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I 7 peccati capitali

Liceo scientifico “L. Cambi”

Esame di maturità

a.s. 2012/2013

Tommaso Mazzola

Present

Classe 5C azione

Nella società moderna, spesso l’uomo si sente protagonista del mondo, invincibile, non accorgendosi che in realtà è solo una pedina nelle mani di chi non ha intenzione di perdere e di condurre il suo gioco, di chi tende a guardare gli altri prima di se stesso, puntando il dito, accusando e condannando senza diritto di appello; il peccato nasce, allora, dalle convinzioni sbagliate che l’essere umano considera ed accetta come giuste.

Se ci si riflette un po’, ci accorgeremo tutti che almeno una volta abbiamo peccato nel sentirci non adatti né preparati al ritmo incessante che la vita impone, nel non saper resistere a quel dolce che sembra chiamarci da dietro una vetrina, nel restare impigliati nella trappola dei piaceri del corpo. A tutti sarà capitato di invidiare qualcuno non per quello che l’altro possiede, ma nel non avere ciò che l’altro ha e quante volte ci siamo sentiti superiori senza renderci conto che nessuno è inferiore; quanti non hanno mai perso il controllo lasciando spazio alla rabbia o hanno preferito tenere chiuso il portafogli… Beh, siamo tutti vittime o carnefici dei sette peccati capitali, ma per noi peccare è diventata quotidianità, abitudine e non ci facciamo caso né tanto meno poi l’ammettiamo!

A scuola, durante le lezioni ho imparato a conoscere gli autori o i fenomeni e attraverso quelle pagine, che altri hanno scritto per te, per essere studiati, apprezzati o criticati, mi sono reso conto che, al di là di ogni parola o di qualche azione che ancora si ricorda, si cela un uomo che pecca! Questo è il caso di D’Annunzio e la lussuria, Schopenhauer e l’accidia, Hitler e la superbia sanguinaria, i versi di Dante sull’invidia, i pensieri di Dickens sull’avarizia, gli effetti della gola in Botero o l’ira dei fenomeni vulcanici.

I sette peccati capitali

Lussuria: abbandono smodato ai piaceri

La lussuria viene considerata in modo esaustivo dal poeta G. D’Annunzio come sinonimo di piacere, anzi di piaceri: tutti quelli che egli concesse alla sua insopprimibile necessità di delizie. Il poeta ricercò ed assaporò tutti gli aspetti euforici della vita utilizzando ogni mezzo: la “lussuria belluina” (sensualità sfrenata), il “piacere perverso” e la “immaginazione impura”. Il solo modo che conosceva per placare le voglie imperiose della carne, era quello di abbandonarsi alla “sensualità fuor dai sensi”, perché solo “dopo una lunga voluttà occulta, dopo la malvagia ebbrezza, il corpo è come alleviato”.

Infatti D’Annunzio incarnò perfettamente il modello del Dandy, persona stravagante, raffinata, disponibile a tutte le esperienze di piacere che intende percorrere e dominare senza indugi morali e con il solo obiettivo di assaporare tutte le esperienze più originali. La lussuria, intesa soprattutto come istinto sessuale, viene considerata dal poeta come nutrimento intellettuale tanto da affermare “non temo di guardare nel più profondo di me per riscoprire come, dall’ingombro carnale, come dalla bestialità indomita, come dalla turbolenza sanguigna, si esalino le aure divine del mio spirito”.

Il tentativo più eclatante di tradurre in parole la sua propensione per una libidine carnale è presente nel Piacere; in cui il poeta rivela la lussuria, come ricerca della bellezza, come prototipo di una donna affascinante e sfuggente, espressione di ciò che può ammaliare. Infatti D’Annunzio esprime attraverso il protagonista tutto il suo ardore in quanto quest’ultimo raffigura il simbolo dell’esternazione sensuale che sfocia nella lussuria più estrema.

In Andrea Sperelli, essendo l’incarnazione di ciò che l’autore avrebbe voluto essere, proietta tutte le esperienze e i suoi sogni più sensuali. Il giovane, quindi, diviene ‘’il rappresentante della tendenza estetica, per cui l’arte si trasforma in oggetto di culto e la vita stessa si risolve in essa”; dove la ricerca del bello come unico valore e l’indifferenza per ogni convezione etica, il disprezzo dei valori borghesi lo aiuta per acuire, estremizzare la voluttà dei suoi impulsi di delizia.

D’Annunzio, presentando Sperelli come un esasperato ricercatore dei più raffinati piaceri, sintentizza perfettamente la figura dell’esteta che riesce ad imprimere ed a cogliere in tutti i vari aspetti della dimensione umana il proprio gusto estetico, per renderli unici ed inimitabili.

Pertanto il poeta nella lussuria dei sensi acuita da quella dell’intelletto (che si esalta nella sensibilità erotica e perversa) ritrova l’unica aspirazione della propria vita, tramutandosi in un vero ‘’animale di lusso’’ per il quale ‘’il superfluo è necessario come il respiro’’.

Accidia: disinteresse per il presente e mancanza di prospettive per il futuro

L’accidia, ’il male di vivere’’, è l’avversione all’operare, mista a noia ed indifferenza. Già nell’antica Grecia il termine acedia indicava lo stato inerte della mancanza di dolore, la tristezza e quindi la malinconia. Il termine fu ripreso poi in età medievale ad indicare il torpore malinconico e l’inerzia che colpiva coloro che erano dediti alla vita contemplativa.

Il significato del termine accidia è, inoltre, presente anche nelle religioni orientali le quali lo identificano come un demone meridiano in grado di paralizzare l’anima. Pertanto l’accidioso è colui che si sente spento fin da quando apre gli occhi al mattino. Tutto gli pesa.

Dentro ad un animo pervaso dall’accidia manca qualcosa che lo faccia sentire vivo, interessato e disponibile. Sintetizzando l’accidia è tendenzialmente la mancanza di passione per la vita.

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Sintesi

Introduzione: i sette peccati capitali - tesina

Nella mia tesina analizzo i sette peccati capitali. Nella società moderna, spesso l’uomo si sente protagonista del mondo, invincibile, non accorgendosi che in realtà è solo una pedina nelle mani di chi non ha intenzione di perdere e di condurre il suo gioco, di chi tende a guardare gli altri prima di se stesso, puntando il dito, accusando e condannando senza diritto di appello; il peccato nasce allora dalle convinzioni sbagliate che l’essere umano considera ed accetta come giuste.

Se ci si riflette un po’, ci accorgeremo tutti che almeno una volta abbiamo peccato nel sentirci non adatti né preparati al ritmo incessante che la vita impone, nel non saper resistere a quel dolce che sembra chiamarci da dietro una vetrina, nel restare impigliati nella trappola dei piaceri del corpo. A tutti sarà capitato di invidiare qualcuno non per quello che l’altro possiede, ma nel non avere ciò che l’altro ha e quante volte ci siamo sentiti superiori senza renderci conto che nessuno è inferiore; quanti non hanno mai perso il controllo lasciando spazio alla rabbia o hanno preferito tenere chiuso il portafogli… Beh, siamo tutti vittime o carnefici dei sette peccati capitali, ma per noi peccare è diventata quotidianità, abitudine e non ci facciamo caso né tanto meno poi l’ammettiamo.

A scuola, durante le lezioni ho imparato a conoscere gli autori o i fenomeni e attraverso quelle pagine che altri hanno scritto per te, per essere studiati, apprezzati o criticati, mi sono reso conto che, al di là di ogni parola o di qualche azione che ancora si ricorda, si cela un uomo che pecca. Questo è il caso di D’Annunzio e la lussuria, Schopenhauer e l’accidia, Hitler e la superbia sanguinaria, i versi di Dante sull’invidia, i pensieri di Dickens sull’avarizia, gli effetti della gola in Botero o l’ira dei fenomeni vulcanici. La mia tesina quindi permette vari collegamenti interdisciplinari.

Collegamenti

I sette peccati capitali - tesina

  • Italiano - D'Annunzio e il Piacere.
  • Storia - Adolf Hitler.
  • Filosofia - Schopenhauer.
  • Inglese - Scrooge in A Christmas Carol.
  • Italiano - Purgatorio di Dante Alighieri.
  • Geografia astronomica - Fenomeni vulcanici.
  • Storia dell'arte - Botero.
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