenza nello scrittore del critico e del poeta, che riproduce nell’opera i due volti della realtà, il comico e il tragico, il riso e il pianto.

L’opera

I romanzi e le novelle

In un primo tempo il mondo poetico di Pirandello si esprime soprattutto in romanzi e novelle d’impostazione verista. Ma i toni violenti e amari che li caratterizzano, l’ironia corrosiva e la predilezione per le situazioni paradossali si andranno accentuando nel tempo fino a stravolgere la stessa impostazione verista.

Egli privilegia sulla descrizione dell’ambiente la solitudine e l’angoscia dell’individuo, le offese della vita, la dimensione paradossale della vicenda.

Il fu Mattia Pascal (1904)

Chiude definitivamente con l’ottocento verista e fa apparire in tutta la sua corrosiva e ironica consapevolezza la dimensione inquieta e problematica della visione del mondo e della poetica pirandelliana.

L’impossibilità di vivere in una forma e al contempo l’impossibilità di fuggirne definiscono la dimensione tragica e al contempo comica della non esistenza del fu Mattia Pascal.

Romanzo dal quale traspare il dramma familiare dell’autore e il suo desiderio d’impossibile evasione.

Mattia Pascal vive un’esistenza quotidiana opprimente e senza sbocchi, a causa soprattutto del suo matrimonio mal riuscito, finché un giorno trova la forza di fuggire dal suo “inferno familiare”.

A Montecarlo vince una grossa somma, poi legge sul giornale la notizia della sua morte: un cadavere trovato in una roggia viene identificato per quello di Mattia Pascal. Il caso gli offre dunque l’occasione per rifarsi una vita.

Cambia così il proprio aspetto esteriore, assume il nome di Adriano Meis, va a vivere a Roma. Ma il senso esaltante di liberazione dura poco. “Uomo inventato”, privo di stato anagrafico, cioè di forma, il Meis non riuscirà a ricostruirsi una vita. Gli ostacoli gli si presentano ovunque improvvisi ed invalicabili: viene derubato e non può denunciare il furto; non può possedere un cane perché dovrebbe pagare l’apposita tassa; ama una ragazza e non può sposarla.

Non gli resta che inscenare il suicidio di Adriano Meis e ritornare alla vita precedente. Ma anche questo sarà impossibile: infatti la moglie si è risposata e tutti si sono abituati all’idea della sua morte.

Confinato allora in una condizione di morto-vivente, non gli resta che essere il fu-Mattia Pascal e recarsi ogni tanto a pregare sulla tomba dello sconosciuto che porta il suo nome.

Gli intellettuali e il fascismo

  • Nell’età fascista la posizione degli intellettuali è combattuta e non è per niente univoca.

Ci sono intellettuali fondamentalmente contrari al fascismo.

Quotidiani e riviste diventano tribune e strumenti di questa “educazione”: il popolo va educato a crescere culturalmente in modo che si possa emancipare dal potere.

Altri intellettuali decidono invece di aderire al fascismo.

Pirandello è tra questi: all’inizio segue il fascismo e approva i suoi propositi ma poi, quando scopre che dietro questa cultura non c’è altro che il nulla, lo lascia perdere, pur mantenendo la tessera del partito che gli garantiva, fra l’altro, numerosi benefici.

Ci sono infine gli antifascisti che non hanno il coraggio di incriminarlo.

Durante il regime fascista il Minculpop (Ministero per la cultura popolare) censura molte opere, tra le quali numerose che a prima vista sembravano rivoluzionarie ma che in realtà non lo erano. Gli intellettuali, sentendosi quindi censurati, non sono più liberi di scrivere quello che vogliono.

Il fascismo

Il fascismo è un movimento politico creato da Benito Mussolini il 23 marzo 1919.

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Sintesi

Indice

  • Italiano: Luigi Pirandello
  • Storia: Il fascismo
  • Educazione fisica: Opera Nazionale Balilla
  • Matematica: Campo di esistenza di una funzione
  • Inglese: Telecommunications
  • Elettronica: Modulazione PCM
  • Sistemi: Interfaccia seriale RS232
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