Istituto di Istruzione Superiore
"Cristoforo Marzoli"
Palazzolo sull’Oglio (BS)
La scrittura può combattere il fantasma del panico
La penna è più potente della spada. (Edward Bulwer-Lytton)
Barbara Piovanelli V C
Liceo scientifico tradizionale
A.s. 2010/2011
A mia madre, compagna di viaggio, di scacchi e successi
Alla mia cara Dott.ssa Maria Cristina Volpi
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Introduzione
La scelta di elaborare una tesina sugli attacchi di panico è nata dalla mia esperienza. Per due anni, coincidenti con la terza e la quarta liceo, ho sofferto di forti attacchi di panico che mi hanno fatto perdere la fiducia in me stessa, nelle mia capacità mentali e fisiche e costretto a nascondermi, a rinchiudermi nella mia stanza.
Oggi gli attacchi di panico colpiscono il 30% dei giovani e sono tutti casi diversi, dalla normale ansia pre-esami alla vera e propria patologia. Ho rifiutato la terapia farmaceutica, secondo me inutile e degradante, mi sono affidata, invece, alla terapia psicologica e alla mia passione per la scrittura.
Una serie di strumenti fornitomi dalla Dottoressa Cristina Volpi, che mi sento in dovere di ringraziare, e la mia forza di volontà mi hanno salvato. Chi soffre di attacchi di panico si sente incapace di affrontare la vita, li descrive come sconvolgenti, terribili, devastanti: si ha paura di perdere il controllo di emozioni e comportamenti, di impazzire, di morire.
La realtà è falsata. I suoni, le voci, i colori, la luce diventano insopportabili. È una tempesta chimica, biologica, neurovegetativa. Esaurita la fase acuta dell’attacco si entra nella fase post critica: ci si sente ancora profondamente provati ed esausti e si avverte un forte bisogno di dormire per recuperare la forze perdute, ma al risveglio riaffiora la sensazione di precarietà e l’angoscia.
Così compare la “paura di aver paura”. I primi attacchi di panico irrompono nella vita inaspettatamente. Colpiscono in un momento di apparente tranquillità, senza alcuna circostanza che possa giustificarne l’insorgenza.
Col tempo tutto diventa fonte di preoccupazione e di pessimismo circa la possibilità di agire liberamente, perché in agguato c’è sempre lui, il panico, pronto a colpire nelle situazioni più disparate.
Voglio dire a tutti quelli che, come me, hanno vissuto o stanno vivendo la tragedia del panico, di non scoraggiarsi, di non farsi schiacciare dal fantasma della paura perché si può vincere. Io potrei addirittura affermare di essere rinata, di aver ricominciato a vivere. Bastano carta, penna e una grande forza di volontà.
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Indice
Capitolo primo – Come, quando, perché il panico?
1.1 Sintomatologia
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1.2 Le cause
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Capitolo secondo - Le cure
2.1 Gli psicofarmaci
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2.2 I fiori di Bach
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2.3 La scrittura
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Capitolo terzo - Letteratura e panico
3.1 Lucrezio e l’ansia
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3.2 Il caso di Italo Svevo
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-Articolo: Tutti aggrappati alla coperta di Linus
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-Bibliografia
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-Informazione sociale
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Capitolo primo
Quando, come, perché il panico?
1.1 La sintomatologia
I sintomi di un attacco di panico appaiono improvvisamente, senza alcuna causa apparente. Possono includere:
Sintomi che mimano un infarto cardiaco
- Aumento della frequenza cardiaca
- Fitte al cuore
Sintomi che mimano problemi respiratori
- Difficoltà di respirazione, sensazione di non riuscire ad inalare aria a sufficienza
- Paura di soffocare
Sintomi che mimano problemi neurologici
- Stordimento
- Confusione
- Paura di impazzire o di perdere il controllo della propria mente
- Terrore quasi paralizzante
Paura di morire nel momento
Sintomi che mimano problemi neurovegetativi
- Tremori leggeri
- Tremori a scatti
- Sudorazione
- Vampate di calore
- Senso di freddo improvviso agli arti o alle mani e ai piedi
- Torpore o formicolio alle dita delle mani o dei piedi
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A proposito della paura di morire nel momento, sintomo che mima un problema neurologico, il poeta John Keats scrive che:
Testo originale
When I have fears that I may cease to be
Before my pen has glean'd my teeming brain,
Before high-piled books, in charactery,
Hold like rich garners the full ripen'd grain;
When I behold, upon the night's starr'd face,
Huge cloudy symbols of a high romance,
And think that I may never live to trace
Their shadows, with the magic hand of chance;
And when I feel, fair creature of an hour,
That I shall never look upon thee more,
Never have relish in the faery power
Of unreflecting love;--then on the shore
Of the wide world I stand alone, and think
Till love and fame to nothingness do sink
Traduzione italiana
Quando ho paura che io possa cessar di esistere prima che la mia penna abbia spigolato il mio fertile cervello,
tenuto come i ricchi granai pieni di grano maturo;
Quando vedo sul viso della notte stellata, immense nuvole simboli di una grande storia e penso che non potrò mai vivere per rintracciarne le ombre con la magica mano del caso;
E quando sento, bella creatura di un’ora! che non ti guarderò mai più, e che non avrò mai l’immensa gioia del favoloso potere di un amore folle! – Allora sulla riva del vasto mondo rimango da solo, e penso finché l’amore e la fama affondano nel nulla.
John Keats (1795–1821). The Poetical Works of John Keats. 1884.
This poem was sent in a letter to John Hamilton Reynolds, dated 31 January 1818. It was first published in Richard Monckton Milnes' 1848 biography of Keats. It has since become one of the poet's most famous compositions.
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This poem expresses concerns that run through his poetry and his letters, fame, love and time. Keats was conscious of needing time to write his poetry.
This poem falls into three major groups:
- His fear of dying young (lines 1-12)
- His fears that he will not fulfill himself as a writer (lines 1-8)
- His fear that he will lose his beloved (lines 9-12)
Fig.1 Grafico rappresentante il rapporto tra le coordinate ansia-tempo
Questo grafico rappresenta la normale tensione muscolare durante un attacco. Come è visibile il livello d’ansia ha un picco ai dieci minuti, che raggiunge molto velocemente, ma ci vorranno parecchie ore prima che sparisca completamente.
1.2 Le cause
Ricercare la cause della DAP (desease of panic attac) è una perdita di tempo, non perché esse siano sconosciute o poco affidabili, ma perché anche se svelate non contribuiranno al miglioramento della situazione del paziente.
Ad esempio quando si rompe un orologio, ci si può chiedere il perché esso sia stato rotto ma di certo non è la conoscenza dei dettagli dell’accaduto ad aiutare a ricostruirlo tale e quale a prima.
Si ottiene solo che l’evitare tutte quelle situazioni potenzialmente ansiogene divenga la modalità prevalente per la fuga e l’individuo divenga schiavo del suo disturbo, costringendo i familiari a non lasciarlo mai solo e ad accompagnarlo ovunque perché frustrato dalla “paura della paura”.
Ci si trova così invischiati in un tremendo circolo vizioso. Piuttosto occorre riconoscere con umiltà la propria condizione di disagio,
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cercare un appiglio al quale reggersi durante la cura e sperare in un po’ di fortuna.
Fig.2 Circolo vizioso
Già nei primi decenni del 1800, Kierkegaard scriveva:
“L’uomo non è predeterminato, ma è ciò che sceglie di essere; tutto è egualmente possibile ed è questo il suo lato terribile. L’indefinizione genera angoscia per la paura di peccare, di scegliere male. La possibilità di scegliere paralizza e inquieta e se l’uomo sceglie di non scegliere ha una colpa che lo porta alla disperazione, un eterno morire.”
La scelta di Kierkegaard implicava il passaggio dalla vita estetica a quella etica e infine alla religiosa. L’uomo può fare uno stadio solo, due oppure tre. Ma tra uno stadio e l’altro c’è un abisso, perché ognuno di questi stadi ha una forma a sé.
Diario di un seduttore
- Vita estetica = figura del Don Giovanni
- Vita etica = figura del marito, padre, cittadino
- Vita religiosa = figura di Abramo
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La scelta della vita religiosa è al tempo stesso l’ideale ma la più dolorosa.
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- Italiano: Italo Svevo (La salute di Augusta)
- Botanica: Rock Rose (fiore num. 26)
- Inglese: John Keats (When I have fears that I may cease to be)
- Filosofia: Soren Kierkegaard
- Latino: Lucrezio
- Storia dell'Arte: Edvard Munch