Estratto del documento

Liceo classico Euclide Cagliari

III Beta

A.S. 2010/2011

Il simbolo e l’allegoria

Il passo significativo dell’essere umano rispetto all’animale

Tesina a cura di Giada Usala

Indice

Introduzione p. 5

- Perché la scelta del percorso d’esame sul simbolo e l’allegoria

Premessa

- Definizione e differenza tra simbolo e allegoria

Capitolo 1. Il ruolo dei simboli nella storia: il fenomeno dei totalitarismi

p. 8

1.1. Perché porre l’attenzione sui simboli del nazismo e del fascismo piuttosto che su quelli dello stalinismo

1.2. Il fascismo: il fascio, l’ascia, l’aquila

1.3. Il nazismo: la croce uncinata

Capitolo 2. Il valore del simbolo nella filosofia

p. 14

2.1. Il simbolo: definizione di Kant ed Hegel

2.2. Schopenhauer e la sua filosofia filo-orientale

2.3. Nietzsche: ‘’Della visione e dell’enigma’’ (da ‘’Così parlò Zarathustra’’)

Capitolo 3. Simbolo e allegoria nell’arte

p. 18

3.1. Il simbolo nella scultura: la ‘’Fontana dei quattro fiumi’’ (Gian Lorenzo Bernini - 1651, piazza Navona)

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Capitolo 4. Simbolo e allegoria nella letteratura italiana

24

p. 4.1. Calvino: dal neorealismo al racconto allegorico-fantastico

Capitolo 5. ‘’L’asino d’oro’’ Apuleio

p. 31

5.1. Le ‘’Metamorfosi’’ novella popolare e racconto mistico-simbolico

5.2. La simbologia dell’asino

Conclusione

p. 33

Bibliografia

p. 34

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In copertina: ‘’Ouroboros’’ dal testo alchemico del 1478 di Theodoros Pelicanos

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_ 3

La forma simbolica è ugualmente buona per tutti, poiché aiuta ciascuno a comprendere più o meno profondamente la verità che rappresenta, secondo la misura delle proprie possibilità intellettuali.

(René Guénon)

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Introduzione

Perché la scelta del percorso d’esame su simbolo e allegoria?

La scelta di fare come percorso d’esame il simbolo e l’allegoria nasce dal mio interesse crescente per questi due particolari aspetti che in questi anni di studio (ma soprattutto in quest’ultimo) hanno colpito la mia attenzione. Infatti ho notato che si ritrovano in quasi tutte le discipline. Ho notato che l’uso del simbolo e dell’allegoria è essenziale nella letteratura e nell’arte; nella filosofia di quest’anno autori come Schopenhauer e Nietzsche non sarebbero stati ciò che sono senza l’uso delle espressioni per immagini simboliche; e in storia cosa ha reso i totalitarismi, come il fascismo ed il nazismo, famosi in tutto il mondo se non i loro simboli?

Il simbolo indica infatti un elemento scelto a rappresentare una istituzione, un gruppo, un’idea, oppure a volte si parla di simbolo anche quando le immagini suggeriscono un senso che rimane avvolto da un alone di mistero evocato ma non risolto.

Il simbolo è opaco perché è dato per mezzo di una analogia, e non si dà se non attraverso un’interpretazione che pur rimanendo problematica non costituisce un limite, ma anzi è un terreno fecondo su cui il pensiero può fiorire e svilupparsi.

Il simbolo (ma anche l’allegoria) sono quindi momento in cui l’espressione ed il contenuto inesprimibile si fanno una cosa sola.

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Definizione e differenze tra simbolo e allegoria

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Simbolo: dal greco metto insieme) - elemento considerato rappresentativo di una realtà astratta.

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Allegoria: dal greco parlo altrimenti - in un altro modo) - rappresentazione di idee e concetti mediante figure e simboli sia in letteratura che nelle arti figurative.

Possiamo dire che il simbolo è più immediato anche se bisogna pur sempre interpretarlo; mentre l’allegoria è qualcosa di più razionale e studiato nel suo significato profondo che nell’immediato può apparire tutt’altro di ciò che appare.

Pensiamo a Dante che nella ‘’Divina commedia’’ fa uso dell’allegoria; ad esempio la troviamo al canto I dell’inferno:

31 Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta,
una lonza leggiera e presta molto,
che di pel maculato era coverta;

[…]

43 l'ora del tempo e la dolce stagione;
ma non sì che paura non mi desse
la vista che m'apparve d'un leone:

[…]

49 e d'una lupa, che di tutte brame
sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fè già viver grame,

Per chi non conosce il significato profondo di tali allegorie non può comprenderne a pieno il messaggio che Dante vuole trasmettere e rimane un semplice incontro di tre fiere all’entrata dell’inferno.

Mentre, banalmente, un simbolo come quello nazista è qualcosa di immediato; guardandolo subito ci richiama alla mente le Waffen SS, Hitler, razzismo, campi di sterminio ecc… (anche se come illustrerò in seguito esso ha significati intrinseci che sono stati poi manipolati e modificati).

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Possiamo dire dunque che il simbolo è un costrutto culturale, una ‘’che sta per’’ rappresentazione convenzionale; è un’entità ‘un’altra cosa: non è la stessa cosa ma è una sua rappresentazione o evocazione. La particolarità del simbolo è che può essere individuale o collettivo: il primo è un simbolo che potremmo definire ‘’autobiografico’’, in quanto sintetizza e richiama una storia umana, magari d’amore; il simbolo collettivo, invece, è un simbolo che sta per credenza, fede o passione condivisa da più individui.

Il simbolo ha la capacità di evocare concetti complessi in maniera altamente sintetica sul piano cognitivo e fortemente mobilitante sul piano affettivo e volitivo. Per questa sua ‘’capacità di sintetizzare messaggi e di comunicarli con immediatezza’’, il simbolo ‘’è strumento di richiamo identitario; se però è tanta la sua capacità di suscitare e rafforzare apparenze, altrettanta è quella di determinare esclusioni’’ (Benedetti G. - ‘’Segno, simbolo, linguaggio’’).

Il simbolo infatti unisce e divide: unisce i ‘’partecipanti’’ della stessa credenza, fede o passione, e li divide dai ‘’non partecipi’’.

Per questa sua funzione ‘’aggregante’’, vale a dire per la sua capacità di esprimere precisi messaggi di appartenenza, il simbolo deve essere ‘’vago’’ e fortemente evocativo.

A volte questo sentimento di appartenenza, di partecipazione e di convinzione è così forte da superare la stessa validità di un simbolo.

Come forte carica identitaria i simboli di religione, di nazione, di classe sociale, di partito politico sono i più pericolosi in quanto come dice bene Vallauri ‘’i simboli, come gli slogan, esprimono e generano un livello intellettuale e relazionare primitivo, quello delle semicieche fissazioni ed appartenenze’’. 7

Tutto ciò ci permetterà ora di capire tutti quei fenomeni che hanno portato da una parte ad applicare e sfruttare tale potere del simbolo per scopi nefandi nella realtà e dall’altra ad applicare tale capacità a fini - possiamo dire più nobili - come nella letteratura, nell’arte, nella filosofia ecc…

‘’Dire che viviamo in un mondo di simboli è dir poco: in realtà, è un mondo di simboli a vivere in noi’’

(J. Chevalier – ‘’Dizionario dei simboli’’)

Capitolo 1. Il ruolo dei simboli nella storia: il fenomeno dei totalitarismi

1.1. Perché porre l’attenzione sui simboli del nazismo e del fascismo piuttosto che su quelli dello stalinismo

Di seguito affronterò solo il caso fascista e nazista tralasciando lo stalinismo in quanto i simboli di quest’ultimo non ebbero, a mio parere, la stessa valenza spirituale e manipolatrice dei primi due.

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Era il 1925 quando Mussolini proclamò la dittatura del fascismo; ed era il 1933, invece, quando Hitler venne nominato cancelliere del Reich diventando così capo di una coalizione ma che ben presto, nel 1938, diventando comandante supremo delle forze armate, diventò quel che noi conosciamo come terzo Reich.

Tutto ciò non avvenne dall’oggi al domani per pure formalità burocratiche o innate capacità di leadership dei due individui sopracitati.

Grazie a quale strumento, quindi, fu possibile creare dei movimenti di massa come quelli fascisti e nazisti? Sicuramente questi due fenomeni si caratterizzarono per le loro spiccate connotazioni quasi religiose. Esse furono (e in alcuni casi lo sono tutt’oggi) ‘’religioni secolari’’ (o ‘’laiche’’) intendendosi con tale espressione ‘’un sistema, più o meno elaborato, di credenze, di miti, di riti e di simboli, che conferisce carattere sacro ad un’entità di questo mondo, rendendola oggetto di culto, devozione e dedizione. (v. introduzione)

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Passiamo ora ad esaminare i simboli che hanno reso fascismo e nazismo icone storiche. ————

1.1. Il fascismo

Il fascio, l’ascia, l’aquila

‘’La potenza dei simboli è più grande della potenza degli uomini’’ - fu detto da Olimpiodoro.

E Bachofen: ‘’Il simbolo desta un presagio, mentre la lingua può solo spiegare. Il simbolo fa vibrare le corde dello spirito tutte insieme, mentre la mente è costretta a darsi ad un singolo pensiero per volta. Il simbolo spinge le sue radici fino alle più segrete profondità dell’anima, mentre la lingua giunge solo a sfiorare, come un lieve alito di vento, la superficie dell’intelletto: quello è orientato verso l’interno, questa verso l’esterno. Solo al simbolo riesce di raccogliere nella sintesi di una impressione unitaria gli elementi più diversi. Le parole fanno finito l’infinito, i simboli conducono invece lo spirito al di là delle frontiere del mondo finito e diveniente, verso il mondo infinito e reale’’.

Bachofen J. J., Urreligion und antike Symbole, Leipzing, 1928, v. 1, pp. 283-284

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Il fascio

Il fascismo creò dei punti di contatto tra l'antica Roma e il regime di Mussolini.

La potenza, la forza, i trionfi della Roma imperiale vennero interpretati come degni anticipatori della gloria e della potenza fascista, infatti il fascismo si propose come il naturale discendente della Roma antica. Mussolini si faceva chiamare Duce, che nell'antica Roma era il generale, il capo militare valoroso e trionfante in battaglia amato ed apprezzato dai soldati che lo seguivano ubbidienti; veniva descritto dalla propaganda con le stesse qualità dei generali romani e quando i fascisti si incontravano si salutavano alzando il braccio destro in alto, nello stesso modo in cui i soldati salutavano i loro capi nell'antica Roma.

Il Fascio littorio era il simbolo del fascismo e derivava anch'esso dalla Roma antica ed allora era simbolo di autorità: era infatti il simbolo del potere dei magistrati e fu introdotto dagli etruschi durante la tarda monarchia; in realtà il fascio era un simbolo tradizionale ariano, derivato dal simbolo del martello di Tohr, il dio del tuono nella mitologia nordica e diffusa solo successivamente anche dagli etruschi nella forma in cui lo si conosce.

Il fascio è costituito da un insieme di verghe di olmo o di betulle legate tra di loro con dei nastri rossi, che rappresentava il potere dei consoli (cioè i magistrati più importanti presso l'antica Roma) di punire con le verghe e di esercitare lo "ius necis", cioè il diritto di dare la morte ai rei; lateralmente o superiormente alle verghe, veniva inserita una scure che in età repubblicana veniva tolta quando si era all'interno della città; il fascio veniva portato durante le feste pubbliche dai littori, degli ufficiali che scortavano le maggiori autorità romane ed è per questo motivo che si chiamava littorio, il fascio veniva ornato di alloro in occasione dei trionfi e portato invece rovesciato durante i lutti gravi. Ispirandosi alla tradizione romana, il Fascio simboleggia sia l'unità del popolo, sia l'autorità posseduta dal popolo stesso e in epoca moderna, divenne il simbolo di numerosi movimenti politici. Durante il Risorgimento, molte società segrete, specie d'ispirazione massonica, si ispirarono al fascio littorio che era sempre stato considerato un emblema di unità e libertà. Nella seconda metа̀ dell'ottocento e fino alla prima guerra mondiale, il fascio littorio continuò ad essere impiegato dalle forze di sinistra, come i Fasci dei Lavoratori, organizzazioni proletarie di contadini siciliani, Fasci di Azione Rivoluzionaria ecc…

Con la costituzione di un Fascio Parlamentare di Difesa Nazionale, dopo la disfatta di Caporetto, il termine Fascio cominciò ad essere legato alla necessità di un’unione nazionale al di sopra degli interessi dei partiti. Come tale, ma accompagnato da rivendicazioni rivoluzionarie, l'emblema romano venne accolto da B. Mussolini, divenendo il simbolo dei Fasci di Combattimento, e in seguito del Partito Nazionale Fascista. Successivamente il nome da Fascio divenne

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Fascismo. Lo utilizzò largamente come simbolo della grandezza romana ed imperiale a tal punto che il Fascio Littorio divenne il simbolo ufficiale del Part. Naz. Fasc. Anche la parola "Littorio" venne molto usata nel periodo fascista, tanto è che il littorio era diventato sinonimo di fascista, ad esempio la gioventù fascista era anche chiamata "la Gioventù del Littorio". Lo stile Littorio fu detto lo stile architettonico fascista. Littoria (oggi Latina) fu chiamata "la città capoluogo", costruita nella zona bonificata delle Paludi Pontine. Littorali erano anche le gare culturali, artistiche e sportive per gli universitari e littori erano i relativi vincitori. Insomma, il Fascio Littorio influenzò per decine di anni la vita degli italiani del XIX secolo attraverso la propaganda di Mussolini.

L’ascia

Fu fatto proprio dal fascismo oltre che il fascio littorio anche il simbolo dell’ascia che secondo Wirth risalirebbe al mito solare addirittura della civiltà dei dolmen: al solstizio d’inverno infatti veniva affiancata l’ascia, un simbolo fondamentale che simboleggia il dio-anno o ‘’dio-ascia’’. A questo segno solare si connette altresì un significato eroico e guerriero: con folgore e ascia bicuspide il dio Merodak combatte il mostro del caos Tiamat.

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Sintesi

Filosofia

Immanuel Kant; Georg Wilhelm Friedrich Hegel; Arthur Schopenhauer; Friedrich Nietzsche

Storia dell'arte

Gian Lorenzo Bernini (La fontana dei quattro fiumi)

Italiano

Italo Calvino (La trilogia degli antenati)

Latino

Apuleio (L'asino d'oro)

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